I fatti descritti dalla stampa sul caso della presunta violenza sessuale subita da un'imprenditrice di 52 anni ad opera del senatore di Forza Italia, Franco Silvestro si basano solo su quanto è trapelato dall'indagine in corso, ma, in questa vicenda, come in ogni procedimento che coinvolga persone fisiche, vige il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Il senatore Francesco Silvestro è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. La giustizia farà il suo corso nelle sedi competenti, e a essa spetta l'accertamento della verità. Detto questo, la notizia della denuncia presentata da un'imprenditrice 52enne nei confronti del senatore Francesco Silvestro (Forza Italia), accusato di violenza sessuale all'interno del suo ufficio parlamentare, non può lasciare indifferente chi da anni lavora sul territorio per costruire una cultura del rispetto, della legalità e della tutela delle donne. Come Presidente de La Rivincita, associazione culturale radicata nel territorio di Massa Carrara e attiva da anni in sinergia con le scuole, le autorità e le istituzioni locali nella prevenzione della violenza di genere e nell'educazione ai diritti, sento il dovere civile e morale di prendere posizione su questa vicenda. Ho preso atto con attenzione della dichiarazione dell'Onorevole Souad Sbai, Responsabile Nazionale del Dipartimento Pari Opportunità della Lega, nonché Presidente di Acmid-Donna Onlus e del Centro Culturale Averroè, che ha espresso solidarietà alla donna denunciante e condannato con fermezza il linguaggio utilizzato dal senatore per respingere le accuse.
"Un’imprenditrice di 52 anni - ha dichiarato l'onorevole Sbai - denuncia di essere stata vittima di violenza sessuale nell'ufficio di un senatore della Repubblica, all'interno del complesso parlamentare di San Luigi dei Francesi. Fatti gravissimi, su cui la magistratura farà il suo corso, come è giusto che sia, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. Questa notizia non si può leggere senza indignazione, a maggior ragione rispetto a qualcosa che non richiede alcun processo per essere giudicato: le parole con cui il senatore Francesco Silvestro ha risposto alla denuncia. ‘Io sono un bel ragazzo, lei è una signora normale’. Questa affermazione non è solo offensiva e gravissima, ma è la sintesi di una mentalità che considera la credibilità di una donna vittima di violenza proporzionale all’avvenenza fisica. È la stessa cultura che per decenni ha fatto sì che le donne non fossero propense a denunciare, sapendo che sarebbero state messe sotto processo al posto dei loro aggressori. Questo non è accettabile e non lo sarà mai". Così in una nota Souad Sbai, responsabile nazionale Dipartimento Pari Opportunità - Lega. "Esprimo la mia piena e incondizionata solidarietà alla donna che ha avuto il coraggio di denunciare, affrontando, secondo quanto riportato, anche pressioni e intimidazioni per spingerla al silenzio. A lei va tutto il mio rispetto e la mia vicinanza umana e istituzionale. La politica deve essere un luogo di servizio, missione e senso di responsabilità, non certo di impunità. Gli uffici parlamentari non sono zone franche", aggiunge.
"Condivido quella posizione - dichiara l'avvocato Federico - E voglio aggiungere la voce de La Rivincita. Ciò che non può passare sotto silenzio, indipendentemente dall'esito giudiziario, è la risposta pubblica dell'accusato. Liquidare la credibilità di una donna che sporge denuncia per violenza sessuale sulla base del suo aspetto fisico non è una gaffe. È la manifestazione concreta di quella cultura patriarcale e sminuente che noi, ogni giorno, entriamo nelle scuole e nelle piazze di questa provincia a smontare, pezzo per pezzo, insieme a insegnanti, studenti, famiglie e istituzioni. Da avvocato, so bene che la presunzione di innocenza è un pilastro irrinunciabile del nostro ordinamento. Ma so anche che il linguaggio con cui si risponde pubblicamente a una denuncia è già, di per sé, un atto politico e culturale. E quel linguaggio, in questo caso, merita una riflessione collettiva seria.La Rivincita nasce proprio per questo: per dare strumenti alle donne, alle giovani generazioni e alle comunità, affinché la violenza di genere non trovi terreno fertile né nell'ignoranza, né nell'indifferenza, né tra le mura di chi è chiamato a rappresentare i cittadini.Questa vicenda ci ricorda che la battaglia culturale che portiamo avanti non riguarda solo situazioni di fragilità sociale. Riguarda i palazzi del potere. Riguarda chi ha la più alta responsabilità pubblica.La nostra associazione continuerà a lavorare con le scuole, con le autorità locali e con le istituzioni del territorio di Massa Carrara per costruire, un incontro alla volta, una cultura diversa. Una cultura in cui una donna che denuncia venga creduta, rispettata e protetta. Non giudicata per come appare.Questa è la missione de La Rivincita. E non ci fermeremo".









