CINQUALE – Trasformare il ricordo in qualcosa di concreto, capace di continuare a produrre bene anche dopo molti anni. È questo il significato de Il Sorriso di Franca, l'iniziativa benefica che martedì sera, al Sunset Beach Club di Cinquale, ha riunito ancora una volta istituzioni, associazioni, professionisti della sanità, sostenitori e cittadini nel nome della solidarietà e della ricerca scientifica.Quella di quest'anno è stata la quarta edizione dell'appuntamento dedicato alla memoria di Franca, un percorso iniziato nel 2022 e proseguito nel 2023, nel 2025 e nel 2026. Quattro serate che hanno permesso di raccogliere complessivamente 118 mila euro, destinati a sostenere progetti legati alla ricerca e alla cura delle malattie del sangue. Un risultato che, come ha ricordato in apertura Salvatore Cassata, promotore dell'iniziativa, rappresenta soprattutto la forza di una comunità capace di unirsi quando un progetto viene sentito come proprio. «Il ricordo del suo sorriso e della sua presenza – è stato il senso delle parole di Cassata – è stato in questi anni un collante importante». Ed è proprio quel sorriso, diventato il simbolo dell'iniziativa, ad aver accompagnato il progetto nel suo percorso, permettendo di trasformare il dolore della perdita in un impegno concreto a favore degli altri.
Cassata ha voluto ringraziare il Comune di Montignoso, gli sponsor e le realtà che negli anni hanno sostenuto l'iniziativa, tra cui AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, sezione di Massa-Carrara, la Fondazione Marmo, la Cooperativa Sociale La Salute e il Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario, oltre a tutte le associazioni e ai cittadini che hanno partecipato.Durante la serata è emersa anche l'idea di dare continuità a questa esperienza attraverso la possibile nascita di una realtà associativa capace di proseguire nel tempo le iniziative benefiche, allargando eventualmente il proprio impegno anche ad altri ambiti di aiuto e solidarietà.A rendere particolarmente significativa la serata è stato il confronto con la ricerca ematologica. Ad aprire la parte scientifica è stata la Dott.ssa Roberta Della Seta, responsabile dell'Ematologia di Massa-Carrara per l'Azienda USL Toscana Nord Ovest e presidente della sezione AIL di Massa-Carrara.
Con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, Della Seta ha spiegato come sia cambiato negli ultimi anni il modo di affrontare le malattie ematologiche. La metafora scelta è stata quella del "tallone di Achille": le cellule tumorali, infatti, sono in grado di sviluppare diversi meccanismi di difesa per sfuggire alle terapie. Possono modificare gli antigeni che vengono riconosciuti dal sistema immunitario, sfruttare il microambiente che circonda il tumore oppure sviluppare meccanismi capaci di espellere i farmaci dalla cellula.Da qui il passaggio dalla chemioterapia tradizionale alla medicina di precisione, nella quale l'obiettivo è individuare le caratteristiche molecolari della malattia per colpirla in maniera sempre più selettiva, riducendo per quanto possibile gli effetti sui tessuti sani.Nel corso dell'intervento sono state illustrate alcune delle strategie oggi disponibili: dagli inibitori delle tirosin-chinasi agli inibitori di BTK e BCL-2, dagli anticorpi monoclonali agli anticorpi coniugati e bispecifici, fino alle più innovative CAR-T, terapie che sfruttano e modificano le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e aggredire le cellule tumorali.Ma per arrivare a queste terapie, ha sottolineato Della Seta, è indispensabile investire nella ricerca, nei laboratori, nelle tecnologie e soprattutto nei giovani ricercatori. L'obiettivo finale non è soltanto allungare la sopravvivenza, ma consentire ai pazienti di avere più tempo e una migliore qualità di vita, attraverso trattamenti sempre più efficaci e gestibili.A raccontare concretamente i risultati raggiunti grazie al sostegno ricevuto in questi anni è stata quindi la Prof.ssa Sara Galimberti, professoressa ordinaria di Malattie del Sangue all'Università di Pisa e direttrice dell'UOC Ematologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.«Non si può fare una buona medicina da soli», è stato il punto di partenza del suo intervento. Galimberti ha illustrato il lavoro della rete toscana dedicata alla leucemia linfatica cronica, che punta a condividere competenze e criteri diagnostico-terapeutici per garantire ai pazienti percorsi di cura sempre più omogenei, indipendentemente dal luogo in cui vengono assistiti.
Tra i risultati presentati anche un caso clinico particolarmente significativo: quello di una paziente con una storia complessa di leucemia linfatica cronica e una localizzazione della malattia a livello della colonna vertebrale. Grazie a una nuova terapia, capace di superare la barriera emato-encefalica, la lesione è scomparsa. Il lavoro scientifico che ne è seguito è stato dedicato proprio alla memoria di Franca.Il cuore della serata è stato però il Progetto Polychrome, sostenuto attraverso le donazioni raccolte durante Il Sorriso di Franca. Il progetto nasce dall'idea di comprendere perché uno stesso farmaco possa funzionare in maniera diversa da paziente a paziente.Sono stati analizzati 63 pazienti trattati con un inibitore di BTK. Attraverso una particolare tecnologia, lo SNP array, è stato possibile studiare un'enorme quantità di varianti genetiche: circa 800 mila dati per ciascun insieme di analisi. L'elaborazione statistica e attraverso metodiche di intelligenza artificiale ha permesso di individuare otto polimorfismi risultati associati alla possibilità di sviluppare resistenza al trattamento.Un polimorfismo, ha spiegato Galimberti, non è necessariamente un errore genetico: rappresenta una normale variabilità del DNA, paragonabile alle diverse caratteristiche che rendono gli individui differenti tra loro. L'idea della ricerca è capire se alcune di queste variabilità possano contribuire a spiegare perché una determinata terapia sia più o meno efficace in un paziente.
È un ulteriore passo verso una medicina realmente personalizzata, nella quale non si considera soltanto la cellula tumorale, ma anche il sistema immunitario, il microambiente che circonda la malattia e le caratteristiche genetiche del singolo paziente.La ricerca, però, deve tenere conto anche delle condizioni generali della persona. Galimberti ha ricordato l'importanza di distinguere i pazienti più fragili da quelli maggiormente in grado di tollerare trattamenti complessi. In una casistica di circa 544 pazienti, il gruppo di ricerca ha individuato una quota significativa di persone considerate fragili secondo il sistema di valutazione proposto. Una distinzione fondamentale per evitare sia trattamenti insufficienti sia terapie eccessivamente gravose per chi non sarebbe in grado di sostenerle.Il messaggio conclusivo della serata è stato quindi semplice ma potente: la ricerca non promette di conoscere tutto, ma permette di ridurre progressivamente ciò che ancora non conosciamo. E dietro ogni risultato scientifico ci sono persone, pazienti e famiglie. Il percorso del Sorriso di Franca dimostra così come la solidarietà possa trasformarsi in qualcosa di molto concreto: non soltanto una raccolta fondi, ma un contributo a studi, tecnologie e conoscenze che possono tradursi, domani, in nuove possibilità di cura.









