Politica
Fantozzi e Lavorini (FDI): “La Regione Toscana deve ripristinare il contributo annuale per le famiglie con figli minori gravemente disabili, un problema per tante famiglie di Massa-Carrara e di tutta la Toscana”
Firenze, 9 ottobre 2026 – “Dopo qualche settimana dalla presentazione di una mozione presentata sul tema, rinnoviamo la richiesta che la Regione Toscana torni a erogare…

Dalla logistica alla cantieristica, fino al turismo: come la mappa del P.R.P. disegna il futuro dello scalo apuano secondo Ilari presidente di Aisop
MARINA DI CARRARA – L'analisi delle tavole grafiche del Piano Regolatore Portuale (P.R.P.) offre una visione dettagliata di come si intenda riorganizzare lo scalo di Marina di…

«Case Sen: stop agli sfratti e si assegnino gli alloggi sfitti»: le richieste dell’amministrazione alla proprietà
«Come amministrazione stiamo seguendo da vicino l'evolversi della situazione degli immobili Sen di Avenza ormai da diversi mesi – spiega il vicesindaco e assessore alla Casa…

Nuovi fondi in arrivo al comune di Carrara per il sostegno ai servizi dedicati alla prima infanzia
Un cospicuo stanziamento pari a quasi 174 mila euro è stato ottenuto dal Comune di Carrara che ha partecipato al bando "Nidi di qualità". Con i…

"Politici nullafacenti": i vertici di Libertà e Diritti criticano Benedetti e Guadagnucci
Mauro Rivieri, Gianluca Brunetti e Mario Cipollini di Libertà e Diritti hanno criticato le dichiarazioni di Benedetti e Guadagnucci di Futuro Nazionale"Leggere l'intervento di Guadagnucci e…

Corso universitario al CarMi: "I primi numeri fanno già discutere" il commento del consigliere Mirabella
Anche il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella ha mostrato molte perplessità sul nuovo corso di laurea in partenza al CarMi: "In Consiglio comunale nella giornata…

Gare per le concessioni balneari e piano dell'arenile a Marina di Carrara: l’analisi del consigliere Mirabella
La Regione Toscana difende l'autonomia dei Comuni e i piani approvati, ma l'amministrazione Arrighi rischia di andare a gara a Marina di Carrara senza una pianificazione…

Legge elettorale, il Senato dà il suo sì: premio al 42 per cento, tornano le preferenze ma i capilista restano bloccati
Roma, 15 settembre 2026. Palazzo Madama ha approvato la riforma elettorale con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti. Il testo è stato modificato rispetto…

Un milione di euro in investimenti per il progetto del corso universitario al CarMi per una decina di studenti: "Ennesimo pasticcio gigantesco del sindaco Arrighi" la critica del consigliere 5S Martinelli
'Ennesimo gigantesco pasticcio del sindaco Arrighi: così il consigliere del Movimento 5 Stelle Matteo Martinelli ha definito la delibera di ratifica della convenzione con l'Università…

"50 famiglie rischiano la casa e le istituzioni tacciono": il comitato inquilini SEN rompe il silenzio dopo dieci mesi senza soluzioni
Dopo lettere, PEC, accorati appelli rimasti inascoltati, incontri in Comune senza una soluzione concreta e ripetute comunicazioni alla Prefettura e alla sindaca, gli inquilini degli immobili…

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“Le biblioteche non sono un mondo magico sono un vero e proprio fallimento, un’illusione”. Lo afferma il consigliere comunale della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: “L’assessore alla cultura Gea Dazzi – fedelissima del sindaco Arrighi e figura di spicco di un Partito Democratico ormai in evidente affanno politico e culturale – oggi sulla stampa tenta di spacciare per successo quello che è in realtà l'e'nnesimo segnale del fallimento dell’amministrazione. Si parla di “riorganizzazione” e “ampliamento dei servizi” per la biblioteca di Marina, ma si tratta solo di un maquillage amministrativo per nascondere un problema strutturale che il PD governa da anni senza alcuna strategia. Non c’è personale sufficiente, non c’è visione, non c’è investimento vero. Si gioca a spostare le pedine, come se i cittadini non se ne accorgessero. Il caso della biblioteca di Carrara è emblematico: un edificio vasto, potenzialmente ricco di opportunità, che resta