Sabato 24 ottobre 2026, alle ore 16, a Villa Schiff Giorgini (Via Fondaccio 11, Montignoso), Anna Maria Lenzetti presenta il suo libro La tavoletta di cioccolato, edito da Helicon. Il volume nasce dal desiderio dell'autrice di costruire un ponte tra passato, presente e futuro, e di offrire una testimonianza «per non dimenticare» le vittime civili di guerra. Non è un esercizio letterario separato dalla storia, ma una scrittura di memoria in cui vicenda familiare, esperienza collettiva e storia della guerra totale si incontrano.Anche la copertina porta la firma dell'autrice: Lenzetti è infatti anche un'artista, e l'immagine che accompagna il libro è un suo dipinto. Una mano aperta stringe una tavoletta di cioccolato, su uno sfondo di azzurro tenue: un gesto semplice e quotidiano, che anticipa il simbolo attorno a cui ruota tutta la narrazione.Al centro del racconto c'è un fatto preciso: alle 9.30 del mattino del 25 dicembre 1944, un attacco aereo alleato colpì l'area di Gabbiano, a Montignoso. Otto cacciabombardieri, con l'obiettivo dichiarato di edifici occupati da truppe tedesche, lasciarono sul terreno 38 civili, tra uomini, donne e bambini. Uno scarto tragico tra obiettivo militare e danno umano, tipico di una guerra in cui la distinzione tra fronte e retrovia tende a dissolversi.Attorno a quella mattina di Natale si dipana la vicenda di Giuseppe Lenzetti. Catturato durante un rastrellamento, viene trasferito su carri bestiame fino all'area di Chorzów/Königshütte, nel sistema concentrazionario legato ad Auschwitz. Quando fa ritorno, scopre che il bombardamento ha colpito la sua famiglia: il padre Eugenio e i fratelli Pietro e Maria sono tra le vittime. Non una sola perdita, dunque, ma perdite multiple e cumulative, traumi che si stratificano nel tempo.
La "tavoletta di cioccolato" del titolo è insieme immagine concreta e dispositivo narrativo: richiama la fame, l'infanzia interrotta, la ricerca di un minimo di normalità in un contesto in cui il pericolo è strutturale. Una dolcezza minima, in mezzo alla violenza, che diventa simbolo di tutto ciò che la guerra ha tolto. Il libro ha un duplice valore. Il primo è documentario: le memorie personali non sostituiscono le fonti d'archivio, ma le integrano, restituendo il livello dell'esperienza vissuta (paura, attese, perdita) senza il quale la guerra resta una sequenza astratta di operazioni. Il secondo è civico: l'autrice precisa che queste pagine non nascono per alimentare divisioni, ma per rendere trasmissibile una storia di sofferenza civile e farne un presidio educativo, anche per le nuove generazioni.
Il racconto, pur nella singolarità di una famiglia, parla a una comunità intera: Montignoso, Massa-Carrara, la costa apuana. Parla di una storia nazionale in cui i civili pagarono un prezzo altissimo e di una dimensione europea, perché la vicenda di Giuseppe attraversa confini, occupazioni, deportazione, ritorno e perdita.
Così La tavoletta di cioccolato tiene insieme tre scale che spesso restano separate: quella della famiglia, quella della comunità locale e quella della guerra totale. È questa inseparabilità a rendere necessario ricordare il 25 dicembre 1944 non solo come una data tragica, ma come una responsabilità condivisa: custodire i nomi delle vittime, comprendere i contesti che produssero quella violenza, trasmettere ai più giovani una conoscenza storica rigorosa e umanamente consapevole.
La memoria di un Natale di guerra: Anna Maria Lenzetti presenta "La tavoletta di cioccolato" il 24 ottobre a Villa Schiff
Scritto da Carmen Federico
Cultura
22 Ottobre 2026
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