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Scritto da Redazione
Politica
18 Marzo 2026

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Ieri sera, in Consiglio comunale, è stata approvata la proroga di due anni per i controlli sul raggiungimento del 50 per cento di lavorazione in filiera del materiale estratto. Riteniamo, come già detto anche nell’audizione delle Associazioni ambientaliste in commissione marmo, che questa scelta si rivelerà un grave errore anche perché ci sono tanti buoni motivi per dire un NO deciso alla proroga. Le aziende, infatti, sapevano dal 2015 (legge regionale cave) che, per avere accesso alla proroga delle autorizzazioni avrebbero dovuto lavorare in loco almeno il 50% del materiale estratto. Nel 2023 hanno firmato col Comune le convenzioni per garantirsi la possibilità di proseguire l’escavazione fino al 2042, sapendo che dopo due anni ci sarebbero stati i controlli sulla effettiva realizzazione della filiera. Adesso molte aziende hanno chiesto una proroga per raggiungere quel risultato che non hanno saputo realizzare in 11 anni: o credono nei miracoli o pensano, più realisticamente, di ottenere una modifica alla legge 35, che elimini o riduca l’obbligo di filiera! Oltretutto, seguendo la tradizione italica dei condoni edilizi, la logica della proroga rappresenta uno “schiaffo” per chi si è messo in regola e un potente incentivo per chi non intende invece farlo.Come già detto più volte, si può accettare di mantenere l’escavazione a Carrara, nonostante i pesanti danni paesaggistici e ambientali, solo riducendone i volumi e razionalizzandola e solo se i cittadini ne traggono un reale beneficio.Da tutti gli studi si evince che la lavorazione in filiera, soprattutto se di qualità e ad alto valore aggiunto, porta molta più occupazione rispetto all’attività di estrazione e alla commercializzazione dei blocchi. Dunque è alla filiera che si deve puntare, senza accettare deroghe o proroghe a quanto stabilito dalla legge 35.C’è anche un altro aspetto grave che vogliamo evidenziare: la mancanza di trasparenza sui dati. Quelli che ha fornito la sindaca in commissione marmo infatti sono estremamente generici.Si dice che a oggi solo 19 cave sarebbero in regola e a 4 manca solo un 1 per cento per diventarlo al 30 aprile, data in cui sarebbero dovuti scattare i controlli sulla filiera. Le altre 25 cave si attestano su valori variabili tra il 48 per cento di filiera e meno del 20 per cento. Proseguendo nella discutibile scelta di nascondere i dati ai cittadini, non è stato detto se queste cave inadempienti sono grandi o piccole, che utili hanno e quanto personale occupano. Pur contrari alla proroga, avevamo proposto all’Amministrazione di valutare caso per caso se concederla o meno: una cosa infatti è essere oltre il 40 per cento di filiera, una cosa è essere ben sotto tale soglia, soprattutto se si tratta di aziende grosse con utili sostanziosi che avrebbero consentito di fare gli investimenti necessari. E se tra due anni ci saranno ancora aziende non in regola che cosa succederà? Si proporrà un’altra proroga, tanto “le regole ci sono, ma non sempre valgono”? Se poi l’obiettivo è quello di vanificare la filiera, modificando la legge 35, diciamo subito che siamo nettamente contrari e disposti alle barricate per impedirlo. E l’Amministrazione?

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