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Scritto da Carmen Federico
Cronaca
03 Giugno 2026

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C'è un momento, nelle grandi ricorrenze, in cui la storia smette di essere una data sul calendario e diventa qualcosa che si sente. Lo si è capito il 2 giugno scorso in piazza Aranci, quando Massa Carrara ha celebrato gli ottant'anni della Repubblica italiana con una cerimonia che ha saputo fondere solennità istituzionale, emozione civica e la freschezza disarmante dei giovani. In tutto il Paese la giornata aveva assunto un rilievo speciale. A Roma il Presidente Sergio Mattarella aveva deposto una corona d'alloro al Milite Ignoto, mentre ai Fori Imperiali la tradizionale parata scorreva davanti alle più alte cariche dello Stato — la premier Giorgia Meloni, i presidenti delle Camere, il presidente della Corte Costituzionale — aperta da circa 280 sindaci e amministratori con la fascia tricolore, volti concreti di quei tremila Comuni che ogni giorno danno carne e voce alla Repubblica nei propri territori. Le Frecce Tricolori avevano attraversato il cielo di Roma lasciando la loro scia verde, bianca e rossa: un segno fugace e potente, come lo è la libertà. Ma la Repubblica non si celebra solo nella Capitale. Si celebra anche in una piazza di provincia, quando una città intera decide di esserci.

Musica, danza, bandiere e il futuro che prende parola

Nel corso dei discorsi ufficiali, delle onorificenze e dei protocolli istituzionali, è stata la bellezza a prendere la parola in piazza Aranci. Gli studenti del Liceo Francesco Palma di Massa hanno portato la musica con quella naturalezza un po' timida e un po' orgogliosa che hanno solo i ragazzi quando sanno di fare qualcosa che conta davvero. Il coro e l'ensemble strumentale hanno eseguito brani del repertorio patriottico e classico, riempiendo la piazza di suoni che sembravano venire da lontano — da un'Italia che si era appena rialzata in piedi — eppure risuonavano perfettamente nel presente. Nelle loro voci c'era qualcosa di commovente: la consapevolezza, forse ancora inconscia, di essere loro stessi il futuro di cui la Repubblica ha bisogno. Poi è arrivata la danza. Le allieve della Ritmica di Massa, guidate con passione dalla professoressa Tiziana Venè e dalla figlia Francesca Biagini, hanno animato la piazza con coreografie di rara eleganza. Corpi giovani e leggeri che si muovevano all'unisono, nastri colorati che disegnavano nell'aria traiettorie di grazia e armonia. Non era semplice esibizione: era un racconto per immagini in movimento, una metafora viva di quella coesione che le istituzioni cercano nelle parole e che queste ragazze esprimevano con il corpo, con gli occhi, con ogni gesto studiato e sentito. A completare il quadro di una festa che aveva deciso di essere anche spettacolo, gli sbandieratori di Fivizzano hanno regalato alla piazza uno dei momenti più magici della giornata. Le loro bandiere sono volate nell'aria con una precisione e una grazia quasi ipnotica, dipingendo nell'azzurro di giugno figure e traiettorie che sembravano sospese tra il passato e il presente. Un'arte antica, tramandata di generazione in generazione, che in piazza Aranci ha ritrovato tutta la sua forza simbolica: il tricolore che volteggia, si piega, si alza e torna — come la Repubblica stessa, capace di resistere e rinnovarsi. Più di un adulto in platea ha trattenuto il fiato. Qualcuno ha trattenuto anche le lacrime.

Il Prefetto: "Siamo sovrani, non sudditi"

Con questo clima caldo nel cuore, le autorità civili, militari e religiose — fra cui il vescovo fra Mario Vaccari — hanno dato avvio alla parte istituzionale della cerimonia. Il Prefetto Gaetano Cupello ha pronunciato un discorso che ha saputo toccare le corde più profonde del senso civico, senza mai scivolare nella retorica. Ha ricordato che l'Italia, uscita devastata dal secondo conflitto mondiale, seppe scegliere con lucidità il proprio destino: il 2 giugno 1946 i cittadini italiani votarono per essere sovrani, non sudditi. Da quella scelta nacque la Costituzione repubblicana, l'architettura sapiente che ha permesso al Paese di risollevarsi e ritrovare un posto dignitoso tra le grandi nazioni del mondo. La Repubblica, ha detto Cupello, non è un'astrazione giuridica né una struttura lontana. È qualcosa di vivo e concreto, che si costruisce ogni giorno nell'esercizio dei diritti e nell'adempimento dei doveri. È il cemento che tiene insieme le istituzioni, quando queste sanno davvero fare squadra nell'interesse del bene comune — e a Massa Carrara, ha sottolineato il Prefetto, quel lavoro di squadra si fa ogni giorno, nei tavoli prefettizi, con i corpi intermedi, i sindacati, le associazioni.

La ferita di aprile e la forza di una comunità

Non poteva mancare un pensiero per la ferita ancora aperta del 12 aprile scorso, quando Massa fu sconvolta dall'omicidio di Giacomo Bongiorni, ucciso a pochi passi dal Comune. Il Prefetto ne ha parlato con parole misurate ma cariche di significato. Quella tragedia aveva colpito la città nel profondo. Eppure la risposta della comunità era stata immediata e inequivocabile: una marcia silenziosa, commossa, straordinariamente partecipata, in cui Massa aveva detto no alla violenza con la forza quieta e irresistibile della dignità collettiva. Un gesto civile, ha sottolineato Cupello, che vale più di mille proclami. Anche questo, ha concluso, è essere Repubblica: saper isolare il cancro della violenza e stringersi attorno ai valori del rispetto e della legalità. Un riconoscimento sentito è andato poi a tutti coloro che la Repubblica la servono nell'ombra, ogni giorno, spesso senza riconoscimento: le forze dell'ordine, la magistratura, i medici e il personale sanitario, gli insegnanti, i volontari della Protezione civile, i funzionari pubblici. Esattamente le stesse figure che il claim nazionale di quest'anno — "Ottant'anni di Repubblica, ottant'anni al servizio del Paese" — ha voluto onorare, riconoscendo in loro la spina dorsale silenziosa della democrazia italiana.

Le onorificenze: i volti del merito apuano

La cerimonia si è conclusa con la consegna delle onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, assegnate a undici cittadini della provincia che con il loro impegno hanno contribuito concretamente al bene comune. Insignito del prestigioso grado di Ufficiale Dino Gerini. Hanno invece ricevuto il titolo di Cavaliere: Pierlio Baratta, Massimo Barbieri, Renzo Bellotti, Sergio Bologna, Giorgio Gronchi, Francesco Lorieri, Daniela Marzano, Michelangelo Pieroni e Andrea Corbani. Tra i premiati figura anche il dottor Antonio Dulvi Corcione, capo della Squadra Mobile della Questura di Massa-Carrara, riconosciuto per il servizio svolto con dedizione nell'attività istituzionale a tutela della comunità. Nomi diversi, storie diverse, percorsi diversi. Ma un'unica cosa in comune: l'aver scelto, ogni giorno, di essere mattoncini di quella grande casa comune che chiamiamo Repubblica. Come ha detto il Prefetto Cupello, siamo tutti responsabili di tenerla in piedi. E a giudicare dalla piazza di ieri — dalle note dei ragazzi del Palma, dalle coreografie delle giovani atlete della Ritmica, dal volo magico delle bandiere di Fivizzano, dagli occhi lucidi di chi ascoltava in silenzio — Massa Carrara sembra saperlo bene.

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