Politica
Dopo la Palestina, tutti con Maduro: il consigliere regionale Lorenzetti e l'associazione Mycelium criticano l'attacco degli Usa in Venezuela
L'attacco americano in Venezuela - sicuramente discutibile, ma comunque rivolto contro una figura storicamenta liberticida - ha trovato subito in Italia il…

Strutture fatiscenti e cantieri fantasma: i consiglieri Bernardi e Manuel evidenziano la situazione del Monoblocco di Carrara
Parlano di bugie, di plateali prese in giro, di promesse che non vengono mantenute dall'Asl Toscana Nord Ovest ed anche dal sindaco di Carrara Serena Arrighi,…

Un ordine del giorno e un invito all'assessore regonale Barontini a fare un sopralluogo sulla costa apuana: l'erosione è un problema non rinviabile per il consigliere regionale di FdI Guidi
Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Guidi ha presentato al consiglio regionale un ordine del giorno sui finanziamenti per erosione e il Masterplan della costa…

Venezuela, Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega: "L'Europa smetta di voltarsi dall'altra parte e stia dalla parte della libertà"
«Oltre un anno fa, in un mio intervento al Parlamento europeo, chiedevo a Bruxelles di sostenere con maggiore determinazione la lotta per la libertà del popolo…

Palazzo Pisani e Palazzo Rosso: l’amministrazione degli annunci e la politica che gioca d’azzardo coi soldi pubblici secondo il consigliere Bernardi
"A Carrara non siamo più di fronte a semplici ritardi amministrativi, ma davanti a un metodo politico che confonde la gestione della cosa pubblica con la…

Il polo progressista e di sinistra di Massa fa il bilancio del 2025
Il 2025 è stato per noi un anno di grande maturazione e di definizione della nostra azione politica.Dopo il 2024 , in cui abbiamo fissato i punti essenziali …

Ancora nuovi cantieri in apertura a Carrara: questa volta a Marina e ad Avenza
Grazie a un investimento complessivo da poco più di 350mila euro potranno partire a breve importanti lavori in via Turati, via Lunense e via Muttini. Ad…

Via Monteverde dissestata e pina di buche: la segnalazione del consigliere Caffaz
Il consigliere dell'opposizione del comune di Carrara Simone Caffaz apre il nuovo anno con una segnalazione: "Siamo perfettamente consapevoli del fatto che il sindaco di Carrara…

Il gruppo consiliare Pd di Massa deposita due contributi sulla variante urbanistica ex Olivetti: ecco il secondo testo del consigliere Alberti
Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che…

Il gruppo consiliare Pd di Massa deposita due contributi sulla variante urbanistica ex Olivetti: ecco il primo testo del capogruppo Pd Ricci
Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che…

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“Le biblioteche non sono un mondo magico sono un vero e proprio fallimento, un’illusione”. Lo afferma il consigliere comunale della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: “L’assessore alla cultura Gea Dazzi – fedelissima del sindaco Arrighi e figura di spicco di un Partito Democratico ormai in evidente affanno politico e culturale – oggi sulla stampa tenta di spacciare per successo quello che è in realtà l'e'nnesimo segnale del fallimento dell’amministrazione. Si parla di “riorganizzazione” e “ampliamento dei servizi” per la biblioteca di Marina, ma si tratta solo di un maquillage amministrativo per nascondere un problema strutturale che il PD governa da anni senza alcuna strategia. Non c’è personale sufficiente, non c’è visione, non c’è investimento vero. Si gioca a spostare le pedine, come se i cittadini non se ne accorgessero. Il caso della biblioteca di Carrara è emblematico: un edificio vasto, potenzialmente ricco di opportunità, che resta però intrappolato nella logica del minimo sindacale, con servizi offerti a macchia di leopardo, eventi sporadici, e una gestione più preoccupata di difendere le apparenze che di garantire un accesso reale e moderno alla cultura. Eppure, dalla Dazzi – che pare dare voce passivamente ad una linea imposta dall’alto – arriva solo un entusiasmo fuori luogo, figlio di un PD incapace di leggere la realtà e pronto a celebrare la mediocrità come fosse progresso. Sulle sedi periferiche, poi, il quadro è desolante. A Marina, dopo l’esternalizzazione voluta proprio da questa amministrazione per “migliorare i servizi”, ci si ritrova con una biblioteca ridotta al minimo, buona solo per il prestito locale. Niente rete interbibliotecaria, niente supporto alla ricerca, niente reale supporto agli utenti. Ad Avenza, in una zona della città sistematicamente ignorata dalla giunta Arrighi, si lascia marcire una biblioteca inserita in un contesto degradato, senza nemmeno il tentativo di rilanciarla come presidio civico e culturale. Altro che “riorganizzazione”: qui siamo di fronte a un vero e proprio smantellamento silenzioso della cultura pubblica, uno dei pilastri di qualsiasi città che voglia definirsi civile. In molte realtà italiane, le biblioteche sono spazi di rigenerazione urbana, luoghi vivi, hub culturali e sociali. A Carrara, invece, sotto la guida del PD e di un’assessore Dazzi che ha rinunciato da tempo a qualunque idea di progettualità, ci accontentiamo di sale lettura aperte a singhiozzo e servizi tagliati. L’impressione è chiara: questa amministrazione non crede nella cultura, la tollera a fatica, la considera un costo da minimizzare. E il Partito Democratico, pur di difendere le proprie poltrone e posizioni, continua a svendere anche l’essenziale. La rete bibliotecaria è una infrastruttura strategica per il benessere di una comunità. Qui la si sta abbandonando lentamente, ma inesorabilmente. E noi non ci voltiamo dall’altra parte.