però intrappolato nella logica del minimo sindacale, con servizi offerti a macchia di leopardo, eventi sporadici, e una gestione più preoccupata di difendere le apparenze che di garantire un accesso reale e moderno alla cultura. Eppure, dalla Dazzi – che pare dare voce passivamente ad una linea imposta dall’alto – arriva solo un entusiasmo fuori luogo, figlio di un PD incapace di leggere la realtà e pronto a celebrare la mediocrità come fosse progresso. Sulle sedi periferiche, poi, il quadro è desolante. A Marina, dopo l’esternalizzazione voluta proprio da questa amministrazione per “migliorare i servizi”, ci si ritrova con una biblioteca ridotta al minimo, buona solo per il prestito locale. Niente rete interbibliotecaria, niente supporto alla ricerca, niente reale supporto agli utenti. Ad Avenza, in una zona della città sistematicamente ignorata dalla giunta Arrighi, si lascia marcire una biblioteca inserita in un contesto degradato, senza nemmeno il tentativo di rilanciarla come presidio civico e culturale. Altro che “riorganizzazione”: qui siamo di fronte a un vero e proprio smantellamento silenzioso della cultura pubblica, uno dei pilastri di qualsiasi città che voglia definirsi civile. In molte realtà italiane, le biblioteche sono spazi di rigenerazione urbana, luoghi vivi, hub culturali e sociali. A Carrara, invece, sotto la guida del PD e di un’assessore Dazzi che ha rinunciato da tempo a qualunque idea di progettualità, ci accontentiamo di sale lettura aperte a singhiozzo e servizi tagliati. L’impressione è chiara: questa amministrazione non crede nella cultura, la tollera a fatica, la considera un costo da minimizzare. E il Partito Democratico, pur di difendere le proprie poltrone e posizioni, continua a svendere anche l’essenziale. La rete bibliotecaria è una infrastruttura strategica per il benessere di una comunità. Qui la si sta abbandonando lentamente, ma inesorabilmente. E noi non ci voltiamo dall’altra parte.
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Firenze, 9 ottobre 2026 – “Dopo qualche settimana dalla presentazione di una mozione presentata sul tema, rinnoviamo la richiesta che la Regione Toscana torni a erogare il contributo annuale alle famiglie con figli minori con disabilità grave.Anche negli ultimi giorni, alcune famiglie ci hanno contattato sull’argomento. La mozione è stata appunto presentata per porre all’attenzione del Consiglio Regionale e della Giunta Regionale un tema molto importante, che coinvolge una parte della popolazione della Toscana e che sulla provincia di Massa-Carrara vede molte famiglie in difficoltà, che hanno esigenza di ricevere assistenza e contributi continui e adeguati alle necessità che devono fronteggiare.Non si tratta di istituire una nuova forma assistenziale, ma di ripristinare una norma di buonsenso che inspiegabilmente è stata sospesa.Infatti, le famiglie che hanno al loro interno figli minori con gravi forme di disabilità sono state private del contributo che veniva giustamente erogato loro per fare fronte alle spese e integrare i mancati guadagni che l’assistenza a questi membri della famiglia fatalmente comporta.Questa misura una tantum era stata istituita per l’anno 2023 e non confermata dalla Giunta Regionale in quelli successivi, senza una chiara motivazione. Tutto questo ha creato per le famiglie una situazione critica di discontinuità che si è certamente ripercossa nel bilancio famigliare e, soprattutto, nel mantenimento di adeguati livelli di assistenza e nella qualità dell’assistenza dei minori portatori di handicap che rientrano nelle piuttosto rigide maglie della normativa vigente, che individua in modo dettagliato chi rientra nei parametri che consentono l’erogazione del contributo.Con la mozione chiediamo quindi che questi contributi vengano ripristinati nel primo esercizio finanziario utile e, in prospettiva, diventino un contributo strutturale per tutte le famiglie di Massa-Carrara e della Toscana che si trovano in queste difficili condizioni”, sostengono Vittorio Fantozzi, Consigliere Regionale di Fratelli d’Italia e Sara Lavorini, Responsabile Dipartimento Sociale e Famiglia FDI Toscana.
