Riceviamo e pubblichiamo il comunicato emesso dal Comitato Cittadini contro la discarica di Cava Fornace
"Mentre i Comuni di Montignoso, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Carrara, Massa e Seravezza, alla presentazione da parte del gestore delle integrazioni richieste dalla Regione in seguito al disastro del 6 maggio 2024, si accingono ad avanzare congiuntamente la richiesta di una nuova inchiesta pubblica sul progetto, continuando a chiedere la chiusura della discarica, l’amministratore di Programma Ambiente Apuane dichiara come non sia possibile cessare i conferimenti a quota 43 per un problema di copertura degli investimenti finora fatti.
Leggendo le parole del gestore, ci sembra che il crollo avvenuto in discarica sia stato quasi un evento positivo che ha permesso di fare migliorie significative al sito, tali da poter arrivare a quota 98 senza problemi, come se migliaia di litri di percolato finiti nel lago di porta fossero stati una benedizione.
Da sempre sosteniamo che qualsiasi codice di rifiuti, (quelli già autorizzati come quelli in richiesta) sia incompatibile con il contesto ambientale in cui la discarica è situata, perché lì una discarica non avrebbe dovuto esserci, alla luce anche del parere del Ministero dell’Ambiente nel 2007 e dell’Università di Pisa nel 2011.
Sulla Valutazione di Impatto Ambientale che sarebbe stata rilasciata, secondo Lascialfari, nelle precedenti autorizzazioni rimaniamo estremamente perplessi e vorremmo su questo un confronto con i tecnici e i giuristi della Regione.
E alla Regione, al suo presidente Giani, all’assessore all’Ambiente Barontini, ai componenti della Giunta regionale e a tutte le forze politiche che li sostengono chiediamo se alla luce di quanto accaduto 2 anni fa, se dopo 28 mesi di stato emergenziale sia opportuno che la discarica continui la sua attività.
Sei comuni, oltre 175mila abitanti sono contrari alla discarica e a un qualsiasi nuovo progetto che invece ostinatamente, lontano da questi territori, per una mera questione di soldi si vuole portare a compimento. Sì perché il gestore ha detto chiaramente che occorre arrivare fino in cima, a quota 98 m slm per una questione economica, per il business e basta..
Il Lago di Porta non è un posto qualsiasi, né una zona industriale , ma un’area di pregio ambientale, un ecosistema fragile che tutti, qui come a Firenze si ha l’obbligo di tutelare. E non ci deve essere business che tenga.
La questione che il gestore riporta su un piano prettamente di soldi, qui è di sopravvivenza, ora e per il futuro. La risposta non è tecnica, ma esclusivamente politica. E la politica deve togliersi veli e maschere e con responsabilità e nelle proprie funzioni respingere il Paur e mettere la parola fine a questo scempio che dura da oltre 20 anni. Tutto il resto sono scuse e alibi che a questo punto sono indigesti e inaccettabili".









