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Scritto da Redazione
Politica
10 Dicembre 2025

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Sanac per anni ha garantito lavoro, competenze e dignità a tante famiglie e ha sostenuto una parte essenziale della siderurgia italiana. È stata – ed è ancora – un presidio industriale e sociale della nostra comunità. Quando Sanac soffre, non è solo una fabbrica in crisi: è un territorio che rischia di perdere un pezzo della propria identità e del proprio futuro. E per questo dobbiamo occuparcene. La crisi che oggi travolge Sanac non nasce da errori interni, ma dal crollo della produzione dell'ILVA. È una crisi imposta dall'esterno che da anni tiene i lavoratori sospesi tra cassa integrazione e incertezza. Ma la verità è semplice: non c'è futuro per Sanac senza un progetto chiaro sul futuro dell'acciaio in Italia. Oggi la siderurgia mondiale sta cambiando: l'Europa punta su forni elettrici e acciaio a basse emissioni. La transizione non è un'idea astratta: è l'unico modo per rilanciare Taranto, per creare buona occupazione e per dare un mercato stabile anche a Sanac, che può diventare un fornitore strategico dei nuovi impianti decarbonizzati.La soluzione, quindi, non si costruisce dentro i cancelli della Sanac: si costruisce a Roma, a Firenze e nei territori, con un'azione politica coordinata su più livelli. È indispensabile che le istituzioni locali – Comuni, Provincia e Regione Toscana – stiano concretamente al fianco dei lavoratori, non con dichiarazioni di circostanza ma con presenza, pressione politica e partecipazione ai tavoli decisivi. Se la politica locale non difende il lavoro del territorio, chi lo farà? Lo diciamo con forza: fare ambientalismo oggi significa tenere insieme tutti i fili della comunità. La crisi del lavoro, la crisi climatica e la crisi industriale non sono questioni separate: sono la stessa sfida. E il lavoro è parte integrante dello spazio ecologico. Per questo chiediamo alle istituzioni e alla comunità di fare la propria parte. Sanac non deve essere lasciata sola.

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