«Così la Regione ci ha tolto anche il contributo per nostro figlio disabile: ora siamo invisibili»
MASSA. Ci sono battaglie quotidiane che non fanno rumore, combattute tra le pareti di casa, lontano dai riflettori della politica e dai bilanci regionali. Sono le storie delle famiglie apuane che convivono ogni giorno con la disabilità, dove l'assistenza non è una scelta, ma una devozione costante e totalizzante.
A raccontare questa realtà è un padre di Massa — di cui non pubblichiamo le generalità per motivi legati alla tutela della privacy del figlio minore — che dà voce al dolore e alla frustrazione della propria famiglia.
«Uno dei nostri figli ha una patologia congenita e, fin dalla nascita, ha avuto bisogno di una presenza continua, 24 ore su 24», spiega l'uomo. Una condizione che stravolge l'organizzazione quotidiana e costringe a sacrifici enormi: «Mia moglie si è presa cura di lui totalmente, rinunciando al proprio lavoro e diventando una caregiver a tempo pieno. Una figura fondamentale, eppure invisibile per le istituzioni».
A pesare, oggi, non è soltanto il carico quotidiano dell'assistenza, ma la sensazione improvvisa di essere stati dimenticati. Fino al 2023, la Regione Toscana erogava un contributo annuale di 700 euro una tantum — poco meno di 60 euro al mese — destinato alle famiglie con figli disabili. Un sostegno economico modesto, ma dal valore simbolico inestimabile. «Quel contributo era un piccolo segnale di vicinanza, una carezza da parte delle istituzioni che ci faceva sentire quantomeno considerati e non completamente soli».Poi, l'interruzione. Senza preavviso né grandi spiegazioni, se non quelle legate alle pieghe della legge di bilancio e a stringenti logiche di pura ragioneria. Da un anno all'altro, l'aiuto è svanito nel nulla, lasciando molte famiglie del territorio massese e toscano con un senso di abbandono ancora più profondo.«Come la nostra famiglia, tantissime altre si sono viste tagliare questo sostegno dall'oggi al domani. Oltre al peso della malattia, ciò che fa davvero male è la solitudine, il sentirsi trasparenti agli occhi di chi governa. E percepire che, per le istituzioni, stiamo crescendo dei cittadini di serie B rende tutto ancora più amaro».Per questo motivo, il genitore ha deciso di non restare in silenzio e ha già provveduto a segnalare la situazione agli esponenti politici locali: un atto ritenuto doveroso per portare la questione all'attenzione della giunta regionale, nella speranza che si riapra un dibattito sui tagli al welfare e sul mancato riconoscimento dei caregiver familiari. Alle famiglie non servono solo numeri e calcoli di bilancio: serve la certezza che le istituzioni non voltino le spalle a chi affronta ogni giorno un carico che dovrebbe essere sostenuto dall'intera comunità.
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«Come amministrazione stiamo seguendo da vicino l'evolversi della situazione degli immobili Sen di Avenza ormai da diversi mesi – spiega il vicesindaco e assessore alla Casa Roberta Crudeli -. Ho personalmente partecipato assieme alla sindaca Serena Arrighi, all'assessore al Bilancio Mario Lattanzi e con il supporto dei nostri uffici a numerosi incontri e riunioni tanto con gli inquilini che con Sen, al momento però non si è ancora arrivati a trovare un punto d'incontro. Si tratta, d'altronde, di una vicenda complessa che non a caso si trascina da oltre 15 anni senza che nessuno l'abbia mai risolta. Da parte nostra abbiamo avanzato precise richieste alla proprietà e queste non possono che partire dal blocco degli sfratti e dal fare chiarezza sui tanti alloggi ancora sfitti che, crediamo, dovrebbero essere assegnati al più presto vista la grande richiesta che c'è in città. Per quanto ci riguarda siamo determinati a portare a termine gli impegni che ci siamo presi da tempo e siamo sempre disponibili a nuovi incontri con tutti i soggetti coinvolti».