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L'attacco americano in Venezuela - sicuramente discutibile, ma comunque rivolto contro una figura storicamenta liberticida - ha trovato subito in Italia il solito schieramento di feroci oppositori nella stessa parte politica, la sinistra, che ha rapidamente sostituito la bandiera della Palestina con quella del Venezuela e che scalpita per tornare a manifestare a e a scatenare un po' di inutile violenza e disagio per tutti, al grido della mancanza di rispetto dei diritti civili (che potrebbe essere anche vera in questo caso), ma facendo finta di scordare che il primo che ha calpestato nel sangue e nella violenza ogni diritto civile è stato proprio quel Maduro, che gli americani hanno arrestato. Non a caso, ovunque, anche in Italia, persino della "salisiana" Genova, le comunità venezuelane stanno esultando per la libertà ritrovata dal paese da cui sono stati costretti a fuggire per la dittatura. Poteva Massa Carrara non essere presente nella difesa del dittatore Maduro? Certo che no. In prima linea si è messo l'ex presidente della Provincia e ora consigliere regionale del Pd Gianni Lorenzetti che ha affidato alla sua pagina facebook la sua indignazione per i diritti non rispettati del dittatore venezuelano e, di seguito è arrivata la dichiarazione dell'associazione Mycelium di Massa, che di recente ha voluto ribadire proprio alla nostra testata di essere apartitica, e che tuttavia, anche questa volta si è allineata alla posizione della sinistra: "Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti d'America hanno lanciato un'operazione militare su vasta scala contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, bombardando diverse aree del Paese e portando alla cattura del Presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasferiti nel territorio statunitense per essere processati. Secondo fonti internazionali, l'attacco ha causato decine di morti, tra cui civili vittime dei bombardamenti, con stime che riportano almeno 40 persone uccise tra militari e civili nel corso dell'azione militare americana. Questa aggressione rappresenta un colpo senza precedenti alla sovranità nazionale, una violazione palese del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce l'uso della forza contro uno Stato sovrano, se non in casi di legittima difesa o con esplicita autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Come associazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace, condanniamo con fermezza questo attacco. Non è solo una questione politica o militare: sono vite umane, famiglie, comunità intere che subiscono le conseguenze di decisioni prese lontano da loro. Invitiamo tutti a riflettere su quanto accade, perché ignorare queste violazioni significa rendersi complici di un mondo in cui la forza e gli interessi prevalgono sulla legge, sui diritti e sulla dignità delle persone. Anche laddove si possano criticare le politiche interne del Venezuela o il profilo politico del suo governo, nessuna giustificazione può legittimare un attacco militare unilaterale, tanto meno il rapimento del capo di Stato di un altro Paese. Azioni di questo tipo inaugurano un pericoloso precedente globale, che rischia di erodere i principi fondamentali su cui si basa la tutela della sovranità e dei diritti dei popoli. In un mondo già scosso da conflitti in cui i diritti umani vengono costantemente calpestati, questo episodio si aggiunge a una lunga lista di situazioni in cui la comunità internazionale sembra incapace di reagire con coerenza: dalla sofferenza inflitta alla popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania, sotto gli occhi del mondo che fatica a fermare o anche solo a denunciare le violazioni quotidiane dei diritti più elementari, alla persistente impunità per atti che dovrebbero essere universalmente condannati. Anche in questi casi, il diritto internazionale viene palesemente violato senza che le istituzioni multilaterali mostrino la forza necessaria per impedire un'escalation. Parlare ancora di valori, di diritti umani e della dignità della vita umana appare sempre più un esercizio vuoto se il sistema internazionale resta inerte di fronte a bombardamenti, rapimenti di leader stranieri e aggressioni che non rispondono ad alcuna minaccia immediata. Quando l'intervento militare viene giustificato da motivazioni economiche o strategiche — come l'attenzione alle immense riserve petrolifere del Venezuela — si dimentica che a pagare il prezzo più alto sono sempre le popolazioni civili, vittime degli stessi giochi di potere, economici e finanziari, per i quali la loro vita conta poco o nulla. Le grandi potenze devono essere chiamate a rispondere delle loro azioni. Non può esistere stabilità internazionale se il diritto più elementare — quello all'autodeterminazione dei popoli e alla sicurezza umana — viene costantemente messo in discussione. A rendere il quadro ancora più grave è la doppia morale che da anni caratterizza l'azione di molte potenze occidentali. Si puniscono duramente i "nemici", mentre si chiudono sistematicamente gli occhi sulle violazioni commesse dagli alleati. Si parla di democrazia e di diritti umani solo quando questi diventano strumenti utili a colpire chi non si allinea ai cosiddetti "valori dell'Occidente", soprattutto quando un paese decide di mantenere il controllo sulle proprie risorse strategiche, economiche ed energetiche. È spesso in questo contesto che entrano in gioco sanzioni, embarghi e strangolamenti economici che mettono in ginocchio intere popolazioni, colpendo i più deboli molto prima delle classi dirigenti. Non è un caso che, in molti di questi paesi, le tensioni sociali e le proteste esplodano proprio come conseguenza diretta di crisi economiche indotte dall'esterno. Crisi che vengono poi strumentalizzate dagli stessi governi che le hanno provocate, per presentarsi paradossalmente come "liberatori", giustificando interferenze, destabilizzazioni o interventi militari. È un meccanismo cinico e perverso, in cui i popoli diventano ostaggio di una narrazione costruita altrove, privati della possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino.Se davvero la vita umana ha ancora un valore, se i diritti umani non sono solo parole buone per i comunicati ufficiali, allora questa doppia morale va denunciata con forza. Perché non esistono vittime di serie A e di serie B, non esistono diritti validi solo quando conviene difenderli. Continuare ad accettare tutto questo significa rinunciare a ogni pretesa di giustizia e ammettere che il diritto internazionale e i valori universali sono diventati strumenti di potere, non principi da rispettare.La domanda, allora, non è più solo retorica ma profondamente politica: che senso possono avere valori e diritti umani definiti universali, se vengono applicati solo quando conviene, secondo interessi di potere e strategici, e negati proprio a chi dovrebbe esserne tutelato, mentre il mondo resta a guardare?"
