A Carrara lo chiamano il 'contentino' e, in effetti, proprio questo suggerisce la roboante assegnazione del titolo di "Carrara, Capitale toscana dell'arte contemporanea 2026" da parte della Regione Toscana, avvenuta su richiesta dell'allora (è stata fatta nel 2025, subito dopo la bocciatura del progetto presentato dall'amministrazione carrarese per il titolo di 'capitale italiana della cultura contemporanea 2026') consigliere regionale, oggi portavoce del presidente Eugenio Giani, Giacomo Bugliani. Un titolo creato apposta, peraltro anche ontologicamente scorretto: la Toscana è una regione e quindi non può avere capitali, al massimo capoluoghi, ma, del resto, Carrara, capoluogo lo è già, sulla cui creazione ha indagato il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: "Dopo la drastica esclusione dal bando ministeriale per la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, la Regione Toscana annuncia oggi il titolo di “Capitale toscana dell’arte contemporanea”. Un riconoscimento che fino ad oggi non esisteva e che nasce proprio dopo la bocciatura di Carrara al bando nazionale per la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. La conferenza stampa è prevista domani, con il presidente Eugenio Giani, il sindaco Arrighi e l’assessore alla cultura Gea Dazzi. Ma c’è da fermarsi un attimo: questo titolo esisteva prima? No. Non esisteva. La Regione Toscana non aveva mai assegnato un riconoscimento di questo tipo. Ed ecco che entra in gioco la politica: il titolo nasce dalla mozione n. 2046, presentata dal consigliere regionale Giacomo Bugliani (PD) e approvata il 25 giugno 2025, che appare chiaramente orientata a individuare Carrara come prima destinataria, senza riferimenti ad altre città toscane. È evidente che l’operazione sia stata promossa dal PD per dare visibilità politica all’amministrazione Arrighi, con l’obiettivo di recuperare immagine e credibilità dopo la mancata assegnazione del titolo nazionale. Carrara era arrivata finalista al bando nazionale con il dossier “Carrara da duemila anni contemporanea”, sostenuto dalla Regione Toscana e dalla Rete museale del contemporaneo. Ma a Roma è successo qualcosa di incredibile che ha messo a nudo l’improvvisazione e la totale impreparazione della classe dirigente di sinistra, nonostante che il progetto sia stato pagato e affidato ad una società di Torino. Durante l’audizione davanti alla commissione ministeriale, la domanda fatidica è arrivata quando un membro della commissione ha chiesto: “Il budget? Potete spiegare meglio?”
Ed è qui che è emerso il vero dramma. Dei sei rappresentanti della delegazione, tra cui l’assessore alla cultura Gea Dazzi, nessuno è stato in grado di fornire risposte chiare. Il microfono è passato di mano in mano, qualche balbettio ed esitazioni continue. Dopo diversi tentativi, è stato chiamato un terzo soggetto seduto nella fila davanti per provare a rifondere qualcosa di coerente. Ma il risultato è stato evidente: non è emerso un piano finanziario chiaro e dettagliato. L’audizione di Roma, trasmessa in streaming e seguita pubblicamente, ha sollevato più di una perplessità.
Quindi ecco che il presidente Giani propone ora un titolo regionale: reale o simbolico? La Regione Toscana annuncia oggi il titolo di Capitale toscana dell’arte contemporanea, assegnato a Carrara, a pochi mesi dalle elezioni comunali del 2027. La domanda quindi è inevitabile: si tratta di un vero progetto culturale accompagnato da risorse e investimenti oppure di un titolo simbolico nato per compensare la mancata assegnazione nazionale? Fino a oggi, nessuna cifra è stata comunicata. Nessuna garanzia di investimento reale. Nessun piano concreto. Solo un titolo e una conferenza stampa per fare immagine. In altre parole: una medaglia simbolica senza peso economico, che rischia di diventare uno spot politico più che un vero sostegno alla cultura. Tempismo elettorale e strategia politica? Il titolo regionale, accompagnato da una conferenza stampa ad hoc, arriva proprio a ridosso delle elezioni: una mossa calcolata per trasformare la sconfitta nazionale in una vittoria simbolica, senza affrontare i problemi concreti, senza presentare piani dettagliati e senza garantire finanziamenti reali. Carrara umiliata merita qualcosa di diverso: progetti culturali strutturati, finanziamenti reali, trasparenza e chiarezza. Non titoli creati all’ultimo minuto per apparire in conferenze stampa.
La realtà dietro lo spot. Il messaggio politico è evidente: rivitalizzare l’immagine dell’amministrazione in difficoltà. Carrara ha una storia millenaria nell’arte, ma non può essere sacrificata sull’altare della propaganda elettorale. Se il titolo non porta risorse, progetti concreti e sviluppo culturale reale, rimane solo un’operazione di immagine, non per la città, ma per la Arrighi, anzi per la candidatura dell’Arrighi. I cittadini meritano risposte, non conferenze stampa e titoli simbolici".
immagine creata con A.I.









