"Riteniamo non accettabile la presa di posizione della società “The Italian Sea Group" che non vuole confrontarsi con il territorio Apuano. La richiesta di convocare il tavolo Regionale sul nostro territorio, nel comune di Carrara, ci è sembrata una scelta opportuna perché è la nostra comunità che sta pagando maggiormente la crisi dell'azienda: 400 dipendenti diretti, oltre 1500 appartenenti all'indotto, una concessione demaniale che è parte integrante della nostra storia produttiva". Lo scrive in un comunicato il Polo progressista e di Sinistra - Massa.
"Il tentativo di allontanarsi per rifugiarsi in un luogo "più tranquillo" - prosegue il Polo P&S - è la dimostrazione che questa azienda non ha mai voluto essere, e non vuole essere, parte integrante della nostra comunità anzi vuole solo sfruttare lavoratori e lavoratrici, utilizzare per il proprio mero profitto una concessione demaniale pubblica che ha sempre dimostrato di essere elemento discriminante rispetto agli affari del cantiere. L'atteggiamento della proprietà ricalca il comportamento tipico del capitalismo finanziario con estrazione di ricchezza che lascia poi al territorio le macerie di questo modello. Il risultato finale è quello sotto gli occhi di tutti ovvero una quotazione in borsa che non ha redistribuito nulla arricchendo invece la vecchia proprietà. Osteggiare un incontro sul territorio è l'ennesimo schiaffo tipico dell'arroganza di chi crede ancora di avere il diritto di non confrontarsi. Come Polo Progressista e di Sinistra sono mesi che chiediamo alle forze politiche e sociali, senza riscontro, di aprire un confronto pubblico nelle sedi istituzionali perché riteniamo sia la nostra comunità a dover capire cosa stia succedendo. Per questo chiediamo che si risponda no alla richiesta di TISG di spostare in Umbria il luogo del confronto con la Regione Toscana e che finalmente tutte le forze politiche abbiano il coraggio di aprire le aule dei consigli comunali ad un confronto schietto, diretto e leale sulla situazione del cantiere e sulla sorte delle centinaia di lavoratori e lavoratrici".









