Anno XI 
Martedì 15 Settembre 2026
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Scritto da Carmen Federico
Cronaca
15 Settembre 2026

Visite: 53

foto realizzata con I.A.

Il discorso pronunciato da Michele Brignone, direttore delle ricerche della Fondazione Oasis, davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera ha riacceso il dibattito su quali garanzie lo Stato debba pretendere dalle organizzazioni islamiche che chiedono riconoscimento istituzionale. Alle sue tesi, Souad Sbai ha opposto una serie di obiezioni puntuali, che vale la pena isolare e ricostruire una per una.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é "𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐰𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚": 𝐢𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐒𝐛𝐚𝐢
Prima di entrare nelle singole obiezioni, vale la pena chiarire perché questa frase dia il titolo a tutto il ragionamento di Sbai. Una fatwa è un parere giuridico-religioso: lo pronuncia un'autorità islamica per rispondere a un quesito su cosa sia lecito o meno secondo la dottrina, e vale solo per chi riconosce l'autorità di chi lo emette. Non è una sentenza, non è una legge, non è un atto amministrativo. In nessun punto dell'ordinamento italiano una fatwa produce effetti giuridici: non abroga una norma, non ne crea una nuova, non vincola un giudice, non vincola un cittadino che non aderisca volontariamente a quella autorità religiosa. Per questo, secondo Sbai, usare la fatwa dell'UCOII contro i matrimoni forzati — pronunciata dopo l'omicidio di Saman Abbas — come prova che quell'organizzazione sia "affidabile" o compatibile con la Costituzione è un errore di categoria: si prende un atto di natura religiosa e gli si attribuisce un peso che, giuridicamente, non può avere. Il ragionamento implicito di Brignone sarebbe: l'UCOII ha condannato i matrimoni forzati con una fatwa, dunque è un'organizzazione su cui lo Stato può fare affidamento. Sbai lo rovescia: una fatwa fotografa l'opinione di un'autorità religiosa in un momento e su un tema specifico, non certifica nulla sulla compatibilità strutturale e permanente di un'organizzazione con l'ordinamento costituzionale. Un'autorità che oggi condanna una pratica potrebbe, su un altro tema, non farlo — e non ci sarebbe alcun meccanismo giuridico per impedirlo, perché la fatwa non è mai stata una fonte di diritto. È in questo senso che "una fatwa non basta": non perché il gesto dell'UCOII sia privo di valore in sé, ma perché non può sostituire — né essere equiparato a — la verifica che solo lo Stato, attraverso le sue leggi e le sue istituzioni, può condurre. La libertà di una donna, la tutela dei suoi diritti, la sua sicurezza non possono dipendere dal fatto che un'autorità religiosa abbia deciso, in un caso specifico, di pronunciarsi in un certo modo: devono dipendere dalla Costituzione e dalla legge, che si applicano a tutti allo stesso modo, indipendentemente da cosa dica o non dica un imam.
𝐔𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐰𝐚 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨
La prima e più radicale contestazione riguarda l'uso che Brignone fa della fatwa emessa dall'UCOII dopo l'omicidio di Saman Abbas, con cui l'organizzazione condannò i matrimoni forzati. Per Sbai, citare quel pronunciamento come prova di affidabilità istituzionale confonde due piani che uno Stato democratico non può sovrapporre: il parere religioso e la legge dello Stato. Una fatwa vincola solo chi riconosce l'autorità di chi la emette; non ha alcun valore nell'ordinamento italiano e non certifica la compatibilità di un'organizzazione con la Costituzione. Se domani la stessa autorità religiosa esprimesse un parere di segno opposto, quale garanzia resterebbe?
𝐋𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭à 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮ò 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧'𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐚
Da qui discende la seconda obiezione: il matrimonio forzato non è vietato in Italia perché un imam lo giudica sbagliato, ma perché lo vieta l'ordinamento italiano. Una donna è libera non in virtù di un'autorità religiosa che le riconosce quella libertà, ma perché la Costituzione ne tutela la dignità, l'autodeterminazione e l'uguaglianza davanti alla legge. Per Sbai, il caso Saman Abbas dimostra proprio questo: la ragazza non aveva bisogno di essere protetta da una fatwa, ma dalla legge — ed è la legge, non il consenso di una comunità religiosa, a dover intervenire quando necessario, anche contro la pressione della comunità stessa.
𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐨 𝐝𝐢𝐥𝐞𝐦𝐦𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐦𝐨𝐬𝐜𝐡𝐞𝐞 𝐞 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞
Sbai contesta poi la tesi di Brignone secondo cui, poiché oggi la radicalizzazione jihadista passa in misura crescente dall'ambiente digitale, i luoghi fisici — moschee, predicatori, reti territoriali — avrebbero perso centralità. Per Sbai questo è un ragionamento fallace: il fatto che il fenomeno si sia spostato in parte online non dimostra l'irrilevanza dei luoghi fisici, dimostra solo che lo Stato deve essere in grado di controllare più ambienti insieme, non di sceglierne uno a scapito dell'altro. Controllo che, per Sbai, riguarda allo stesso modo internet, le organizzazioni, i luoghi di culto e i flussi finanziari — senza che questo equivalga a criminalizzare la libertà religiosa, la quale «protegge la fede, non il reato».
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐬𝐚: 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐢?
La contestazione più articolata riguarda il tema dell'Intesa ex articolo 8 della Costituzione. Brignone attribuisce parte del ritardo all'«attendismo» dello Stato, ricordando che UCOII, COREIS e CICI avrebbero già modificato i propri statuti per ottenere il riconoscimento come enti di culto. Sbai non nega che lo Stato possa aver accumulato ritardi, ma ribalta la domanda: anche ammesso questo, chi rappresenta davvero l'Islam italiano? Il pluralismo interno alle comunità islamiche non è di per sé un problema — lo è per qualsiasi religione — ma diventa tale quando si pretende di trasformarlo in rappresentanza istituzionale senza chiarire chi abbia l'autorità di assumere impegni vincolanti per gli altri. Per Sbai, chiedere con chi si sta stipulando l'Intesa, chi garantisce il rispetto degli impegni sottoscritti, non è un pregiudizio islamofobo: è la domanda che qualsiasi trattativa istituzionale seria dovrebbe porsi.
𝐔𝐧 𝐏𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à
Sbai contesta infine il rilievo che Brignone attribuisce al Patto Nazionale per un Islam italiano del 2017, presentato come precedente positivo di dialogo tra istituzioni e associazioni islamiche. Per Sbai, quel documento resta un'esperienza politica, non una legge né tantomeno la Costituzione, e non può trasformarsi in una certificazione permanente di democraticità. Né un patto, né una fatwa, né una dichiarazione pubblica rendono di per sé un'organizzazione compatibile con l'ordinamento: solo i comportamenti concreti — trasparenza finanziaria, condanna effettiva della violenza, rispetto dell'uguaglianza tra uomo e donna — possono dimostrarlo.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐨𝐛𝐢𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐒𝐛𝐚𝐢, 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐥𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐥'𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐧𝐨𝐧𝐞
Il filo che tiene insieme queste cinque contestazioni è sempre lo stesso: Brignone, secondo Sbai, costruisce un automatismo — non tutti i musulmani sono fondamentalisti, la radicalizzazione passa anche da internet, alcune organizzazioni islamiche condannano pratiche come i matrimoni forzati, dunque quelle organizzazioni vanno considerate potenziali alleate dello Stato — che salta un passaggio decisivo: la verifica. Per Sbai le organizzazioni islamiche possono certamente diventare interlocutori legittimi dello Stato, ma devono dimostrarlo attraverso il rispetto effettivo dell'ordinamento, non attraverso il loro status di autorità religiosa capace di pronunciarsi su un caso specifico.
È un capovolgimento di prospettiva netto rispetto a quello di Brignone: non è lo Stato a dover chiedere all'Islam di diventare democratico nella sua dottrina interna, ma sono le organizzazioni che vogliono un ruolo istituzionale a dover dimostrare, con fatti verificabili, di rispettare la democrazia già esistente. La linea di demarcazione, scrive in sostanza Sbai, non passa tra musulmani e non musulmani, ma tra chi accetta il primato della legge dello Stato e chi pretende — anche in buona fede — di farlo dipendere da un giudizio religioso.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

