Il ricordo di una ragazza uccisa per aver scelto di essere se stessa, e l'allarme di chi da anni denuncia che la violenza contro le donne nelle comunità islamiche in Italia non si è mai davvero fermata. Vent'anni fa, l'11 agosto 2006, Hina Saleem aveva vent'anni e un sogno semplice: vivere la propria vita come una qualsiasi ragazza italiana. Lavorava in una pizzeria di Brescia, amava un ragazzo italiano, indossava i jeans, usciva la sera. Per la sua famiglia, arrivata dal Pakistan e chiusa in un sistema di regole rigidissime, tutto questo era inaccettabile. Fu il padre, con la complicità di due cognati e di uno zio, a ucciderla e a seppellirla nell'orto di casa, a Zanano di Sarezzo, in Valtrompia, con il corpo rivolto verso la Mecca. La sentenza definitiva della Cassazione parlò di un rapporto patologico di possesso, più che di un movente esclusivamente religioso: Hina non doveva morire per una fede, ma per aver rivendicato la propria libertà. A due decenni di distanza, quella storia continua a interrogare l'Italia. E c'è chi sostiene che, dietro le pagine ingiallite di cronaca, il problema non sia affatto archiviato.
"Niente è cambiato": la denuncia di Souad Sbai. Per l'onorevole Souad Sbai, presidente di Acmid-Donna Onlus e del Centro Culturale Averroè, oggi responsabile del Dipartimento nazionale Lega Pari Opportunità, la vicenda di Hina Saleem non è un caso isolato né un episodio da relegare al passato, ma il primo di una lunga catena di nomi — Saman Abbas, Rachida, e tante altre meno note — che raccontano la stessa storia: ragazze punite dalle proprie famiglie per aver scelto l'autonomia, l'istruzione, un amore non imposto. Sbai, da sempre in prima linea contro i matrimoni forzati e i soprusi patriarcali all'interno di alcune comunità di origine islamica, ha più volte ricordato che il fenomeno resta in larga parte sommerso, consumato tra le mura domestiche, e che le vittime sono spesso giovanissime, escluse da scuola e da ogni possibilità di emanciparsi. Un contesto in cui, denuncia, l'assenza di una vera integrazione culturale — e non solo economica o burocratica — lascia intere generazioni di ragazze prive di strumenti per difendersi.Nel caso dell'omicidio di Saman Abbas, la diciottenne pakistana uccisa nel 2021 a Novellara per essersi opposta a un matrimonio combinato, Sbai ha seguito la vicenda fino alla fine, dalla scomparsa della ragazza fino alla sentenza di condanna dei familiari, non facendo mai mancare la propria voce pubblica a fianco delle donne che, come Saman, pagano con la vita il rifiuto di un destino imposto da altri. Per l'esponente politica, il nodo resta sempre lo stesso: una certa cultura, definita da lei stessa "un patriarcato immenso", continua a considerare la libertà femminile una minaccia da reprimere, mentre parte della politica italiana preferisce parlare di rispetto delle tradizioni piuttosto che affrontare apertamente il problema. Una critica che Sbai ha rivolto in particolare a chi, a suo dire, minimizza la questione in nome del multiculturalismo, lasciando sole le donne che tentano di ribellarsi. Una ferita ancora aperta. Oggi la tomba di Hina Saleem, come ha raccontato la stampa locale bresciana, è ancora priva di una fotografia: il fratello la fece rimuovere anni fa, giudicandola troppo "scoperta". Un dettaglio piccolo ma emblematico, che secondo chi segue da vicino queste vicende dimostra come certe logiche di controllo sul corpo e sull'immagine delle donne sopravvivano anche oltre la morte.
Ricordare Hina Saleem, vent'anni dopo, significa allora non limitarsi alla commemorazione. Significa, per chi come Souad Sbai continua a battersi su questo fronte, chiedere all'Italia di guardare in faccia un fenomeno che si ripete, di nome in nome, ogni volta che una ragazza sceglie per sé stessa e paga quella scelta con la vita.
Fonti: Corriere della Sera (Brescia), Giornale di Brescia, Bresciaoggi, Il Sussidiario, La Nuova Bussola Quotidiana, dichiarazioni pubbliche di Souad Sbai.
Vent'anni dopo Hina Saleem: "Quel dolore non è servito a nulla"
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
12 Agosto 2026
Visite: 60
- Galleria:









