L'onorevole Andrea Barabotti della Lega ha inviato una lettera pubblica al vescovo Fra Mario Vaccari. Ecco il testo integrale della lettera: "Eccellenza Reverendissima, caro Fra Mario, ho letto con attenzione l’intervista rilasciata ad Avvenire in data 28 settembre. Trovo assolutamente condivisibile che le istituzioni si richiamino sempre alla necessità di tutelare la dignità di ogni persona. Anche quando si tratta di garantire la sicurezza dei cittadini e la difesa dei confini. Detto questo, però, credo sia importante evitare alcune semplificazioni. Sui CPR dobbiamo pretendere che le condizioni di permanenza siano sempre rispettose della persona e dei suoi diritti. Ma non possiamo negare la loro utilità o confondere la loro funzione con quella dei centri di accoglienza. I CPR non servono a integrare. Servono a rendere possibile l’espulsione di chi non ha titolo per restare in Italia. Chi può restare deve essere messo in condizione di integrarsi. Chi ha diritto alla protezione deve essere protetto. Chi invece deve lasciare il Paese deve essere rimpatriato. Non c’è contraddizione tra dignità della persona, sicurezza e difesa dei confini. Uno stato serio deve saper garantire tutte queste cose insieme.
Lo stesso vale per la scuola. Definire le nuove misure «scelte ideologiche in vista delle elezioni» rischia di non coglierne il senso e, soprattutto, di non entrare nel merito. La norma non colpisce indiscriminatamente gli studenti stranieri. Cerca di evitare concentrazioni eccessive di ragazzi che ancora non padroneggiano l’italiano e, allo stesso tempo, rafforza gli strumenti per il loro apprendimento linguistico. Serve agli studenti italiani, perché tutela la qualità dell’insegnamento. Ma serve anche agli studenti stranieri, perché l’integrazione non si realizza semplicemente mettendo tutti nella stessa classe. Si realizza dando a ciascuno gli strumenti per comprendere, partecipare e crescere insieme agli altri.
Quando invece le difficoltà linguistiche si concentrano tutte nelle stesse classi, il rischio è ottenere l’effetto opposto: isolamento, difficoltà nell’apprendimento e, nei casi peggiori, vere e proprie classi-ghetto. Su temi così complessi è naturale avere opinioni diverse. La voce della Chiesa è preziosa quando richiama tutti alla centralità della persona. Proprio per questo credo sia importante evitare giudizi che attribuiscano troppo rapidamente intenzioni ideologiche o elettorali a scelte che meritano invece di essere valutate per ciò che prevedono e per gli obiettivi che perseguono. Accogliere chi ne ha diritto, integrare chi resta, rimpatriare chi deve partire e garantire una scuola capace di insegnare davvero a tutti non sono obiettivi contrapposti. Sono responsabilità diverse dello stesso Stato".









