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Scritto da Carmen Federico
Cronaca
16 Aprile 2026

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Restano in carcere Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23 anni, i due maggiorenni accusati della morte di Giacomo Bongiorni, il carpentiere 47enne ucciso nella notte tra sabato e domenica in piazza Palma, davanti alla compagna Sara Tognocchi e al figlio di 12 anni. La giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri non ha convalidato il fermo per assenza del pericolo di fuga — questione strettamente procedurale — ma ha disposto la custodia cautelare in carcere ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato. L'imputazione è pesante: omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Davanti al giudice, i due giovani hanno parlato. E hanno scelto di difendersi.
"Il mio assistito contesta ogni addebito", ha dichiarato l'avvocato Giorgio Furlan, difensore di fiducia di Miron. Il 23enne ha spiegato al giudice che quella sera davanti al kebab era caduta accidentalmente una bottiglia, che i vetri erano stati raccolti e che la situazione sembrava conclusa. Stessa linea per Eduard Alin Carutasu, assistito dall'avvocato Enzo Frediani: "Non è vero che lanciavamo bottiglie contro le vetrate. Sembrava finita lì". Poi, secondo la sua ricostruzione, Bongiorni sarebbe tornato indietro insieme al cognato Gabriele Tognocchi e avrebbe sferrato una testata al minore di 17 anni presente nel gruppo — il giovane ex promessa della boxe, anch'egli indagato. Una versione confermata, agli atti, anche dalla testimonianza di una ragazza diciottenne presente in piazza quella notte. "L'ho colpito per rabbia, non volevo uccidere", ha detto Carutasu alla giudice.
Ma c'è un problema che pesa come un macigno sulla strategia difensiva di entrambi: le immagini delle telecamere di sorveglianza. Il video acquisito agli atti dagli inquirenti dura un minuto e 54 secondi. I secondi davvero rilevanti sono quindici. La ripresa è distante, parzialmente oscurata da un albero che si trova tra il locale kebab e un bar nelle vicinanze. Nonostante i limiti tecnici, quella testata che i due imputati pongono al centro della propria difesa nelle immagini non risulta visibile. Quello che invece le telecamere sembrano mostrare è altro. Il minorenne — riconoscibile rallentando le immagini — che colpisce Bongiorni in volto con un pugno. L'uomo che cade a terra di schianto. Un secondo colpo sferrato mentre è già a terra. Poi l'arrivo di Carutasu, che lo raggiunge con un calcio nella parte alta del corpo. Bongiorni non reagisce. Non si difende. È già a terra. Carutasu e Miron escono dall'inquadratura. Giacomo Bongiorni non si rialzerà più. Sarà il dibattimento a stabilire cosa sia accaduto davvero in quei quindici secondi. Saranno le perizie tecniche, il contraddittorio tra le parti, la ricostruzione minuziosa di ogni gesto a definire le responsabilità penali di ciascuno. La giustizia ha i suoi tempi e le sue regole, e va rispettata fino in fondo. Nel frattempo, una città intera aspetta. E un bambino di 12 anni porta con sé, negli occhi, qualcosa che nessuna sentenza potrà mai cancellare.

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