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Scritto da Redazione
Cultura
16 Ottobre 2026

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Non solo soccorso in mare. La Guardia Costiera controlla navi e imbarcazioni, rilascia patenti nautiche, indaga sugli inquinamenti, vigila sulla pesca e coopera con agenzie europee e Paesi del Mediterraneo. È il ritratto emerso giovedì 15 ottobre a Marina di Massa, nella serata organizzata dal Rotary Club Marina di Massa – Riviera Apuana del Centenario, presieduto dalla dottoressa Laura Iardella. Ospite il capitano di fregata (CP) Angelo Benedetto Gonnella, comandante del porto di Marina di Carrara e capo del Compartimento marittimo, con competenza sull’intera provincia. Il titolo dell’incontro era “Capitanerie di porto – Guardia Costiera: ogni giorno 160 anni di risorsa al servizio di chi vive e lavora sul mare”.

Oltre la cronaca. Il comandante ha spiegato di voler far conoscere un’istituzione spesso nota solo per i fatti di cronaca. Sul territorio apuano il pensiero va alla motonave Guang Rong, incagliata davanti al pontile di Marina di Massa: una vicenda in via di risoluzione, che ha richiesto molte risorse e sulla quale proseguono le attività d’indagine. A livello nazionale la notorietà del Corpo è legata soprattutto ai soccorsi durante il fenomeno migratorio, rilanciati dalle televisioni di tutto il mondo. Gonnella ha osservato che all’estero la Guardia Costiera italiana è forse conosciuta e apprezzata più che in Italia. I filmati proiettati in sala hanno mostrato equipaggi in mare con ogni tempo e il salvataggio di bambini nel Mediterraneo centrale, un intervento che il Corpo «custodisce gelosamente».

Una storia lunga oltre 160 anni. Le Capitanerie nascono nel 1865 come corpo civile per l’amministrazione dei porti, da cui deriva il nome. La militarizzazione arriva durante la Prima guerra mondiale, nel 1917, e diventa definitiva con il riordino del 1919. Seguono l’istituzione delle Direzioni marittime nel 1923, il Codice della navigazione del 1942 e la legge per la difesa del mare del 1982, che affida al Corpo la tutela ambientale. Nel 1989 nasce la Guardia Costiera come componente operativa; nel 1994 viene istituito il Comando generale.

Un’amministrazione unica nel suo genere. «Indosso la divisa della Marina Militare, con le stellette», ha detto il comandante, ma il Corpo dipende direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ne sostiene il funzionamento. Formazione e ordinamento restano militari, al servizio però della società civile. Con le competenze su ambiente e pesca sono arrivate anche le dipendenze funzionali dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare. Il Corpo collabora inoltre con il Dipartimento della Protezione civile.

Controlli anche nell’entroterra. Queste competenze portano la Guardia Costiera lontano dal mare. In vista delle festività natalizie, ha annunciato Gonnella, i controlli sui prodotti ittici serviti nei ristoranti si estenderanno a tutta la provincia di Massa-Carrara.

Pochi, ma ovunque. Il Corpo conta circa 11.500 donne e uomini, con una presenza femminile in costante crescita, distribuiti in 292 comandi lungo 8.000 chilometri di costa. Gonnella, che prima di Marina di Carrara si occupava a Roma dell’impiego degli ufficiali, ha sottolineato la sproporzione: lungo le coste la rete degli uffici è paragonabile a quella dell’Arma dei Carabinieri, che però dispone di un organico molte volte superiore.

Sicurezza della navigazione e servizi al cittadino. Accanto al soccorso c’è un lavoro meno visibile ma quotidiano: i controlli sulle unità da diporto e sulle navi mercantili prima che prendano il mare, gli adempimenti per marittimi e imbarcazioni, il rilascio delle patenti nautiche. All’anima amministrativa originaria, quella del comandante del porto, si è affiancata nel tempo quella operativa della Guardia Costiera.

Ambiente e pesca. I sommozzatori del Corpo rimuovono le reti fantasma abbandonate sui fondali. I campioni d’acqua prelevati durante gli accertamenti vengono analizzati anche dal laboratorio ambientale marino di Roma. Sulla pesca, ha ricordato il comandante, l’Italia è «una tessera del puzzle europeo»: le quote e lo sforzo di pesca sono ripartiti tra gli Stati membri e la vigilanza spetta alla Guardia Costiera.

Navi, aerei e sommozzatori. La componente operativa schiera motovedette e navi d’altura capaci di raggiungere il centro del Mediterraneo, nuclei subacquei distribuiti in diverse città italiane, aerei ed elicotteri. I velivoli supportano dall’alto i soccorsi più complessi e, grazie alle telecamere di bordo, individuano gli inquinamenti in mare.

Dall’Europa alla Somalia. Ufficiali del Corpo operano presso Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, presso EMSA per la sicurezza marittima e presso l’agenzia europea di controllo della pesca, con sede a Vigo, in Spagna. Personale italiano è impegnato anche in Libia e in Somalia, dove la Guardia Costiera aiuta le autorità locali a realizzare una centrale operativa per il soccorso in mare.

Anche sui laghi. Da circa un anno il Corpo presidia i grandi laghi del Nord con il Reparto operativo laghi di Milano, che coordina i nuclei di Garda, Maggiore e Como. Sul Garda, molto frequentato anche da turisti stranieri durante tutto l’anno, il numero dei soccorsi è particolarmente elevato.

Una missione, non solo una professione. Nel messaggio conclusivo Gonnella ha ricondotto la varietà dei compiti al servizio al cittadino e alla tutela di ambiente, risorse ittiche e, soprattutto, vita umana in mare. Ha reso omaggio ai soccorritori marittimi e agli equipaggi delle motovedette: «Gettarsi in acqua d’inverno al centro del Mediterraneo per salvare un bambino, o qualsiasi essere umano, bisogna viverlo come una missione». Da loro, ha aggiunto, i più anziani traggono la forza per andare avanti.

Il nodo del personale. Rispondendo alle domande del pubblico, il comandante ha spiegato che il Comando generale lavora per aumentare l’organico attraverso le leggi di bilancio. Secondo un’analisi interna servirebbero circa 15.000 persone per rendere lo sforzo sostenibile nel tempo. Oggi, ha ammesso, al personale si chiede spesso di «buttare il cuore oltre l’ostacolo».

In chiusura la presidente Iardella ha ringraziato il relatore per aver mostrato cosa c’è dietro la scritta “Guardia Costiera”. Sicurezza, legalità e tutela dell’ambiente, ha osservato, sono valori che il Rotary sente anche come propri.

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