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Parlano di bugie, di plateali prese in giro, di promesse che non vengono mantenute dall'Asl Toscana Nord Ovest ed anche dal sindaco di Carrara Serena Arrighi, in relazione al costosissimo e ancor più discusso progetto di realizzare una struttura cubica a fianco dell'ex ospedale Monoblocco di Carrara, oggi utilizzato in minima parte come centro poliambulatoriale e destinato ad essere, almeno in buona parte, abbattuto. A mostrare le reali condizioni, sia del cantiere per la nuova struttura annunciato come partito nel settembre 2025, sia di tutta l'area sanitaria carrarese, fino a dieci anni fa fiore all'occhiello della città sono, ancora una volta, i consiglieri dell'opposizione Massimiliano Bernardi e Massimiliano Manuel in uno dei sopralluoghi in diretta facebook che i due fanno nelle zone critiche della città, al grido di "sindaca fatti un giretto". Il video girato dai due consiglieri mostra, senza ombra di dubbio, la totale inesistenza di alcun cantiere nell'area predisposta per la costruzione del famoso cubo ed anche, purtroppo, lo stato fatiscente della pregiata ed antica struttura delle palazzine di Monterosso, abbandonate nel degrado da anni. Difficile dare torto ai due consiglieri quando parlano di presa in giro, vedendo che il piazzale a fianco del monoblocco, fino a pochi mesi utilizzato come parcheggio, poi liberato per far posto al cantiere sia ancora totalmente vuoto e privo di qualsivoglia elemento riconducibile a un cantiere edile. Fa veramente male, per la maggioranza dei carrarini che ricorda ancora bene gli anni d’oro del polo ospedaliero cittadino, vederlo ridotto in un tale stato di degrado. Le palazzine che si affacciano sulla bellissima terrazza di Monterosso hanno i tetti sfondati, le mura scrostate e pericolanti, pur recando ancora le indicazioni dei centri medici che hanno onorevolmente ospitato per quasi un secolo. L’ospedale di Monterosso fu ideato nel 1906 e iniziato a costruire nel 1914, pochi giorni prima dell’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale; venne terminato nel 1930, sebbene diverse rifiniture vennero ultimate negli anni successivi. Pur in un periodo di gestazione e realizzazione del progetto così lungo, fu una struttura improntata a una straordinariamente moderna visione della sanità: la stessa scelta di costruire palazzine affiancate e ben areate da grandi finestre e da stanza dai soffitti alti, puntava a limitare la possibilità di diffusione delle infezioni – piaga terribile delle strutture sanitarie in quel tempo e purtroppo, ancora oggi, inspiegabilmente, non totalmente superata. La collocazione dell’ospedale in un luogo di pace, aria buona e la grande attenzione anche all’architettura stessa degli edifici immersi in un giardino con piccoli viali da passeggio e molte piante, riuscirono a conferire alla struttura – per sua natura, luogo di sofferenza – un pregevole senso di serena accoglienza. La destinazione sanitaria delle sei palazzine di Monterosso si modificò nel corso della sua lunga storia, adeguandosi ai tempi e alle tecnologie, ma quell’idea di luogo pacificante non venne mai meno, finchè l’ospedale fu operativo. Dopo l’accorpamento degli ospedali di Massa e di Carrara nell’ospedale delle Apuane, avvenuto dieci anni fa, si sono riempite pagine di annunci di nuove destinazioni dell’ospedale di Monterosso, dalla molto interessante trasformazione in sede del corso universitario di infermieristica dell’università di Pisa, ovviamente presto cassata, al diventare sede di vari percorsi ambulatoriali, realizzati solo in parte, alla realtà di ospedale dismesso e fatiscente che è oggi. Una ferita, l’ennesima, che azzera sempre più quel passato glorioso ed efficiente della sanità carrarese e anche di tutta la città di Carrara.
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Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Guidi ha presentato al consiglio regionale un ordine del giorno sui finanziamenti per erosione e il Masterplan della costa apuana bocciato da PD, AVS e 5 Stelle ed ha invitato l' assessore regionale Barontini a fare un sopralluogo sulla spiaggia di Marina di Massa per vedere la realtà di un problema non più rinviabile. “Con un Ordine del Giorno collegato al Bilancio di previsione della Regione – spiega Guidi - ho chiesto un impegno chiaro e concreto: finanziare la progettazione e la realizzazione degli interventi previsti dal masterplan per la difesa della costa apuana. Un atto di responsabilità, nato dall'ascolto del territorio e dalla consapevolezza che il problema dell'erosione costiera ha ormai superato ogni soglia di tollerabilità. Purtroppo, gli eletti del Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno votato contro. Una scelta grave, rimarca il consigliere regionale Marco Guidi che dimostra ancora una volta come, davanti alle reali esigenze delle nostre comunità, prevalgano logiche politiche e ideologiche anziché l'interesse del territorio. L'erosione della costa apuana non è un'emergenza futura, è una realtà drammatica del presente. Spiagge che arretrano, stabilimenti e infrastrutture a rischio, un comparto turistico e balneare messo in difficoltà e un equilibrio ambientale sempre più fragile. Continuare a rinviare significa assumersi la responsabilità di danni irreversibili. Proprio per questo ho chiesto con il mio ordine del giorno che la Regione, mettese le risorse necessarie per progettare e realizzare gli interventi del Masterplan di difesa della Costa ideato dal comune di Massa" una richiesta tuttavia che è stata inascoltata e respinta. Forse non si è capito, tra le varie cose, la gravità del problema per questo, continua il consigliere regionale Guidi, invito l'assessore regionale competente Barontini ad effettuare un sopralluogo insieme a me sulla spiaggia, per vedere direttamente la reale condizione del litorale apuano. Non bastano relazioni e studi: serve guardare negli occhi un problema che non può più essere rimandato né sottovalutato. Il masterplan esiste, le criticità sono note, ciò che manca è la volontà politica di investire seriamente. Fratelli d'Italia continuerà a battersi affinché la difesa della costa diventi una priorità vera nell'agenda regionale perché ogni stagione persa significa metri di costa che se ne vanno e opportunità che non tornano più. La costa apuana merita rispetto, tutela e interventi concreti”.