Pin It
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

E' in pagamento la rata del vitalizio comunale del marmo relativa…

Per consentire a Nausicaa di eseguire interventi urgenti di riparazione di un guasto sull'impianto della pubblica illuminazione, sabato 12 settembre, dalle 8.30 alle 13,…

Spazio disponibilie

E'  revocata a partire dalle 13 di giovedì 10 settembre 2026   l'ordinanza sindacale n. 64/2026 del 09 settembre…

Considerate le condizioni meteo avverse la società organizzatrice, in accordo con i commissari, la direzione corsa…

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Sabato 12 settembre dalle 16.30 alle 19,  il nucleo di guardie eco zoofile Oipa di Massa…

Si terrà sabato 12 settembre alle 10 la presentazione alla città della sede della nuova scuola media ‘Taliercio’ di Marina…

 Martedì 8 settembre alle 17 a palazzo Binelli l'architetto Alfonso Femia presenterà alla città il Masterplan strategico per Carrara…

Domenica 6 settembre si svolgerà il mercato stagionale per recuperare la giornata dello scorso 10 maggio, in cui…

Spazio disponibilie

Per consentire a Nausicaa di eseguire interventi urgenti di riparazione di un guasto sull'impianto della pubblica illuminazione, sabato 5 settembre, dalle 8.30 alle 13,…

L'ufficio Economato del Comune di Carrara resta chiuso al pubblico nel pomeriggio di giovedì 3 settembre…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie