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Scritto da Redazione
Cronaca
23 Febbraio 2026

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Arriva dall'ambientalista Florida Nicolai, membro di associazione ARCA un'analisi maturata nell'ambito dell'esperienza con l'associazione che ha seguito tutte le fasi del  percorso di confronto sul Regolamento del Verde: "Carrara si appresta ad approvare il nuovo Regolamento del Verde pubblico e privato. È corretto riconoscerlo: il testo finale è più articolato delle prime versioni e introduce miglioramenti formali importanti. Nel suo comunicato stampa, classico nel tono istituzionale e rassicurante, l'amministrazione presenta il nuovo Regolamento come uno strumento per "curare, progettare e proteggere la città di domani", come frutto di un "confronto continuo" con le associazioni; annuncia l'avvio del censimento arboreo e descrive un testo moderno, partecipato e attento all'ambiente.Sui miglioramenti non si discute: la tutela degli alberi nei cantieri, i criteri più oggettivi per la valutazione dei danni, le indicazioni su depavimentazione e permeabilità dei suoli rappresentano progressi concreti. ARCA ha partecipato a questo confronto e quando il testo migliorava lo ha sempre riconosciuto. Ma proprio chi ha preso parte al processo può testimoniare dove il confronto si è fermato. Con il presente comunicato, pertanto, non c'è l'intenzione di smentire, bensì di completare. Di alzare il livello del dibattito istituzionale grazie al nostro continuo riferimento all'art. 9 della Costituzione, collocandoci sul piano della responsabilità pubblica e proponendo un confronto con un principio costituzionale prima ancora che con un atto amministrativo.

Il nodo politico

Le nostre proposte sostanziali – indagini strumentali obbligatorie prima degli abbattimenti, tutele certe per la fauna nel periodo di nidificazione, compensazioni obbligatorie per il verde privato – non sono state recepite. Il verde resta subordinato alle scelte urbanistiche, gestito essenzialmente in termini di decoro e manutenzione. Si parla di "biodiversità", "servizi ecosistemici" e "infrastruttura primaria", ma senza norme vincolanti che traducano queste parole in principi ordinatori. È un'evoluzione lessicale, non un autentico cambio di paradigma.

Le criticità punto per punto

L'amministrazione dichiara di riservare "particolare attenzione agli alberi di pregio". Nel Regolamento, tuttavia, manca qualsiasi soglia dimensionale che definisca il "pregio": un albero maturo ha le stesse tutele di un esemplare giovane. Il risultato è una discrezionalità totale.Il documento assicura che "ogni intervento sarà nel rispetto delle norme e degli equilibri ambientali". In realtà, sugli abbattimenti non è previsto alcun obbligo di indagini strumentali: è sufficiente la valutazione visiva. Riguardo alla fauna, il Regolamento non prevede alcun divieto esplicito di potature nel periodo di nidificazione. Le compensazioni continuano a non considerare in modo adeguato la perdita dei servizi ecosistemici garantiti dagli alberi maturi, riducendo la tutela a un criterio quantitativo semplificato. Si tratta di vuoti normativi gravi.La bozza finale dichiara di voler "promuovere l'utilizzo di specie autoctone". Il Pinus pinea – specie identitaria del paesaggio di Carrara – è presente tra quelle considerate, ma relegato al solo contesto delle pinete, destinato alla silenziosa scomparsa in qualsiasi altro contesto storicizzato, come purtroppo già avvenuto in molti punti strategici della città. Permangono inoltre dubbi di coerenza ecologica su altre specie, come le palme, che continuano a essere considerate ammissibili nonostante l'elevato rischio fitosanitario, i costi di gestione molto alti e la scarsa compatibilità ecologica con il territorio. Negli ultimi anni si sono dimostrate specie poco resilienti, con ricadute negative sia ambientali sia economiche per la collettività.

L'errore metodologico della piramide rovesciata

Il Comune presenta il Regolamento come "strumento propedeutico per arrivare al Piano del Verde". È esattamente l'errore che abbiamo denunciato dall'inizio del percorso, anzi, fin da prima che iniziasse: approvare il Regolamento prima del Piano. Le Linee Guida nazionali, in coerenza con l'orientamento delle normative europee e regionali, stabiliscono un principio metodologico chiaro: il Piano del Verde deve definire obiettivi, priorità e risorse – il "cosa" –, mentre il Regolamento ne è lo strumento attuativo – il "come". Invertire questo ordine significa legiferare in assenza di una visione strategica, approvando regole formalmente corrette ma prive di una cornice coerente, con il rischio concreto che risultino deboli o inefficaci nell'attuazione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: mappature, priorità, risorse e tempi restano indefiniti. Questo vizio originario attraversa l'intero impianto e spiega perché molte indicazioni, pur condivisibili sulla carta, restino prive di reale forza trasformativa.

Trasparenza e partecipazione: il difficile dialogo con i cittadini

L'amministrazione annuncia un "nuovo censimento del patrimonio arboreo". Sarà pubblico e georeferenziato? I cittadini potranno consultarlo? La trasparenza non è garantita.Si parla di "coinvolgimento attivo della cittadinanza". Nei fatti: nessuna Commissione Garante, nessuna pubblicazione preventiva delle perizie di abbattimento, nessun meccanismo di partecipazione reale. I cittadini restano spettatori.

I contributi ignorati

Sono stati ignorati i contributi nazionali che ARCA ha depositato durante il percorso di elaborazione del Regolamento: le "Proposte ONDA" – sottoscritte da oltre 170 comitati italiani – e lo studio "Alberi come beni comuni", che proprio nell'art. 9 della Costituzione fonda la sua impostazione giuridica. Documenti discussi e valorizzati il 12 febbraio scorso dal Comitato Sviluppo Verde Pubblico presso il Ministero dell'Ambiente (MASE), che tracciano il percorso normativo al quale tutte le amministrazioni dovranno presto attenersi. Non averli recepiti condanna il Regolamento a risultare già superato al momento della sua adozione, ancorato a una visione dell'albero come elemento di pericolo o semplice arredo urbano, anziché come fulcro della salute pubblica e della resilienza climatica.

Altre lacune

Mancano tutele certe a causa della discrezionalità negli abbattimenti, che potranno ancora basarsi su valutazioni visive senza obbligo di indagini strumentali. Le capitozzature sono vietate, ma il sistema sanzionatorio è inadeguato e non proporzionale al valore della pianta. È emblematico che il Comune resti di fatto non sanzionabile per i danni al patrimonio pubblico, ignorando la proposta di iscrivere tali danni come perdite patrimoniali a bilancio.

Verde privato, un patrimonio senza tutele

È qui che si misura l’ambizione politica di un'amministrazione. Pur rappresentando una quota significativa del verde urbano complessivo e svolgendo funzioni ambientali e sanitarie di interesse pubblico, il verde privato viene regolato con strumenti deboli, che rischiano di tradursi in una perdita progressiva di patrimonio arboreo. Senza regole incisive e compensazioni certe su questa vasta porzione di biomassa urbana, la città è destinata a un impoverimento strutturale. È una scelta politica precisa: non incidere sui privati, anche quando il loro verde svolge funzioni pubbliche fondamentali. Una scelta che entra in tensione con gli indirizzi nazionali ed europei più recenti, fondati sul principio di "non perdita netta" di verde.

Conclusioni

Carrara perde l'opportunità di allinearsi ai principi dell'Articolo 9 della Costituzione – che tutela il paesaggio e l'ambiente come patrimonio nazionale – e di dotarsi di strumenti all'altezza delle sfide climatiche in corso. I 5.500 metri quadri di cemento dell'ex-Mediterraneo – area vincolata e oggi degradata – aspettano ancora una scelta coraggiosa di restituzione alla città. Come aspetta l’area umida della Fossa Maestra, come aspettano i pini urbani e dei viali storici, destinati a una silenziosa scomparsa. Come aspettano i cittadini, spettatori di un dibattito che li riguarda ma che non li coinvolge.Chiediamo un impegno pubblico con tempi certi per il Piano del Verde e l'integrazione delle proposte nazionali ONDA. Perché senza strategia, anche le migliori intenzioni restano sulla carta. Solo così sarà possibile evitare che questo Regolamento resti un atto puramente formale, privo di efficacia reale per il futuro della città".

 

 

 

 

 

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