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Scritto da Redazione
Politica
04 Agosto 2026

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Alcuni spunti tratti da un'intervista di Gianna Fregonara al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, pubblicata dal Corriere della Sera, in cui il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato l'organizzazione per il mese di novembre di una grande assise dedicata all'integrazione degli studenti stranieri. All'incontro parteciperanno rappresentanti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti e delegati degli studenti: l'obiettivo è presentare la visione del ministero e le misure già intraprese, in nome di un'Italia capace di accogliere senza rinunciare alla propria identità e ai propri valori. L'occasione servirà anche per definire ulteriori interventi.L'intervista arriva dopo la proposta lanciata da Ernesto Galli della Loggia — componente della commissione ministeriale per le indicazioni nazionali — che aveva sollevato il tema di un problema legato in particolare agli studenti di cultura islamica.
𝐈𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
Per il ministro la distinzione tra i due concetti è centrale. Portando l'esempio del velo integrale, spiega che permettere a una ragazza di frequentare la scuola indossando il burqa significherebbe accettare, in nome dell'inclusione, principi che confliggono con la Costituzione, a partire dalla discriminazione tra uomo e donna: si includerebbe formalmente la persona ma la si priverebbe della possibilità reale di socializzare, trattandola di fatto come "non-persona". L'inclusione, dice, rischia di accettare chiunque a prescindere da come vive; l'integrazione, invece, significa inserire la persona in un sistema di regole condivise che rispecchiano la Costituzione — regole valide anche per chi proviene da culture distanti.
Da qui l'annuncio concreto: un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola, accompagnato da corsi di lingua italiana rivolti ai genitori stranieri, pensati per evitare che uno studente impari a casa meno di quanto appreso in classe.
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚
Alla obiezione secondo cui un divieto del genere potrebbe spingere alcune famiglie a tenere le figlie chiuse in casa, o persino a rimandarle nel paese d'origine, Valditara risponde richiamando le misure già previste dal decreto Caivano: per i genitori che non mandano i figli a scuola è prevista la reclusione fino a due anni, ed è allo studio anche la possibilità di revocare il permesso di soggiorno in questi casi. Sul tema dell'immigrazione, ribadisce, serve concretezza e non demagogia o toni sopra le righe.
Interrogato su chi, a suo avviso, alzi i toni, il ministro cita in particolare Futuro Nazionale, distinguendo tra un'immigrazione regolare — definita vantaggiosa per il Paese — e un'immigrazione clandestina da contrastare. Rivendica per il governo un lavoro giudicato efficace, con un calo degli sbarchi, e annuncia l'intenzione di accelerare i rimpatri dei minori stranieri non accompagnati entrati illegalmente.
𝐈 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢: 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢
Se a livello nazionale gli studenti che non parlano italiano in casa restano poco sopra il 10%, la situazione cambia molto da regione a regione. Alla primaria, in Lombardia il 22% dei bambini non ha cittadinanza italiana, percentuale che sale al 24% in Emilia-Romagna; agli antipodi si collocano Campania (5,2%), Puglia (valori simili) e Sardegna (3,9%). Alle medie e alle superiori le percentuali scendono, trattandosi di un fenomeno relativamente recente e in crescita.
Sul fronte della dispersione scolastica i dati mostrano un miglioramento: tra gli studenti stranieri il tasso di abbandono era al 30,1% nel 2022 ed è oggi sceso al 26,2%, con l'obiettivo di ridurlo ulteriormente.
𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞
In terza media, tra gli esiti di matematica di uno studente italiano e di uno straniero permane un divario di circa trenta punti (204 contro 173). Secondo le rilevazioni Ocse-Pisa, questo scarto viene misurato al netto della condizione socioeconomica della famiglia, pur restando anche un tema legato alla povertà.
Le rilevazioni Invalsi confermano un divario ancora più marcato in italiano, sempre a fine terza media (158,9 contro 201,3), mentre in inglese sono in media gli studenti stranieri a ottenere risultati migliori. Il ministero individua qui un problema di didattica dell'italiano legato alla presenza di background diversi, evidente già dalla scuola primaria.
𝐋𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨
Tra gli interventi già avviati dal ministero figurano: l'Agenda Nord, che investe nelle scuole delle periferie urbane coinvolgendo anche le famiglie; 13 milioni di euro destinati ai corsi pomeridiani; il Piano Estate; percorsi di tutoraggio per personalizzare la didattica; e la formazione specialistica di 1.000 docenti dedicati all'insegnamento dell'italiano per gli studenti stranieri.
Alla domanda se 300mila classi coinvolte non siano un numero troppo contenuto, la risposta è che il criterio individua le classi con oltre il 20% di alunni stranieri di recente arrivo. Le comunità straniere si concentrano soprattutto nelle periferie di Milano, Torino, Mestre e Genova, oltre che nelle zone rurali di Lombardia ed Emilia-Romagna, dove non sempre viene rispettato il limite del 30% di studenti stranieri per classe. Il ministero intende rivedere le disposizioni per redistribuire concretamente gli alunni anche verso scuole vicine, senza superare quella soglia, spostando – dove necessario – lo studente in un istituto limitrofo anziché a chilometri di distanza. Il problema, sottolinea Valditara, riguarda anche le politiche residenziali degli enti locali, chiamati a scoraggiare la formazione di quartieri-ghetto.
𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐢𝐮𝐬 𝐬𝐜𝐡𝐨𝐥𝐚𝐞
Sull'ipotesi di collegare il rilascio del passaporto al completamento del percorso scolastico (il cosiddetto ius scholae), il ministro ricorda che la cittadinanza può già essere ottenuta dopo dieci anni di presenza regolare in Italia, un percorso che coincide di fatto con quello della scuola dell'obbligo.
Fonte: Corriere della Sera, intervista a cura di Gianna Fregonara.

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