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«Oltre un anno fa, in un mio intervento al Parlamento europeo, chiedevo a Bruxelles di sostenere con maggiore determinazione la lotta per la libertà del popolo venezuelano contro un regime che da tempo ha azzerato la democrazia nel Paese. Ancora una volta, però, l'Unione Europea è rimasta a guardare mentre Maduro trasformava il Venezuela in uno Stato ancor più autoritario e corrotto, che reprime le libertà fondamentali, svuota le elezioni di ogni credibilità e tollera reti criminali e traffici illegali. Oggi, di fronte all'iniziativa assunta dagli Stati Uniti, emerge con ancora maggiore evidenza la mancanza di una linea politica chiara e incisiva da parte di Bruxelles. Di fronte a questa situazione, serve una presa di posizione coerente e credibile a difesa della democrazia e dei diritti del popolo venezuelano: l'Unione Europea smetta di voltarsi dall'altra parte e scelga finalmente di stare dalla parte della libertà».
Lo dichiara Susanna Ceccardi, eurodeputata della Lega e membro della Commissione Libertà civili al Parlamento europeo.
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"A Carrara non siamo più di fronte a semplici ritardi amministrativi, ma davanti a un metodo politico che confonde la gestione della cosa pubblica con la propaganda, gli atti con i comunicati stampa, le certezze giuridiche con la speranza che qualcuno, a Roma, sistemi le cose dopo" parte, come sempre all'attacco il consigliere dell'opposizione Massimiliano Bernardi che fa un'analisi della situazione relativa ai lavori a Palazzo Pisani e Palazzo Rosso. "Non sono più questioni tecniche - siega Bernardi - sono casi politici pieni, che hanno nomi e cognomi. L’assessore Moreno Lorenzini. Il sindaco Serena Arrighi. E il Partito Democratico che governa la città. Il punto è che Palazzo Pisani non è un caso isolato. Fa parte dello stesso pacchetto di interventi del Bando delle Periferie 2016 che comprende anche Palazzo Rosso. Ed è proprio parlando di Palazzo Rosso che l’assessore Lorenzini, in consiglio comunale, ha mostrato tutte le contraddizioni che, oggi, rendono menzognero anche l'annuncio dell’aggiudicazione dei lavori di Palazzo Pisani, arrivata infatti fuori tempo massimo, a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2025. Una scadenza chiara: entro quella data i lavori dovevano essere conclusi, non semplicemente aggiudicati, non annunciati, non promessi. Qui non si discute di lana caprina. Si discute se un’opera è coperta da fondi statali o se rischia di diventare un costo scaricato sul bilancio comunale. Lorenzini cerca di dare due versioni della realtà ed il punto diventa politicamente esplosivo: una contraddizione evidente, tra ciò che l’assessore Lorenzini ha detto in consiglio comunale e ciò che ha raccontato ai giornali. In aula, incalzato sull’esistenza di una proroga ministeriale per il Bando delle Periferie, Lorenzini non ha saputo rispondere. Anzi, ha aperto all’ipotesi che, in assenza di certezze da Roma, i lavori – almeno per Palazzo Rosso – sarebbero stati completati con fondi del bilancio comunale. Tradotto: se lo stato non paga, paga Carrara. E se paga Carrara, pagano i cittadini. Non è un caso che questa incertezza sia emersa proprio sul progetto di Palazzo Rosso, i cui lavori sono partiti solo a maggio, con mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma compatibile con la scadenza È su Palazzo Rosso che Lorenzini, messo alle strette, ha ammesso di non sapere se esistesse una proroga ministeriale e ha aperto all’ipotesi di completare l’intervento con fondi comunali Ed è proprio parlando di Palazzo Rosso che l’assessore Lorenzini, in Consiglio comunale, ha mostrato tutte le contraddizioni che oggi rendono menziniero anche l’annuncio dell’aggiudicazione dei lavori di Palazzo Pisani, finanziati – si afferma – con fondi del Bando delle Periferie, arriva infatti fuori tempo massimo, a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2025. Una scadenza chiara: entro quella data i lavori dovevano essere conclusi, non semplicemente aggiudicati, non annunciati, non promessi. Se questa è la situazione di Palazzo Rosso, perché i carrarini dovrebbero credere che per Palazzo Pisani – fermo per anni e annunciato all’ultimo minuto – le condizioni siano improvvisamente diverse? Infatti, fuori dall’aula consiliare, ecco il cambio di registro dell'assessore del PRI con toni trionfalistici, “momento di svolta”, cantieri imminenti, fondi del Bando delle Periferie dati per certi. Le due cose non possono stare insieme. O esiste una proroga formale, scritta e protocollata, oppure no. E se non esiste, l’annuncio è politicamente irresponsabile. Arrighi tace, ma la responsabilità è sua e in questo quadro il silenzio del sindaco Arrighi non è un dettaglio. È un fatto politico. Perché Lorenzini è l’assessore che comunica, ma Arrighi è la garante dell’azione amministrativa. È lei che deve dire alla città se il Comune ha in mano una copertura