"Scrivere in un momento di così profondo dolore è difficile, e lo facciamo con il massimo rispetto, stringendoci in un abbraccio silenzioso alla famiglia di Giacomo Bongiorni" Parte così la riflessione del consigliere della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: "Non è nostra intenzione alimentare polemiche gratuite sulla scia di una tragedia, lo dobbiamo a Giacomo, alla compagna, a suo figlio e a tutti i cittadini: affinché una tragedia così terribile non resti senza risposta. Di fronte a tutto questo, le parole del sindaco di Carrara, Serena Arrighi, sulla necessità di unità e vicinanza alla comunità sono giuste, ma suonano drammaticamente insufficienti. Perché la verità è semplice: i segnali c'erano anche a Carrara e sono stati ignorati Non si tratta solo di "malamovida", ma di un territorio lasciato scivolare in una zona grigia di impunità. Quando la tolleranza per i comportamenti illeciti e soprattutto per il degrado urbano, si lancia un messaggio pericoloso: qui tutto è permesso. A Marina di Carrara un ragazzo è stato massacrato di botte nel cuore della movida. Non una rissa, ma un'aggressione di gruppo. Un episodio così grave da arrivare fino al Consiglio comunale, dove la madre del giovane aggredito ha trovato il coraggio di raccontare tutto, chiedendo all'Amministrazione comunale sicurezza e risposte. Ma anche questo non è servito, il disagio giovanile dilaga. Sempre più spesso, anche nei fatti più violenti, emergono responsabilità che coinvolgono ragazzi molto giovani. E su questo non sono più accettabili né analisi generiche né scarichi di responsabilità. Un sindaco ha il dovere di governare il fenomeno, non di inseguirlo.
Cosa significa concretamente? Significa attivare progetti strutturati nelle scuole su legalità, alcol e droga. I cittadini da anni denunciano una situazione sempre più pericolosa. Si parla apertamente di criminalità diffusa e paura crescente. In una riunione pubblica ad Avenza, i residenti hanno chiesto con forza più sicurezza, più controlli e soprattutto un presidio della polizia municipale.
E qui sta uno dei punti più gravi: quel presidio, chiesto "a gran voce", non è ancora realtà. Promesso, annunciato da anni e recentemente rinviato ancora una volta. Mentre si discute di grandi progetti architettonici e cantieri futuristici, ci si dimentica dell'ordinario: una strada buia è una strada insicura. Ad Avenza e Marina ma anche nel centro storico di Carrara ci sono zone d'ombra, letterali e simboliche, dove i cittadini hanno paura a camminare dopo il tramonto. La sicurezza non si fa solo con i comunicati, ma con l'illuminazione, il decoro e la certezza che, se chiami, qualcuno interviene. Nel frattempo, gli stessi residenti parlano di un senso di abbandono che trasforma le frazioni in periferie dimenticate. Il punto, allora, non è più la narrazione. È la realtà. Una realtà fatta di aggressioni violente, dinamiche di branco e cittadini che devono "urlare" in Consiglio comunale per essere ascoltati, ma che non ricevono risposte. Serve una riflessione seria sul ruolo della Polizia Municipale: è necessario che torni a essere un presidio di quartiere, con funzioni anche di polizia giudiziaria quando occorre, vista la qualifica devoluto ai suoi agenti, visibile e presente nelle ore serali, non solo una forza dedicata a problematiche stradali durante il giorno.Ma soprattutto significa assumersi una responsabilità politica chiara, serve investire anche su questo: il sindaco deve garantire una presenza reale. Non è una scelta, è un dovere. Perché dove le istituzioni non arrivano prima, arrivano dopo i fatti. E oggi i fatti ci dicono che il tempo è già scaduto, la tragedia di Massa non è un fulmine a ciel sereno. È l'ultimo, drammatico punto di una linea già tracciata.E allora la domanda diventa inevitabile: quanti altri segnali devono esserci prima che si passi davvero dalle parole ai fatti? La vicinanza istituzionale è doverosa. Ma quando il territorio chiede sicurezza da anni — quando lo fa nelle piazze, nei comitati, perfino nelle sedi istituzionali — il cordoglio non basta più.Serve presenza. Serve controllo. Serve responsabilità. Perché oggi la comunità piange per l'accaduto. Ma soprattutto, ha paura!".









