C'è un momento in cui le parole smettono di essere discorso e diventano carne. È successo ieri, nel Duomo di Massa, mentre il Vescovo Fra Mario Vaccari pronunciava l'omelia per Giacomo Bongiorni — l'uomo di 47 anni ucciso sabato sera per aver detto una cosa giusta a un gruppo di ragazzi. Giacomo stava trascorrendo la serata con la sua compagna Sara, con suo figlio di undici anni, con alcuni amici. Ha visto dei ragazzi comportarsi male. Ha detto loro qualcosa. Pugni e calci lo hanno ammazzato. Un uomo buono, in una piazza italiana, nel 2026. Il Vescovo avrebbe potuto parlare di molte cose. Ha scelto di dire una sola, per prima. La più semplice e la più difficile: Giacomo ha fatto una cosa giusta. E quella chiesa era lì anche per raccogliere la sua voce. Per non lasciarla cadere nel vuoto. Nella notte della Fiaccolata — seguita in silenzio da oltre diecimila persone per le strade di Massa, gente di ogni età, di ogni provenienza, con una luce in mano — il Vescovo si è fermato davanti al punto in cui Giacomo è caduto, quella parte di piazza ora sommersa di fiori. E lì ha ascoltato due voci di donne.
La cugina: "Qui Giacomo ha trovato la sua fine, da qui deve nascere qualcosa." La mamma, seduta in lacrime in quel punto della piazza: "Spero che il sacrificio di mio figlio non sia stato vano, ma segni un nuovo inizio." Due donne nel dolore più acuto che si possa immaginare. Entrambe avrebbero avuto ogni diritto di chiudersi, di spegnersi, di urlare solo rabbia. Invece hanno aperto. Invece di fermarsi alla fine, hanno cercato un inizio. Vaccari ha detto che questa omelia, in fondo, non fa altro che provare a stare all'altezza di quelle parole. È da qui che dobbiamo ricominciare. Poi il Vescovo ha parlato del Vangelo di Giovanni, della scena sotto la croce. Gesù sta morendo. E nell'ultimo momento non si arrende: crea un legame nuovo. Affida la madre al discepolo, il discepolo alla madre. Dice: restate insieme. "È compiuto" — in greco tetelestai — non è la parola di chi cade. È la parola di chi ha portato fino in fondo quello che doveva portare. E in quella parola, ha detto Vaccari, c'è anche la vita di Giacomo: un uomo che ha difeso, ha detto una cosa giusta, ha adempiuto. E l'Apocalisse: "Ecco, faccio nuove tutte le cose." Non cancello. Non faccio finta. Prendo quello che è spezzato e lo trasformo. La madre di Giacomo e sua cugina hanno detto la stessa cosa, senza saperlo, con le parole più antiche del mondo. Questo, ha detto il Vescovo, è fede. Non ottimismo. Fede. Si è poi rivolto direttamente ai familiari. A Sara. A Nina. Al cognato che porta ancora i segni di quella notte. Alla madre Giorgia. E poi a Gabriele — undici anni — che ha tenuto la mano di suo padre in quella piazza e gli ha chiesto di alzarsi. A lui una cosa sola, semplicissima e infinita: "Tuo padre era un uomo buono. Quello che ha fatto era giusto. Portalo con te." Martedì sera Massa ha fatto qualcosa di raro e di grande. Diecimila persone in silenzio per le strade, con una luce in mano, senza partiti e senza slogan. Una città che si guardava in faccia e si diceva: questo non siamo noi. Non vogliamo essere questo. Quelle diecimila luci, ha detto il Vescovo, ci hanno consegnato una responsabilità enorme. Alle istituzioni, alle scuole, alle famiglie, alle comunità cristiane. Non possiamo raccogliere quel segnale e lasciarlo spegnere come si spegne una candela. Dobbiamo farne qualcosa. E allora il Vescovo ha detto le parole più difficili, quelle che potevano sembrare fuori luogo. Le ha dette lo stesso, con precisione: perdono e riconciliazione. Subito chiarendo: non sta chiedendo alla famiglia di Giacomo di perdonare chi lo ha ucciso. Non è questo il luogo, non è questo il momento. Le colpe individuali hanno il loro percorso davanti alla giustizia degli uomini, e poi davanti a Dio. Parla di altro. Parla del tessuto sociale che si è lacerato. Della capacità di una comunità di non lasciarsi distruggere dall'odio, di non cedere alla logica dello scontro, di non usare il dolore di Giacomo per dire cose che Giacomo, ne è certo, non avrebbe mai voluto fossero dette. E poi è arrivato al punto che brucia di più. Quello che è successo a Giacomo ci dice che qualcosa si è incrinato nel modo in cui cresciamo i nostri figli, nel modo in cui siamo presenti nelle fasi più fragili della loro vita. Ragazzi che esplodono così non nascono la sera prima. Sono il frutto di anni in cui nessuno ha saputo — o potuto — tenerli. Quello che è mancato loro quella notte non era solo un freno. Era un percorso. Era qualcuno che avesse insegnato, nel tempo, che l'altro esiste, che la vita è sacra, che la rabbia non è una risposta: è un sentimento che va riconosciuto, e non seguito.Per questo il Vescovo ha rivolto un appello diretto alle istituzioni — al Comune, alla Prefettura, alle scuole, ai servizi sociali — chiedendo non solo più controllo, ma qualcosa di più difficile e necessario: un'alleanza vera, un patto educativo che metta attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che hanno a che fare con la crescita dei giovani in questa città. Ha ricordato Papa Francesco, che nel 2020 aveva lanciato il Patto Educativo Globale — un appello solenne a scuole, famiglie, istituzioni, chiese e società civile affinché costruissero insieme invece di agire ognuno per conto proprio — riprendendo il vecchio proverbio africano: ci vuole un villaggio per crescere un figlio. Non era un'utopia allora. Non lo è oggi. È una necessità. La Chiesa di Massa Carrara-Pontremoli c'è — ha detto il Vescovo senza ambiguità — con le parrocchie, gli oratori, le comunità che conoscono le periferie, le famiglie in difficoltà, i ragazzi che scivolano via. Quella conoscenza non deve restare chiusa nelle sacrestie. Costruire quel percorso è il nuovo inizio che ci chiede questa morte. "Giacomo ha detto una parola giusta nell'ultimo momento della sua vita. Sua madre e sua cugina hanno indicato la direzione: non solo una fine, ma un nuovo inizio, che Gesù ci ha anticipato con la sua resurrezione. Tocca a noi camminare in quella direzione."
"Il sacrificio di mio figlio non sia stato vano" Le parole del Vescovo Vaccari ai funerali di Giacomo Bongiorni: un'omelia che ha fatto tremare una città intera
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
19 Aprile 2026
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