certa o se sta procedendo a vista. Tacere, in questo caso, significa avallare. Ed avallare un’operazione senza certezze significa accettare il rischio che, domani, il conto venga presentato ai cittadini. C’è poi un passaggio che va chiarito, perché non tutti conoscono l’articolo 21 della legge regionale sulle cave. Non è una norma marginale: consente di destinare parte delle risorse derivanti dall’attività estrattiva del marmo a opere di interesse pubblico, come il recupero del patrimonio urbano e storico. In teoria, uno strumento di riequilibrio: il marmo sfrutta il territorio, il territorio riceve investimenti. Il progetto di recupero di Palazzo Pisani era stato inserito anche in questo canale. Poi, però, quelle risorse sono state spostate dall’amministrazione Arrighi sullo Stadio dei Marmi, per finanziare la Curva Nord della Carrarese Calcio, intervento prorogato di un anno grazie a una decisione della Lega. Un’operazione da quasi 3 milioni di euro, legata a un soggetto industriale del marmo che ha un ruolo centrale anche nella governance della società sportiva. Una scelta politica netta, da lì la convinzione, del tutto legittima, che Palazzo Pisani fosse stato accantonato. Ecco perché l’annuncio improvviso dell’avvio del cantiere oggi non appare come efficienza amministrativa, ma come un blitz comunicativo. Roma lo sa o no? A questo punto la domanda è inevitabile e non più rinviabile: con chi ha parlato Lorenzini a Roma? È stato coinvolto l’onorevole Villani di Fratelli d’Italia, responsabile nazionale del Bando delle Periferie? Lo stesso che, durante un sopralluogo a Carrara, aveva già richiamato duramente l’amministrazione per i ritardi accumulati? Oppure si è deciso di andare avanti senza copertura certa, confidando che una proroga arrivi dopo? Perché senza una proroga formale, l’aggiudicazione non mette in sicurezza un euro. Il PD ci sta? Infine, la domanda politica che pesa come un macigno: il Partito Democratico è d’accordo con questo metodo? È d’accordo con una gestione fatta di annunci prima delle carte, di fondi spostati da un progetto all’altro, di rischi scaricati sui bilanci futuri? Perché se Lorenzini e Arrighi stanno agendo in autonomia, il PD lo dica. Ma se questa è una linea condivisa, allora il partito se ne assuma pienamente la responsabilità politica. Perché quando un assessore non sa dire se esiste una proroga su un progetto, non può pretendere fiducia cieca sull’altro.
Qui non è in discussione il recupero di Palazzo Pisani, che tutti vogliono. È in discussione la credibilità di chi governa. Perché amministrare non significa sperare che i problemi si risolvano dopo un comunicato stampa. Significa sapere, prima di parlare, chi paga. E a Carrara, oggi, questa risposta non c’è.A poco più di un anno e mezzo dalla fine del mandato Arrighi, la città si trova intrappolata tra cantieri fermi e interventi rimasti a metà: una montagna di risorse pubbliche sospese, un’eredità che costerà caro a chi dovrà ricostruire credibilità, efficienza e futuro per Carrara".
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Il 2025 è stato per noi un anno di grande maturazione e di definizione della nostra azione politica.Dopo il 2024 , in cui abbiamo fissato i punti essenziali del nostro agire, definendo la cornice politica con la quale vogliamo approcciarci ai problemi della città, nel 2025 siamo passati all’azione, intensificando il rapporto con i cittadini e contrastando concretamente le azioni e le visioni dell’amministrazione Persiani. Sono i numeri a dirlo.139 accessi agli atti, 6 esposti alla Procura della Repubblica, 1 esposto alla corte dei conti, 21 segnalazioni agli uffici comunali, 48 interrogazioni, 10 interrogazioni a risposta scritta, 5 risoluzioni, 4 mozioni. In particolare vogliamo sottolineare gli oltre 100 interventi in Aula: Daniela Bennati ha fatto un numero di interventi 5 volte superiore alla media degli altri consiglieri. Tutto questo è il frutto di un impegno costante dell’intera squadra che permette alla nostra consigliera di essere preparata, documentata in ogni occasione. E’ il rispetto che dovevamo agli elettori e alle elettrici che ci hanno dato mandato di rappresentarli.Abbiamo messo la lente sulle partecipate dell’amministrazione , sulle loro difficoltà economico-finanziarie, sulle loro difficoltà operative, sui possibili danni che la città avrebbe dovuto pagare. Le nostre critiche all’operato di Cermec e di Evam hanno trovato poi riscontro nelle azioni amministrative e hanno confermato la validità delle nostre denunce; i rilievi su Casa Ascoli, ricordiamo che la convocazione di un consiglio straordinario sulla casa di riposo pubblica è stata una nostra iniziativa, sono risultati veritieri e le ultime decisioni dell’amministrazione ne sono una prova provata; le scelte del Sindaco sugli utili di GAIA, da noi pubblicamente denunciate, hanno costretto la società stessa a correre a ripari provando a comunicare altro per evitare di parlare del vero problema.
