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Scritto da Carmen Federico
Politica
04 Agosto 2026

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Il 23 luglio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge, promosso dalla premier Giorgia Meloni e dal Guardasigilli Carlo Nordio, che modifica in profondità i criteri con cui si stabilisce se un minorenne può essere ritenuto penalmente responsabile.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚
Il provvedimento interviene sull'articolo 98 del codice penale, la norma che dal 1930 (Codice Rocco) disciplina l'imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Fino ad oggi la capacità di intendere e di volere del minore doveva essere accertata caso per caso dal giudice, con l'onere della prova a carico dell'accusa: un principio consolidato anche dalla giurisprudenza di Cassazione. Con la riforma questo schema si ribalta: al compimento dei 14 anni la capacità di intendere e di volere si presume, e sarà eventualmente la difesa a dover dimostrare il contrario nel corso del processo. La soglia minima di imputabilità resta comunque fissata a 14 anni, e non viene toccata la diminuzione di pena già prevista per i minori riconosciuti responsabili.
Il testo modifica di conseguenza anche l'articolo 9 del d.P.R. 448/1988, la legge sul processo penale minorile, permettendo a pubblico ministero e giudice di raccogliere elementi utili anche ai fini del giudizio sull'imputabilità, oltre che sulla situazione personale, familiare e sociale del ragazzo. Tra le altre misure collegate al pacchetto figurano l'arresto obbligatorio per i minorenni trovati in possesso di armi, regole più severe sulla vendita di coltelli e pene più alte per i danneggiamenti commessi in gruppo.
Va precisato che il ddl non è ancora legge: dopo il via libera del governo dovrà affrontare l'iter parlamentare, con discussione e voto alle Camere, prima di poter entrare in vigore.
𝐋𝐞 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨
Nordio ha collegato la riforma alla crescita, sia numerica sia nella gravità dei fatti, della criminalità giovanile, presentandola come il completamento di un percorso avviato con il decreto Caivano. Il ministro ha inoltre sottolineato che si tratta di una presunzione relativa e non assoluta, quindi superabile con prova contraria, e ha ribadito che né l'età minima di imputabilità né le pene vengono inasprite: a cambiare è solo l'onere della prova.
Meloni ha rivendicato la misura con toni netti, affermando che chi commette un reato deve risponderne indipendentemente dall'età. La premier ha comunque riconosciuto che la sola norma penale non basta ad affrontare il disagio giovanile, richiamando la responsabilità di famiglie, scuola e territorio nella prevenzione.
𝐋𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞
Le opposizioni hanno reagito con durezza. Diversi esponenti hanno parlato di un meccanismo "perverso", capace di rendere i minorenni imputabili in modo quasi automatico, a prescindere da una reale valutazione della loro maturità psicologica. Devis Dori (Avs) ha messo in guardia contro l'introduzione di automatismi nel diritto penale, un principio che considera incompatibile con le garanzie tradizionalmente riservate ai minori. Anche organizzazioni impegnate nel disagio minorile hanno espresso perplessità sull'impianto della riforma.
Sul fronte tecnico-giuridico, l'ANSA ha riportato i dubbi sollevati dai penalisti, che paventano possibili profili di incostituzionalità nel nuovo impianto normativo. Voci critiche sono arrivate anche dal mondo del volontariato educativo: don Claudio Burgio, cappellano dell'istituto penale minorile Beccaria di Milano, ha descritto la riforma come un passo indietro, osservando che a 14-16 anni molti ragazzi restano immaturi e spesso incapaci di percepire pienamente la gravità delle proprie azioni, e ha messo in guardia contro le semplificazioni del fenomeno delle baby gang.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨
La riforma arriva in un clima di forte attenzione mediatica sui fenomeni di violenza giovanile, e alcuni organi di stampa l'hanno già soprannominata informalmente "ddl anti-maranza". Proprio su questo provvedimento, e sulla spaccatura che ha aperto tra mondo politico e magistratura, si è espresso di recente anche l'ex magistrato Luca Palamara, sottolineando come la misura divida chi la considera una risposta necessaria alla criminalità minorile e chi invece la giudica un intervento più simbolico che efficace.
Fonti: ANSA, I dubbi dei penalisti: 'Incostituzionali le nuove norme sui minori'; Altalex, Imputabilità minori: presunzione capacità dai 14 anni; Il Messaggero, Nuova stretta anti-maranza; Il Fatto Quotidiano, Imputabilità minori dai 14 anni: il ddl del governo cambia la giustizia minorile; Il Mohicano, Giustizia, imputabili dai 14 anni. Cambia l'onere della prova.

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