La progressiva riduzione della rete bancaria non è soltanto una trasformazione organizzativa del sistema del credito. Per un territorio fragile come Massa-Carrara, e in modo ancora più evidente per la Lunigiana, rischia di diventare un ulteriore fattore di debolezza economica e sociale: meno presidi significa meno prossimità, ma anche una maggiore distanza tra imprese e interlocutori finanziari, proprio nel momento in cui accesso al credito, investimenti e capacità di generare nuove attività sono decisivi per la tenuta del territorio.
A lanciare l’allarme è CNA Massa Carrara, alla luce del nuovo rapporto IRPET “La rarefazione dei servizi bancari in Toscana. Un indice di rischio comunale”. I dati collocano infatti Massa-Carrara come la provincia toscana maggiormente coinvolta sul piano territoriale: 11 Comuni su 17, pari al 65%, si trovano nei due quintili dell’indice che indicano le situazioni di maggiore criticità, la quota più alta della regione. Il fenomeno emerge anche dalla contrazione della rete: tra il 2015 e il 2025 gli sportelli bancari in provincia sono passati da 105 a 63, con una riduzione del 40%.
«Questi numeri devono preoccuparci seriamente – commenta Davide Aldo Brizzi, Presidente di CNA Massa Carrara – perché ci dicono che la nostra provincia non sta vivendo un fenomeno marginale, ma una vera emergenza territoriale. Massa Carrara registra la quota più alta di Comuni collocati nelle fasce di maggiore criticità di tutta la Toscana. Non stiamo parlando soltanto di filiali che chiudono, ma della perdita di un servizio di prossimità essenziale per cittadini, famiglie e imprese, soprattutto nei territori più fragili».
Il fenomeno assume una particolare gravità in Lunigiana, che il rapporto IRPET individua esplicitamente tra le aree caratterizzate da un forte deficit di presidio fisico e accessibilità e da un’elevata vulnerabilità demografico-insediativa. È inoltre indicata tra i territori dove il presidio bancario debole si combina con popolazione anziana e insediamenti più dispersi.
«La Lunigiana è probabilmente il caso che più di ogni altro ci deve far riflettere – sottolinea Brizzi – perché qui la desertificazione bancaria si somma a caratteristiche territoriali già fragili: spopolamento, invecchiamento, dispersione degli insediamenti e distanza dai servizi. Quando viene meno anche la banca, il rischio è che si inneschi una spirale: meno servizi, meno attrattività, maggiore difficoltà a fare impresa e, nel lungo periodo, ancora meno persone e attività a sostenere il territorio».
Il rapporto mostra inoltre che Massa-Carrara presenta una seconda criticità altrettanto significativa: il 44,5% della popolazione e il 44,9% delle imprese provinciali ricadono in Comuni caratterizzati da una bassa intensità dell’offerta bancaria rispetto alla domanda potenziale. In altre parole, il problema non riguarda soltanto i luoghi dove la banca è lontana o assente: in una parte consistente della provincia, anche dove esiste un presidio, l’offerta risulta sottodimensionata rispetto alle esigenze di famiglie e imprese.
Ed è proprio sul credito alle imprese che CNA richiama l'attenzione. Lo stesso rapporto IRPET ricorda infatti che la filiale non svolge soltanto una funzione operativa, ma rappresenta un luogo di relazione fiduciaria, accesso al credito e conoscenza del tessuto economico locale, un aspetto particolarmente rilevante in territori caratterizzati dalla presenza di micro e piccole imprese. La progressiva concentrazione della rete rischia invece di produrre una maggiore standardizzazione delle valutazioni e dei rapporti, penalizzando soprattutto le realtà periferiche e di dimensioni più ridotte.
«Quando una banca perde capillarità, si indebolisce anche il rapporto con il cliente – continua Brizzi –. E questo può essere particolarmente penalizzante per le imprese della Lunigiana e delle aree più periferiche, che rischiano di essere valutate secondo parametri sempre più rigidi e omogenei. Un direttore o un consulente che ha seguito per anni un artigiano o un commerciante sa chi è quell’imprenditore, come lavora, quali sono i suoi clienti, come ha superato le crisi precedenti e perché oggi ha bisogno di investire o di ottenere un finanziamento. Questa conoscenza non può essere completamente sostituita da un algoritmo o da una piattaforma».
Per CNA, la progressiva eliminazione della relazione personale potrebbe quindi produrre una conseguenza non prevista: non soltanto indebolire i territori, ma far perdere alle banche tradizionali proprio quell’elemento distintivo che le ha storicamente differenziate dagli operatori digitali.
«La digitalizzazione è inevitabile e sicuramente vantaggiosa – afferma Brizzi – ma attenzione a non confondere l’efficienza con la cancellazione della relazione. Una banca tradizionale possiede qualcosa che una banca digitale pura difficilmente può replicare: una rete fisica e un rapporto storico con il territorio. Se rinuncia progressivamente a questo patrimonio, rischia paradossalmente di perdere il proprio principale elemento distintivo. Inoltre, se il cliente privato o l’impresa non trova più un interlocutore, è naturale che possa guardarsi intorno e valutare nuovi servizi online e nuovi operatori. Le banche italiane rischiano così di trovarsi a competere sul terreno dell’efficienza digitale con realtà internazionali che hanno strutture più leggere, rodate e flessibili».
Ma il problema non riguarda soltanto chi un’impresa ce l’ha già: la rarefazione della rete bancaria può incidere anche sulla capacità di un territorio di generare nuove attività economiche.
«La nostra provincia non ha bisogno soltanto di conservare le imprese esistenti, ma anche di crearne di nuove. Se un giovane che vuole aprire un’attività, un artigiano che vuole investire o un’impresa che vuole crescere trova un sistema del credito sempre più distante e standardizzato, il rischio è che rinunci, rimandi oppure guardi altrove».
Per CNA, dunque, la discussione non può essere limitata ai conti economici delle singole filiali. La rete bancaria rappresenta un’infrastruttura che produce coesione territoriale, fiducia e capacità di accompagnare lo sviluppo.
«Chiediamo che il tema della desertificazione bancaria venga affrontato come una vera questione di politica territoriale. Non si può pensare che siano sempre le aree più periferiche e fragili a pagare il prezzo della razionalizzazione dei servizi. Servono soluzioni concrete e flessibili: presidi condivisi, sportelli periodici o itineranti, forme di collaborazione con altri servizi di prossimità e, dove necessario, un rafforzamento selettivo della rete».
Sono, del resto, alcune delle ipotesi contenute nello stesso rapporto IRPET, che suggerisce strumenti differenziati a seconda delle caratteristiche delle aree interessate: sportelli periodici o itineranti e presidi condivisi nei territori privi di adeguato presidio; rafforzamento selettivo della rete dove l'offerta è insufficiente rispetto alla domanda; educazione finanziaria, assistenza e mantenimento di canali relazionali nei territori con maggiore vulnerabilità.
«Massa-Carrara ha bisogno di una strategia specifica – conclude Brizzi – perché i numeri ci dicono che siamo davanti a una criticità strutturale e non episodica. La Lunigiana, in particolare, non può essere lasciata sola. Difendere l'accesso ai servizi bancari significa difendere la possibilità per le persone di continuare a vivere questi territori e per le imprese di continuare a investire e creare valore».