Abbiamo tradotto a livello locale le preoccupazioni ambientali generali che stanno affliggendo il mondo e che hanno riscontri anche sul nostro territorio, come la richiesta di prendere posizione a favore di lavoratori e lavoratrici sottoposti alle ondate di calore sempre più frequenti: il silenzio dell’amministrazione, che non ha mai calendarizzato nei lavori consiliari questa discussione, dimostra quanto sia lontana l’attenzione della maggioranza Persiani dal mondo reale e dal mondo del lavoro in particolare. Abbiamo ascoltato decine e decine di persone sul territorio , soprattutto quelle della montagna e delle periferie, quel territorio che non fa parte del salotto buono della città e che è regolarmente dimenticato. La nostre segnalazioni e denunce legate al dissesto idrogeologico, le nostre critiche alle scelte politiche dell’amministrazione Persiani che non hanno portato un solo euro del PNRR per contrastare il dissesto delle nostre montagne, le nostre proposte concrete sull’abbandono dei paesi di montagna e sulla rinuncia a sostenere la potenzialità economica sostenibile nelle nostre aree interne, sono il frutto dell’ascolto, del dialogo, del confronto che abbiamo intrapreso in questo anno. Abbiamo puntato molto sulla mobilità in città : è sotto l’occhio di tutte e tutti come oggi il traffico, i parcheggi, il trasporto pubblico, sono un problema che non può essere risolto né attraverso il progetto della Variante Aurelia, né con la creazione di nuove arterie stradali che produrranno solo nuovo consumo di suolo peggiorando la tenuta idrogeologica del territorio. Abbiamo più volte richiesto la revisione del Piano Urbano della Mobilità , vecchio oramai di 14 anni, ma nessuna risposta dall’amministrazione che continua a vivere alla giornata e mantiene invivibile il muoversi in città.Abbiamo rimarcato la nostra contrarietà alla distruzione delle Apuane opponendoci chiaramente all’approvazione dei Piani attuativi dei Bacini estrattivi. 7 nuove cave, spesso in aree completamente rinaturalizzate sono un colpo mortale per il nostro territorio. Il “partito della escavazione " ha trovato terreno fertile in una visione distruttiva dell’ambiente e a poco valgono i tentativi di green-washing dell’amministrazione. La realtà sta nell’abbandono dei paesi, dei versanti, di chi fa economia sostenibile sulle nostra Apuane: rimarchiamo che non un euro sulla Via Vandelli è stato stanziato nel piano delle opere. Un lavoro minuzioso il nostro, documentato, che ha messo spesso in evidenza le contraddizioni dell’azione dell’amministrazione e le difficoltà nel rispondere. Ogni azione nostra è stata l’ingranaggio di un motore più complesso per portare alle critiche, alle proposte, alle soluzione di problemi collettivi, dalle nostre richieste di accesso agli atti, passando dalle interrogazioni e dalle mozioni, per arrivare agli esposti in Procura della Repubblica e in Corte dei conti: tutto risponde ad un disegno chiaro di opposizione alla destra reale della nostra città.
Invece di aprirsi ad un sano e conflittuale dibattito politico, come ogni democrazia pretende, l’amministrazione mostra le difficoltà nell’affrontare le nostre posizioni nascondendosi o in un rumoroso silenzio , che ci ha costretto a ricorrere sia al segretario comunale che al Prefetto per vedere riconosciuti i nostri diritti lesi dalle mancate risposte agli accessi agli atti, lesi dalle censure alla nostra consigliera in aula, o in minacce di ritorsioni legali scioltesi poi come neve al sole data la loro infondatezza. Ma abbiamo le spalle larghe e non ci siamo fatti certo intimorire dagli atteggiamenti autocrati e abbiamo continuato sulla nostra strada, senza mai concedere nulla a chi ci rifiutava il confronto politico.
Purtroppo per la città i problemi rimangono e sono sotto gli occhi di tutti, il 2025 si sta chiudendo su questa falsa linea. 2’000 avvii al lavoro in meno nel 2025 rispetto al 2024 nella nostra provincia con solo il 12 per cento a tempo indeterminato che si abbassa al 10 per cento per gli under 35; 11’000 case inutilizzate con grossi problemi di sfratto e nel trovare affitti sostenibili; presenze turistiche nel nostro comune (dati provvisori ma fortemente attendibili) in calo del 3 per ento in controtendenza rispetto alla crescita del resto della Provincia e a livello nazionale; aumento del rischio climatico che pone la nostra provincia tra le prime 10 più colpite in Italia . Ma risposte su questi temi non si sono viste. Possiamo anche affermare che il 2026 non si apre certamente con le migliori prospettive, anzi. Il 30 di dicembre la Giunta Comunale ha approvato il bilancio previsionale 2026, in netto ritardo rispetto a quanto indicato dal Regolamento di contabilità. Ciò significa che andremo in esercizio provvisorio per lo meno per tutto il mese di Gennaio e gli uffici avranno pertanto un'autonomia limitata nel gestire gli interventi nella città. Ancora una dimostrazione dell’incapacità di questa amministrazione nel garantire almeno il minimo sindacale. Già lo possiamo immaginare, perchè già è successo, la rincorsa in consiglio comunale per approvare l’aggiornamento del DUP e del bilancio di previsione, con conseguente contingentamento dei tempi di discussione con le consigliere e i consiglieri chiamati ad esprimere un mero atto di fede nei confronti della Giunta, chiamati a schiacciare un tasto senza un minimo di approfondimento, né di sana dialettica politica.
Nel 2025 abbiamo toccato con mano cosa significa voler amministrare una città con un regime autocratico rinchiuso nella propria torre d’avorio , mentre il caro vita taglia il potere d’acquisto dei cittadini, quando nulla si fa per favorire il diritto all’abitare , quando si nasconde il problema dei cambiamenti climatici concausa dei dissesti dei versanti delle nostre montagne, quando si fa finta che il modello economico del nostro territorio funzioni ma in realtà produce solo disuguaglianze, precarietà e incertezza per il futuro , quando ci si nasconde dietro un dito per non vedere i disastri nella gestione della mobilità urbana , si racconta che la città è pulita e l’igiene urbana è la migliore al mondo.
A tutto questo ci opporremo proponendo soluzioni e una visione diversa di città e di futuro.