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Un cospicuo stanziamento pari a quasi 174 mila euro è stato ottenuto dal Comune di Carrara che ha partecipato al bando "Nidi di qualità". Con i nuovi fondi in arrivo sarà possibile realizzare investimenti a sostegno dei servizi dedicati alla prima infanzia. Si tratta di un avviso pubblico approvato dalla Regione Toscana e finalizzato al sostegno dell'accoglienza delle bambine e dei bambini nei servizi educativi per la prima infanzia (3-36 mesi) di qualità, per l'anno educativo 2026-2027. La misura è cofinanziata dal Programma regionale Fse+ 2021 -2027 e rientra nell'ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l'autonomia dei giovani.L'investimento sulla prima Infanzia rappresenta per la Regione Toscana un'area di attenzione particolarmente importante, coerentemente con quanto sostenuto della Commissione Europea che ha posto in essere, tramite il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), risorse finanziarie volte a favorire l'accoglienza delle bambine e dei bambini nei servizi educativi per la fascia di età 3-36 mesi.Il Comune, in linea con questo orientamento, ha aderito al bando regionale con l'obiettivo prioritario di consolidare il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in un'ottica di qualità e al fine di assicurare le migliori condizioni educative e di socializzazione per tutti.
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Anche il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella ha mostrato molte perplessità sul nuovo corso di laurea in partenza al CarMi: "In Consiglio comunale nella giornata di martedì 6 ottobre, sono stati approvati gli investimenti per dare definitivamente gambe al nuovo corso di laurea triennale dell'Università di Pisa in Ingegneria delle tecnologie digitali.Quando il Ministero dell'Università e della Ricerca, attraverso il procedimento di accreditamento, autorizza l'attivazione di un nuovo corso universitario e di una sede decentrata, l'obiettivo strategico dovrebbe essere quello di creare un hub capace di generare attrattività, indotto e valore formativo sul territorio.Partire con 10 soli iscritti non è semplicemente un dato aneddotico o una curiosità da social: è un dato che, a nostro parere, mette seriamente in discussione la valutazione preventiva della domanda potenziale. Aprire un corso universitario significa mobilitare docenti, personale tecnico-amministrativo, infrastrutture logistiche e risorse economiche. Garantire tutto questo per 10 studenti pone inevitabilmente un interrogativo sulla proporzione tra le risorse impegnate e il numero degli studenti effettivamente raggiunti, e sui criteri di efficienza e sostenibilità dell'operazione.
La responsabilità politica della giunta Arrighi sta proprio qui: nell'aver puntato fortemente su un progetto presentato come strategico per il territorio senza che, almeno alla luce dei primi numeri, siano state confermate le aspettative di attrattività e di risposta da parte degli studenti. Un progetto di questa portata avrebbe dovuto essere accompagnato da una riflessione altrettanto rigorosa sulla domanda effettiva, sulla capacità di attrarre giovani anche da fuori provincia e sul rapporto tra le risorse impegnate e i risultati concretamente raggiunti.Trasformare l'alta formazione in un obiettivo da rivendicare sul piano politico rischia di depotenziare l'idea stessa di Università, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un potenziale volano di sviluppo in un progetto che rischia di rimanere lontano dagli obiettivi di attrattività con cui è stato presentato.
La notizia è di quelle che fanno riflettere: Ingegneria alla Padula parte, secondo quanto emerso e riportato, con appena 10 iscritti. Non 80, non 40, ma una decina. Un dato che, se confermato, impone una riflessione sulla capacità del progetto di raggiungere gli obiettivi di attrattività e di risposta alla domanda studentesca che ne hanno accompagnato la nascita.
L'operazione, fortemente sostenuta dall'amministrazione Arrighi e presentata come una svolta per il territorio, deve oggi misurarsi con numeri iniziali che appaiono molto lontani dalle aspettative dichiarate. C'era una volta il sogno di fare di Carrara un polo universitario attrattivo, capace di intercettare i giovani e dare respiro al futuro del territorio. Oggi, davanti ai primi numeri, quel sogno rischia di assomigliare più a una promessa ancora tutta da dimostrare che a una svolta già realizzata.Con 10 matricole iniziali, è inevitabile interrogarsi sulla distanza tra le ambizioni dichiarate per il nuovo polo universitario e la risposta registrata nella sua prima fase di avvio.Mentre dalla Giunta Arrighi ci si aspetterebbe una riflessione sull'opportunità e sui costi di un'operazione del genere a fronte di questi numeri, resta il dato di un progetto che, almeno nella sua fase iniziale, appare molto lontano dalle aspettative dichiarate.Resta da capire quale valutazione la sindaca Arrighi intenda dare di questi primi numeri e se ritenga ancora adeguato il rapporto tra investimento sostenuto e risposta iniziale degli studenti.La vicenda si fa ancora più complessa e solleva interrogativi di natura politica, economica e culturale. Non siamo di fronte soltanto a un problema di numeri, ma anche alla necessità di valutare se l'impiego di risorse economiche e di spazi comunali sia proporzionato ai risultati iniziali del progetto.
Il piano portato avanti dall'amministrazione Arrighi per insediare il corso universitario, legato all'Ateneo di Pisa e sostenuto da importanti fondazioni e soggetti del territorio, prometteva di diventare un motore di innovazione, giustificando così l'investimento finanziario. Tuttavia, i costi materiali e immateriali di questo progetto iniziano a pesare sul bilancio della città. Infatti, in Consiglio la sindaca Arrighi aveva illustrato gli impegni del Comune di Carrara: "La messa a disposizione della struttura; la manutenzione ordinaria e straordinaria; il pagamento delle utenze; le pulizie; il servizio di portierato ed un contributo annuo di 75.000 euro".L'attivazione di un corso universitario comporta l'impiego di strutture, servizi, personale e risorse economiche, con un impegno finanziario che nel caso di Carrara coinvolge direttamente anche il bilancio comunale.Il punto più critico però riguarda il CARMI e non se ne è parlato: un'istituzione culturale nata grazie a importanti finanziamenti della Regione Toscana, la cui operatività e disponibilità degli spazi sono state compresse per fare posto alle aule e ai laboratori universitari.
Questo scenario evidenzia una sequenza di criticità strutturali:
• Spostamento delle priorità culturali: Sacrificare e comprimere uno spazio espositivo regionale per fare posto a un corso universitario che, almeno nella fase di avvio, registra un numero di iscritti molto inferiore alle aspettative iniziali significa mettere in discussione l'equilibrio tra l'offerta culturale cittadina e il ritorno formativo atteso dal nuovo progetto.
• Incompatibilità delle risorse: Gli investimenti e le risorse economiche destinate al progetto rischiano di tradursi in una spesa con un impatto strategico molto inferiore a quello annunciato, lasciando il dubbio che l'immagine del progetto abbia finora corso più velocemente dei suoi risultati concreti.
• Criticità nella programmazione: La scelta dell'amministrazione Arrighi solleva interrogativi sulla visione complessiva della programmazione, perché il perseguimento del "polo universitario" ha comportato una significativa riorganizzazione degli spazi culturali esistenti, senza che i primi numeri degli iscritti consentano ancora di verificare la sostenibilità e l'effettiva ricaduta del nuovo progetto.
