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Scritto da Redazione
Politica
04 Gennaio 2026

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L'attacco americano in Venezuela - sicuramente discutibile, ma comunque rivolto contro una figura storicamenta liberticida -  ha trovato subito in Italia il solito schieramento di feroci oppositori nella stessa parte politica, la sinistra, che ha rapidamente sostituito la bandiera della Palestina con quella del Venezuela e che scalpita per tornare a manifestare a e a scatenare un po' di inutile  violenza e disagio per tutti, al grido della mancanza di rispetto dei diritti civili (che potrebbe essere anche vera in questo caso), ma  facendo finta di scordare che il primo che ha calpestato nel sangue e nella violenza ogni diritto civile è stato proprio quel Maduro, che gli americani hanno arrestato. Non a caso, ovunque, anche in Italia, persino della "salisiana" Genova, le comunità venezuelane stanno esultando per la libertà ritrovata dal  paese da cui sono stati costretti a fuggire per la dittatura. Poteva Massa Carrara  non essere presente nella difesa del dittatore Maduro? Certo che no. In prima linea si è messo l'ex presidente della Provincia e ora consigliere regionale del Pd Gianni Lorenzetti che ha affidato alla sua pagina facebook la sua indignazione per i diritti non rispettati del dittatore venezuelano e, di seguito è arrivata la dichiarazione dell'associazione  Mycelium di Massa,  che di recente ha voluto ribadire proprio alla nostra testata di essere apartitica,  e che tuttavia, anche questa volta si è allineata alla posizione della sinistra:  "Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti d'America hanno lanciato un'operazione militare su vasta scala contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, bombardando diverse aree del Paese e portando alla cattura del Presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasferiti nel territorio statunitense per essere processati. Secondo fonti internazionali, l'attacco ha causato decine di morti, tra cui civili vittime dei bombardamenti, con stime che riportano almeno 40 persone uccise tra militari e civili nel corso dell'azione militare americana. Questa aggressione rappresenta un colpo senza precedenti alla sovranità nazionale, una violazione palese del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce l'uso della forza contro uno Stato sovrano, se non in casi di legittima difesa o con esplicita autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Come associazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace, condanniamo con fermezza questo attacco. Non è solo una questione politica o militare: sono vite umane, famiglie, comunità intere che subiscono le conseguenze di decisioni prese lontano da loro. Invitiamo tutti a riflettere su quanto accade, perché ignorare queste violazioni significa rendersi complici di un mondo in cui la forza e gli interessi prevalgono sulla legge, sui diritti e sulla dignità delle persone. Anche laddove si possano criticare le politiche interne del Venezuela o il profilo politico del suo governo, nessuna giustificazione può legittimare un attacco militare unilaterale, tanto meno il rapimento del capo di Stato di un altro Paese. Azioni di questo tipo inaugurano un pericoloso precedente globale, che rischia di erodere i principi fondamentali su cui si basa la tutela della sovranità e dei diritti dei popoli. In un mondo già scosso da conflitti in cui i diritti umani vengono costantemente calpestati, questo episodio si aggiunge a una lunga lista di situazioni in cui la comunità internazionale sembra incapace di reagire con coerenza: dalla sofferenza inflitta alla popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania, sotto gli occhi del mondo che fatica a fermare o anche solo a denunciare le violazioni quotidiane dei diritti più elementari, alla persistente impunità per atti che dovrebbero essere universalmente condannati. Anche in questi casi, il diritto internazionale viene palesemente violato senza che le istituzioni multilaterali mostrino la forza necessaria per impedire un'escalation. Parlare ancora di valori, di diritti umani e della dignità della vita umana appare sempre più un esercizio vuoto se il sistema internazionale resta inerte di fronte a bombardamenti, rapimenti di leader stranieri e aggressioni che non rispondono ad alcuna minaccia immediata. Quando l'intervento militare viene giustificato da motivazioni economiche o strategiche — come l'attenzione alle immense riserve petrolifere del Venezuela — si dimentica che a pagare il prezzo più alto sono sempre le popolazioni civili, vittime degli stessi giochi di potere, economici e finanziari, per i quali la loro vita conta poco o nulla. Le grandi potenze devono essere chiamate a rispondere delle loro azioni. Non può esistere stabilità internazionale se il diritto più elementare — quello all'autodeterminazione dei popoli e alla sicurezza umana — viene costantemente messo in discussione. A rendere il quadro ancora più grave è la doppia morale che da anni caratterizza l'azione di molte potenze occidentali. Si puniscono duramente i "nemici", mentre si chiudono sistematicamente gli occhi sulle violazioni commesse dagli alleati. Si parla di democrazia e di diritti umani solo quando questi diventano strumenti utili a colpire chi non si allinea ai cosiddetti "valori dell'Occidente", soprattutto quando un paese decide di mantenere il controllo sulle proprie risorse strategiche, economiche ed energetiche. È spesso in questo contesto che entrano in gioco sanzioni, embarghi e strangolamenti economici che mettono in ginocchio intere popolazioni, colpendo i più deboli molto prima delle classi dirigenti. Non è un caso che, in molti di questi paesi, le tensioni sociali e le proteste esplodano proprio come conseguenza diretta di crisi economiche indotte dall'esterno. Crisi che vengono poi strumentalizzate dagli stessi governi che le hanno provocate, per presentarsi paradossalmente come "liberatori", giustificando interferenze, destabilizzazioni o interventi militari. È un meccanismo cinico e perverso, in cui i popoli diventano ostaggio di una narrazione costruita altrove, privati della possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino.Se davvero la vita umana ha ancora un valore, se i diritti umani non sono solo parole buone per i comunicati ufficiali, allora questa doppia morale va denunciata con forza. Perché non esistono vittime di serie A e di serie B, non esistono diritti validi solo quando conviene difenderli. Continuare ad accettare tutto questo significa rinunciare a ogni pretesa di giustizia e ammettere che il diritto internazionale e i valori universali sono diventati strumenti di potere, non principi da rispettare.La domanda, allora, non è più solo retorica ma profondamente politica: che senso possono avere valori e diritti umani definiti universali, se vengono applicati solo quando conviene, secondo interessi di potere e strategici, e negati proprio a chi dovrebbe esserne tutelato, mentre il mondo resta a guardare?"

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