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Grazie a un investimento complessivo da poco più di 350mila euro potranno partire a breve importanti lavori in via Turati, via Lunense e via Muttini. Ad Avenza si andrà a sostituire la barriera stradale a pochi metri dalla stazione, mentre a Marina sarà completamente rifatto il parcheggio che si trova all'intersezione tra via Muttini, via Lunense e via Capitan Fiorillo. "Tanto in via Turati che in via Muttini e via Lunense andremo a intervenire per sanare delle situazioni di disagio e potenziale pericolo per residenti e non solo – spiega l'assessore ai Lavori pubblici Elena Guadagni -. Ad Avenza sarà completamente sostituita la barriera stradale lato Sarzana, mentre a Marina andremo a completare la riqualificazione del parcheggio pubblico all'incrocio con via Fiorillo dopo che nei mesi scorsi sono state abbattute numerose piante pericolose. Tutti questi interventi vanno nella direzione di migliorare tanto la sicurezza quanto il decoro dei rispettivi quartieri e sono una risposta precisa e concreta alle richieste di chi ogni giorno vive, lavora e frequenta quelle zone".In particolare in via Turati saranno completamente rimossi e sostituiti circa 70 metri di barriera stradale. Al loro posto, con un investimento complessivo di 101mila euro, un nuovo cordolo in cemento armato e una nuova recinzione in acciaio Corten, simile a quella che è già stata installata nei mesi scorsi sul ponte di via Elisa, a Carrara, e si procederà poi alla riasfaltatura della strada.In via Muttini e via Lunense l'intervento prevede invece di andare a recuperare completamente l'area, all'incrocio con via Capitan Fiorillo, già oggetto di un lavoro di riqualificazione a causa della presenza di numerose piante di pino pericolanti. Ora, con una spesa da oltre 250mila euro si interverrà per un completo recupero del parcheggio. In particolare il progetto prevede il rifacimento dell'asfalto e delle aiuole esistenti, la rimozione delle radici superficiali e la messa a dimora di nuove piante di leccio al posto di quelle che sono state rimosse. Infine sarà realizzatala rete fognaria per lo smaltimento delle acque meteoriche con allaccio alla rete esistente su via Capitan Fiorillo. Questo intervento diviso in due progetti paralleli: uno per l'area tra via Muttini e via Fiorillo e un altro per quella tra via Lunense e via Fiorillo.
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Il consigliere dell'opposizione del comune di Carrara Simone Caffaz apre il nuovo anno con una segnalazione: "Siamo perfettamente consapevoli del fatto che il sindaco di Carrara Serena Arrighi sia abituata a transitare quotidianamente solo lungo la via Aurelia nel tratto di strada che congiunge Carrara con Querceta. Dato il mestiere che ha scelto di fare, sarebbe tuttavia raccomandabile che ogni tanto percorresse alcuni tratti anche delle strade cittadine, che si trovano in uno stato di tale degrado che non è necessario commentare ulteriormente tanto è davanti agli occhi di tutti, e questo nonostante gli ingenti fondi che sono destinati al loro ripristino e derivano anche dalla tassazione sul lapideo, risorse aggiuntive rispetto a qualsiasi altro Comune. Una delle strade più trascurate è incredibilmente via Monteverde, nonostante si trovi in un'area dalla vista panoramica spettacolare, in cui insistono alcune delle case più prestigiose della città e rappresenti un'arteria frequentatissima che congiunge il viale XX Settembre con il sempre più popoloso abitato di Fossone. Ebbene, chiunque passi da quelle parti, e la sindaca evidentemente non lo fa, non può che rimanere impressionato dalla ristrettezza della carreggiata che spesso costringe gli automobilisti a manovre ardite e avventurose (su cui tuttavia c'è poco da poter intervenire), sulla trascuratezza del verde pubblico e in parte anche di quello privato che rende ancora più complicato il transito, ma soprattutto da un inqualificabile stato del manto stradale, sconnesso, degradato e caratterizzato da buche profonde. Un manto stradale che non solo costringe gli automobilisti a strane manovre per evitare le buche, ma che rende persino difficile passeggiare lungo la strada. Tutto ciò evidentemente provoca danni agli autoveicoli e un contesto di potenziale pericolo e non si riesce a capire come tale situazione duri ormai da anni senza che nessuno si degni di intervenire. È quindi indifferibile e urgente che venga prestata particolare attenzione a quest'area sia nel taglio e nella manutenzione del verde pubblico, sia soprattutto nel prevedere uno stanziamento che consenta un intervento strutturale al manto stradale allo scopo di evitare conseguenze peggiori e danni a persone e cose".
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Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che hanno l’obiettivo di offrire elementi di analisi e mettere a disposizione della cittadinanza e del dibattito pubblico considerazioni di natura sia politica sia tecnica. Questo il contributo sulla variante contestuale al P.S. e al R.U. relativa all’area ex Olivetti Syntesis, firmato da Stefano Alberti Consigliere Comunale Gruppo P.D.
