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   Anno XI 
Venerdì 10 Luglio 2026
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Scritto da Vinicia Tesconi
Musica
10 Luglio 2026

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Arriva con mezzora di ritardo, vestita male, come sembra essere una sua precisa volontà, pettinata peggio, la voce con ancora il graffio che l’ha contraddistinta, ma con meno note, un po’ troppo spesso cannate, i passaggi più belli dei suoi successi quasi li recita anziché cantarli e si solleva dall’onere di un intero concerto live, se pur in una piccola piazza come piazza Matteotti a Carrara, cedendo il microfono a più riprese a una vocalist e a Brianna, una dei bambini della sua squadra di The Voice che canta bene, ma che, con i testi delle sue canzoni più famose, fa l’effetto di uno Zecchino d’oro sotto acido: un disastro? Affatto. Un grande successo e non solo perché la piazza, per quanto piccola ha fatto il sold out con biglietti oltre i 70 euro ciascuno, né perché fuori dai cancelli, sui tetti delle auto, dalle finestre e dai terrazzi in tantissimi hanno ascoltato  il concerto, cantando con lei, ma perché Loredana Bertè è un’icona, intoccabile, inarrivabile,  è quella più avanti di tutte, sempre. Ha vinto 50 anni fa e  vince da 50 anni: niente può intaccare questa realtà. “Ancora ribelle” è il titolo del tour 2026 e non potrebbe essere diverso e non perché a 76 anni si ostina a indossare improbabili minigonne, ma perché la strada di ogni tipo di look, da Madonna a Elodie, l’ha aperta lei. Nessuna, dopo,  ha inventato nulla:  aveva già fatto tutto lei riuscendo nell’impresa – quella, sì, assai poco ripetuta – di non dare mai l’impressione di essere su un palco solo perché era una gnocca da paura. E lo era. Era davvero una ribelle: nei costumi, nelle scelte, nel coraggio, nei testi e nella musica che per prima ha portato in Italia. Perché ha sempre cantato con l’anima e con la sua vita di successi e sbagli, con il dolore che le è costata, con la fatica che le costa e tutto quel percorso di luci accecanti e ombre buie arriva sempre, anche se qualche volta manca una nota. È partita dura nel suo grido al mondo dell’ultimo tour: con “Amici non ne ho”, tanto per chiarire a che punto è adesso e poi ha steso subito tutti con il suo “Mare di inverno” scritta da  Enrico Ruggeri, ma diventata profondamente sua. La scaletta delle canzoni è sapiente, perché la Bertè non è mai stata un’improvvisata nella musica e il suo mestiere lo sa fare eccome, e diventa un monologo che viaggia avanti e indietro nel tempo, senza far perdere mai la bussola a chi la segue. Successi di ieri e di oggi, luci dei cellulari accese, gente che canta al cielo il ricordo della propria gioventù di cui Loredana è stata la voce e che canta con lei “Io sono pazza di me e voglio gridarlo ancora. Non ho bisogno di chi mi perdona io, faccio da sola. E sono pazza di me, sì perché mi sono odiata abbastanza. Prima ti dicono Basta, sei pazza e poi ti fanno santa”. La sua storia, il suo manifesto: quello in cui ci riconosciamo in troppi. Loredana accende il pubblico, ben oltre i fari del palco, la voce, andando, migliora, sembra tornare quella di sempre e lei passa da Jazz a Dedicato, che Ivano Fossati scrisse per lei, a Non sono una signora a Libertè a In altomare a Figlia di e in mezzo ci infila tutta la malinconia di “E’ uno di quei giorni” resa celebre dalla Vanoni, ma improvvisamente così sua, anche della Bertè. E alla fine urla quel suo Sei bellissima che l’ha resa famosa e che risuona ancora allo stesso modo: perché Loredana era, è e resterà sempre bellissima. Il tempo l’ha fermato allora, niente può più davvero cambiare. Per tutti noi che l’abbiamo amata lei sarà sempre quella bellissima ribelle, con il coraggio di mostrare le sue ferite e i suoi sbagli. Sei stata bellissima Loredana. Ieri sera a Carrara e sempre.

Foto di Andrea Muracchioli

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