Il caso di Ingegneria alla Padula si configura dunque come un classico esempio di corto circuito amministrativo: si comprimono spazi e funzioni di un presidio culturale esistente per fare posto a un'infrastruttura universitaria che, al momento dell'avvio, appare decisamente sovradimensionata rispetto al numero iniziale degli studenti. Ma a fronte di tutto ciò Arrighi elenca i finanziamenti del comune: 300.000 euro per l'impianto termico; 75.000 euro per l'anno 2026; 150.000 euro per l'acquisto degli arredi; 300.000 euro per le opere di manutenzione straordinaria; 25.620 euro per la connessione wi fi, 8.500 € per il contributo dei bus; 25.000 per le spese di gestione 2026; 75.000 euro per il contributo 2027; 75.000 euro per il contributo 2028; 80.000 euro per le spese di gestione 2027; 80.000 euro per le spese di gestione 2028; 90.000 euro per il completamento delle opere per la struttura; 110.000 euro per i lavori necessari sul parco di cui usufruirà anche l'università.Le somme già quantificate e riportate nel piano economico-finanziario e negli stanziamenti approvati ammontano, secondo la ricostruzione presentata in Consiglio, a circa 1,249 milioni di euro, mentre ulteriori somme relative alle annualità 2029 e 2030 dovranno essere stanziate successivamente.Parliamo quindi di circa 1 milione e 249 mila euro di risorse già quantificate. Dividendo questa cifra, puramente come dato matematico, per i 10 iscritti iniziali, si arriva a circa 124.912 euro per studente. Caspita, una cifra che, da sola, dovrebbe far riflettere sul rapporto tra le risorse impegnate e la risposta iniziale del progetto.E se quei 10 studenti non fossero neppure, almeno in parte, residenti a Carrara? È un interrogativo che sarebbe interessante poter chiarire, perché il progetto è stato presentato anche come strumento di attrazione e di ricaduta sul territorio".
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La Regione Toscana difende l'autonomia dei Comuni e i piani approvati, ma l'amministrazione Arrighi rischia di andare a gara a Marina di Carrara senza una pianificazione aggiornata, esponendo il litorale a probabili contenziosi e mettendo a rischio le imprese storiche del territorio.Di fronte alla scadenza ormai ravvicinata delle concessioni balneari, il dibattito sulle gare di evidenza pubblica previste dal quadro normativo europeo e nazionale sta accendendo un duro confronto istituzionale tra Regione Toscana, Governo ed enti locali. La posizione espressa dal Presidente Eugenio Giani e dall'Assessore al Turismo Leonardo Marras si fonda su un principio chiaro: tutelare la pianificazione già effettuata dai Comuni, garantendo il corretto equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere, il libero e gratuito accesso e transito verso la battigia attraverso i varchi necessari e l'autonomia programmatoria locale.Giani e Marras chiedono di "evitare che verifiche astratte e confronti tra territori diversi mettano in discussione le scelte già approvate", accompagnando le amministrazioni verso un quadro regionale omogeneo per evitare il rischio di paralisi delle procedure.La contraddizione emerge quando queste premesse si scontrano con la realtà amministrativa di Carrara, guidata dalla sindaca Serena Arrighi.
Il cortocircuito della Giunta Arrighi
Mentre la Regione chiede di blindare e rispettare i Piani di Utilizzazione dell'Arenile (PAA) approvati, la gestione del litorale a Marina di Carrara soffre di una contraddizione di fondo: il mancato aggiornamento del Piano dell'Arenile al passo con le nuove prescrizioni ambientali e di fruibilità pubblica. L'amministrazione Arrighi si trova così a gestire il rischio di avviare le procedure di evidenza pubblica e mettere a gara le concessioni storiche mentre il nuovo Piano dell'Arenile è ancora in fase di formazione. Il nodo delle criticità riguarda proprio il rapporto tra le procedure di evidenza pubblica e un Piano dell'Arenile ancora in fase di formazione.Incertezza per gli investimenti: Senza un PAA definitivamente approvato, i concorrenti che partecipano alle gare possono trovarsi a programmare gli investimenti senza avere un quadro pianificatorio definitivo sugli interventi e sulle opere future.Gestione dei varchi e spiagge libere: La Regione sottolinea che la pianificazione deve garantire il bilanciamento tra aree in concessione e varchi di libero accesso. Se il Comune mette a bando i lotti senza un piano aggiornato, si rischia di congelare situazioni preesistenti senza assicurare il corretto rapporto tra aree date in concessione e spiagge liberamente fruibili.Il rischio contenziosi: Mettere a bando i lotti balneari mentre il nuovo Piano dell'Arenile è ancora in fase di formazione potrebbe esporre le delibere comunali a ricorsi al TAR. I vecchi concessionari, i nuovi concorrenti ed eventualmente le associazioni di tutela ambientale potrebbero contestare i bandi sotto il profilo dell'istruttoria e del quadro pianificatorio.