“Il complesso dello Stabilimento Olivetti Synthesis di Massa rappresenta un importante testimonianza dell’architettura italiana del ventesimo secolo. La costruzione del complesso avviene in più fasi: risale al 1939 l’idea di localizzare a Massa, nella Zona Industriale Apuana (Z.I.A.), uno stabilimento Olivetti per la produzione dei suoi schedari e classificatori metallici; tra il 1941 e il 1942, viene realizzato il primo corpo di fabbrica, il serbatoio dell’acqua, la cabina elettrica, la recinzione con la pensilina d’ingresso e il locale della pesa dopo il 1953 vengono costruite nuove officine e, la mensa e servizi sociali. Progettato da uno dei maggiori esponenti de razionalismo italiano, l’architetto Piero Bottoni (con la collaborazione di Mario Pucci), rappresenta la concezione della fabbrica innovativa e democratica voluta dal grande imprenditore illuminato Adriano Olivetti. L’importanza della figura di Bottoni, poeta, matematico, architetto, pittore, scultore e urbanista, appassionato militante del Movimento moderno negli anni Trenta, impegnato nella vita politica milanese, è testimoniata dalla istituzione dell’Archivio Piero Bottoni nel 1983, presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, che conserva oltre 90.000 unità documentarie (disegni di progetti, modelli, scritti e altro). È del 2019 la dichiarazione dell’interesse culturale particolarmente importante del quartiere QT8 di Milano (progettato da Bottoni) e dell’intero Archivio Piero Bottoni. La storia dello stabilimento di Massa è poi legata anche agli arredi prodotti da Olivetti Synthesis che sono entrati a pieno titolo nella storia del design italiano del dopoguerra, grazie all’apporto di figure come Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, spesso presenti a Massa per sovrintendere alla fase progettuale ed esecutiva degli arredi, come ricorda Enrico Morteo nel libro “Sottsass Olivetti Synthesis”: “Nel 1972 la Olivetti mette in produzione negli stabilimenti Synthesis di Massa Carrara il sistema di arredi componibili Synthesis 45 progettato da Ettore Sottsass. Il progetto fotografa con precisione e intelligenza il passaggio cruciale da una matura modernità ad una ancora indefinita condizione post-moderna”.Il complesso Olivetti è stato pertanto un luogo frequentato ed amato dalle migliori menti creative del design italiano (in un’intervista di qualche anno fa De Lucchi ricordava con nostalgia le visite allo stabilimento massese), dove si sono prodotti oggetti entrati nella storia della cultura materiale del nostro paese dal dopoguerra agli anni ottanta. L’altro aspetto fondamentale, prima ricordato, è quello relativo all’architettura del complesso Olivetti, straordinario ambiente lavorativo, progettato in base alla filosofia di Adriano Olivetti, che negli anni trenta frequentava la riviera apuana e le spiagge di Ronchi e Poveromo. Il complesso comprendeva l’officina principale caratterizzata da tre grandi navate voltate con suggestivi spazi interni e interessanti soluzioni strutturali, e si rivolgeva verso l’esterno con il terminale sul lato corto con una curva a linea spezzata. Un altro aspetto fondamentale, per il quale si richiede un ripristino delle condizioni originarie, è quello relativo al riuscito inserimento della fabbrica nel lotto di pertinenza e l’armonioso rapporto paesaggistico che la costruzione trova con l’intorno. Dal Masterplan presentato risulta inoltre che la parte centrale dell’edificio principale viene demolita per realizzare il Parco industriale, andando ad eliminare un settore importante dell’architettura dell’edificio. La qualità dell’edificio è confermata dall’inserimento nell’”Atlante dell'architettura italiana degli anni '50 e '60”, redatto dallo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia”ed è incluso nel “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” a cura della Direzione Generale creatività del MIC Ministero della Cultura ( vedi il seguente link: https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=302 ), dove descrivendo l’edificio si dice “Dall’insieme emerge, quale testimonianza dell’idea di “fabbrica nel verde”, il capannone a tre navate coperto a volte, dove le grandi vetrate del fronte nord rendevano possibile una visione diretta del paesaggio circostante dall’interno del luogo di lavoro”, sottolineando il valore del rapporto con le aree circostanti e con il paesaggio. Si pone quindi oggi il problema di tutelare un bene architettonico e paesaggistico così rilevante in tutta la sua estensione: gli edifici, che testimoniano la qualità architettonica del progetto di Bottoni, i valori culturali della produzione industriale che veniva realizzata, il disegno degli spazi aperti del complesso olivettiano. Attualmente gli edifici della ex Olivetti sono stati censiti come “Edifici non residenziali significativi” nel vigente Piano Strutturale del Comune di Massa (Tavola delle “Invarianti strutturali” B2.b) e come “Edifici di interesse significativo” nel vigente Regolamento Urbanistico e sono pertanto oggi soggetti a normative che andrebbero confermate con la variante.
In relazione a quanto sopra descritto si richiede:
- In primo luogo di esplicitare quali saranno gli interventi architettonici e di sistemazione degli spazi aperti al fine di preservare le caratteristiche architettoniche e strutturali del complesso ex Olivetti Synthesis progettato da Piero Bottoni.
- La verifica della superficie edificabile: i 35.760 mq di SE indicati nella Scheda Norma Arec 2.02 si riferiscono a tutti gli edifici presenti nell’area, compresi i due capannoni prospicienti via Carducci. Considerato che nel Masterplan i due capannoni vengono dati in demolizione si richiede di esplicitare dove tale superficie venga utilizzata, dal momento che la somma delle superfici delle varie funzioni previste nella scheda si riferisce al totale dei mq. 35.760.
- Un chiarimento sulla superficie commerciale indicata. La superficie
Commerciale di 8.260 mq è prevista per il commercio al dettaglio, infatti nella Scheda norma viene prescritto: 1) Non sono ammesse medie e grandi strutture di vendita, ex art. 13, comma 1, lett. e) ed f), della LR 62 del 23/11/2018 e
s.m.i. 2) Non potrà essere realizzato un centro commerciale, ex art. 13, comma 1, lett. g), L.R. 62/2018 e s.m.i
- Non risulta chiaro come la suddetta nota prescrittiva inserita nella Scheda possa essere coerente con la descrizione stessa del art. 13 punto g) “per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi di commercio al dettaglio in esso presenti;”
- Inoltre l’intervento di cambio d’uso verso il commerciale-direzionale risulta contrastante con quanto previsto nella Scheda Norma Arec 2.02 in “ALTRI
PARAMETRI URBANISTICI E INDICAZIONI PER LA
PROGETTAZIONE” dove si esplicita che “Sugli edifici di significativo valore la tutela finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione delle caratteristiche dell'immobile non deve impedire le modernizzazioni e gli adeguamenti utili o necessari per la riattivazione dell'uso produttivo [...]”.
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