Il rischio per le famiglie storiche del litorale:
Se le dimostranze di Giani e Marras sono dirette a Roma per chiedere regole certe che non smontino la programmazione locale, l'operato della Giunta Arrighi rischia di vanificare queste tutele sul campo, con possibili ricadute umane, sociali ed economiche che il ritardo nella pianificazione potrebbe produrre sul litorale.In questo quadro di incertezza, a mio parere, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere quelle famiglie che da tre o quattro generazioni, da nonno a nipote, custodiscono, investono e mandano avanti le imprese balneari del nostro litorale . Gestori storici che hanno contribuito per generazioni all'economia turistica della costa carrarese e che oggi rischiano di trovarsi esposti a una fase di forte incertezza: Istruttorie e rischio di possibili ricorsi al TAR: Procedere con le gare prima di aver completato l'aggiornamento del Piano dell'Arenile potrebbe alimentare contestazioni e contenziosi, proprio mentre la Regione chiede un quadro di regole chiaro e omogeneo. Il rischio potrebbe essere quello di un rallentamento, di una sospensione o di una contestazione delle procedure, lasciando le famiglie nell'incertezza.Perdita degli investimenti e tutela degli indennizzi: Senza un PAA definitivamente aggiornato che definisca con chiarezza lo stato di fatto, la regolarità delle opere e i vincoli di pianificazione, la valutazione degli investimenti e delle conseguenze economiche per chi dovesse perdere la concessione rischia di diventare più complessa e incerta.Criticità nella gestione del territorio: Il mancato aggiornamento del quadro comunale sui varchi, sugli indici di edificabilità e sull'accessibilità non solo può creare incertezza per i partecipanti alle gare, ma rischia di penalizzare proprio chi sul territorio ha investito con continuità, serietà e radicamento sociale. Ritengo che non si possano scaricare le conseguenze di una programmazione comunale ancora incompleta su chi vive e lavora sul litorale da una vita Mentre la Regione chiede tutele per l'autonomia dei Comuni e per i piani approvati, Carrara rincorre le scadenze attraverso provvedimenti amministrativi successivi, rischiando di mettere a repentaglio il futuro di decine di imprese familiari. L'amministrazione Arrighi fermi questa corsa al buio, completi gli strumenti di pianificazione necessari e tuteli il tessuto economico e turistico della nostra città prima che sia troppo tardi.
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Roma, 15 settembre 2026. Palazzo Madama ha approvato la riforma elettorale con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti. Il testo è stato modificato rispetto a quello licenziato dalla Camera in estate, quindi doveva tornare a Montecitorio per l'ultima lettura. L'ok definitivo è arrivato oggi, 8 ottobre.
𝗟𝗮 𝗻𝗼𝘃𝗶𝘁𝗮̀: 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗶𝗻 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 "𝘀𝗼𝗳𝘁". Il punto più discusso era la scelta degli eletti. Il Senato ha reintrodotto le preferenze, che a luglio erano state affossate a Montecitorio con un voto segreto. Il meccanismo è però ibrido. Ogni lista presenta sette nomi per collegio. Il primo, il capolista, lo decide il partito e non si può votare. Sugli altri sei l'elettore può indicare fino a tre preferenze. Se ne esprime più di una, devono riguardare persone di sesso diverso, altrimenti la seconda e la terza vengono annullate.
Le opposizioni hanno provato a cambiare questo impianto. Il loro subemendamento per eliminare i capilista bloccati e introdurre preferenze del tutto libere è stato respinto con 68 sì e 99 no. Il modello della maggioranza è passato con 97 sì, 67 no e due astenuti.
𝗜𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗼
Il sistema resta proporzionale. Scatta un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che supera il 42%, mentre sotto quella soglia il proporzionale resta puro. Il tetto massimo per il vincitore è di 220 deputati e 113 senatori, esclusa la circoscrizione Estero. La soglia di sbarramento è al 3%, con 6.000 firme per collegio, e restano le regole sul voto dei fuorisede.
𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗱𝘂𝘁𝗮 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘀𝘁𝗲
Poco prima del voto finale i senatori di Pd, M5s, Avs e Italia Viva hanno alzato cartelli gialli e rossi con la scritta "No alla legge truffa". Questo ha provocato la reazione del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Lo stesso La Russa ha poi definito il via libera un "grande passo avanti".
Nel dibattito Matteo Renzi ha detto che la legge è fatta per paura di perdere. Il capogruppo dem Francesco Boccia ha attaccato il premio, chiedendo quale idea di democrazia ci sia dietro a un 42% che vale 70 deputati e 35 senatori. Ha accusato anche il centrodestra di voler allontanare le donne dal Parlamento, perché per i capilista è stata tolta la quota di genere. Per il M5s le preferenze sono "farlocche": secondo le simulazioni citate dal Fatto Quotidiano, gran parte degli eletti sarebbe comunque formata dai capilista scelti dai partiti. Dal centrodestra Roberto Rosso (Forza Italia) ha definito il testo un punto di equilibrio serio e costituzionalmente sostenibile, mentre l'Udc ha festeggiato soprattutto per le preferenze.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼
Dopo il Senato la riforma è tornata alla Camera. Il governo ha posto tre questioni di fiducia, tutte superate. Oggi il voto finale a scrutinio segreto si è chiuso con 227 sì e 164 no, senza franchi tiratori.
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'Ennesimo gigantesco pasticcio del sindaco Arrighi: così il consigliere del Movimento 5 Stelle Matteo Martinelli ha definito la delibera di ratifica della convenzione con l'Università di Pisa, necessaria per l'avvio del corso di ingegneria nel nostro comune, presenta evidenti profili di illegittimità. "Questo fatto, sia chiaro, non è solo una nostra opinione - ha spiegato Martinelli - Lo stesso segretario comunale, a fronte delle nostre osservazioni mosse in Consiglio Comunale, ha dovuto ammettere che le critiche sono pertinenti e ha parlato di una situazione di illegittimità forzata. Il sindaco infatti, ha proposto al Consiglio una delibera che, ad essere buoni, viola in un colpo solo gli articoli 107, 183 e 184 del TUEL e gli articoli dal 37 al 43 nel nostro regolamento di contabilità. Il documento, in sintesi, attribuisce erroneamente al Consiglio, competenza sul procedimento di spesa e sull'organizzazione degli uffici che sono di pertinenza dei dirigenti e dei responsabili dei servizi. Emblematico è il fatto che le capogruppo dei partiti politici, PD e PRI, siano rimaste in imbarazzante silenzio durante tutta la discussione in Consiglio e che la delibera abbia fatto un solo passaggio in commissione bilancio, prima di essere posta frettolosamente in votazione. Non è la prima volta che, su atti molto importanti dal punto di vista economico e politico, viene portato in Consiglio in modo superficiale un documento pericolante, cercando di celarne le problematiche durante i passaggi in commissione. Era già successo anche pochi mesi fa con la norma salva imprese del lapideo, incredibilmente priva del necessario supporto motivazionale. Solo nell'ultimo anno, abbiamo contato almeno cinque delibere che presentavano profili di illegittimità. La situazione inizia ad essere molto pesante. Nel merito, rimangono enormi perplessità rispetto all'immobile scelto per accogliere la sede dei corsi. Il Carmi, posto nel Parco della Padula, presenta infatti criticità logistiche evidenti. Inoltre, il Comune si è accollato non solo tutti gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'immobile, ma anche le spese per utenze e portineria. Ad oggi, quindi, il Comune si è esposto per oltre 200.000 euro all'anno sulla spesa corrente e per circa un milione di euro per investimenti. Sottolineiamo che sono rimaste senza risposta le nostre domande sul numero di iscritti (pare solo 10 studenti) e in ordine all'evenienza che alcuni corsi si possano tenere in modalità online. Insomma siamo di fronte all'ennesimo esempio di cattiva amministrazione che rischia di dilapidare un progetto interessante per la città e che presenta palesi profili di illegittimità su un atto importante sia dal punto di vista sostanziale sia per l'impegno economico posto a carico dei cittadini".
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