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Scritto da Redazione
Politica
02 Settembre 2026

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Il Masterplan 2026 della Regione per contrastare l’erosione del litorale e le critiche mosse dalle associazioni di operatori balneari, turistici, commerciali e immobiliari rivelano l’inadeguatezza radicale dell’analisi delle cause di fondo e, quindi, delle soluzioni proposte da entrambi i fronti.Da oltre 50 anni si accumulano infatti dati scientifici inconfutabili: il consumo di combustibili fossili e l’accumulo atmosferico di anidride carbonica (Fig. 1) e di altri gas climalteranti hanno innescato il riscaldamento globale che ha condotto all’attuale crisi climatica (di cui stiamo sperimentando solo le prime avvisaglie): scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, , intensificazione della frequenza e dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi (alluvioni e siccità), riscaldamento dei mari e innalzamento del loro livello (da +30 cm a oltre 1 metro entro il 2100) e conseguente sommersione ed erosione delle coste.

Inadeguatezza radicale degli interventi previsti

 Di fronte a questi processi su scala planetaria innescati dall’uomo e mai verificatisi in modo così repentino, sia gli interventi previsti dal masterplan che quelli suggeriti dai suoi critici sono paragonabili a quelli di formichine che, essendo prive di memoria storica e vedendo solo a pochi centimetri di distanza, dopo ogni forte mareggiata corrono indaffarate a spostare un granello di sabbia da un punto all’altro nell’intento – evidentemente illusorio – di risolvere il problema.È, anzi, prevedibile che, con lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, anche i raggi solari – oggi da essi riflessi nello spazio – saranno assorbiti, accentuando ulteriormente il riscaldamento del pianeta (terre, mari ed atmosfera) e le sue conseguenze, comprese alluvioni, siccità, incendi e altri fenomeni catastrofici (come quello recente al confine Cina-Nepal).Di fronte all’evidenza scientifica conclamata di questi fenomeni suscita sconcerto l’inadeguatezza delle misure previste dal masterplan costiero regionale e di quelle suggerite dai suoi critici: un confronto rivelatore di una visione miope, non all’altezza del carattere planetario del fenomeno da affrontare. Ricorrendo all’immagine delle formichine, il masterplan prevede il ripascimento con qualche granello di sabbia e i suoi critici reclamano qualche granello in più. In entrambi i casi, l’effetto del ripascimento sarà di breve durata e le nuove sabbie saranno trascinate al largo.Con queste considerazioni non intendiamo sostenere che tanto vale non fare nulla (anzi, forniremo nel seguito alcune indicazioni), ma evidenziare la necessità di una presa di coscienza collettiva: data la natura planetaria e in accelerazione del riscaldamento globale, i ripascimenti saranno comunque interventi tampone sempre più costosi e meno efficaci. È pertanto necessaria la consapevolezza che qualsiasi tipologia di intervento messa in campo per contrastare l’erosione costiera, anche alternativa o integrativa al ripascimento, si rivelerà comunque solo un palliativo per rallentare un fenomeno ormai irreversibile se non si agirà con urgenza per rimuoverne le cause.

 Perché apportare sabbia con camion? Favorire il ripascimento costiero naturale!

In condizioni naturali l’alimentazione del litorale è assicurata dagli apporti solidi fluviali che veicolano i materiali provenienti dalla disgregazione delle rocce montane, dalle frane e dall’erosione fluviale (per il litorale apuano, prevalentemente dal bacino del F. Magra). Ma i comuni (costieri e montani), per stabilizzare il territorio, svolgono continuamente un’opera di contrasto (stabilizzazione di frane, muri di contenimento, argini, briglie, difese spondali ai fiumi ecc.) il cui risultato è proprio la riduzione degli apporti solidi fluviali al litorale. In sostanza, la mancanza di una gestione unitaria e coerente del territorio fa sì che gli interventi di difesa del suolo accelerino l’erosione del litorale.Sempre in condizioni naturali, vi sono altri aspetti che frenano, significativamente, i fenomeni erosivi. Il primo è rappresentato dai sistemi dunali, che se correttamente “rispettati” (ad esempio permettendo la crescita della loro vegetazione tipica) frenano la dispersione dovuta ai venti. L’altra è il mantenimento in situ, dei materiali vegetali spiaggiati (in particolare di posidonia) che frenano l’erosione dovuta al moto ondoso. Non è un caso che i maggiori fenomeni erosivi si verifichino nei litorali più antropizzati, con la presenza di lidi e stabilimenti balneari. Ugualmente, andrebbe promosso il massimo ripristino di spiagge libere e la ricostituzione delle dune (come previsto dal progetto Life TerrAmare (di cui Legambiente è partner), con una gestione sostenibile anche della pulizia delle spiagge.Come interventi sostitutivi o complementari al previsto ripascimento artificiale suggeriamo misure volte a incrementare l’apporto naturale di sedimenti al litorale, quali: demolizione di buona parte delle centinaia di briglie e soglie presenti sul Magra e affluenti (intrappolano sedimenti da decenni); demolizione delle difese spondali poste a protezione di terreni incolti o comunque non abitati (impediscono l’erosione laterale dei fiumi e riducono il ripascimento naturale); dragaggio dei bacini di ritenuta (dighe) con restituzione al fiume dei sedimenti in essi intrappolati; introduzione in alveo di materiali rocciosi provenienti da lavori di scavo; favorire la franosità pilotata in alcuni versanti montani.Si tratta di suggerimenti che abbiamo avanzato (come osservazioni a un progetto di barriere frangiflutti a Marinella) già 30 anni fa e che sono state ritenute dal Ministero LL.PP.  “molto pertinenti e ben argomentate”.

 

 

  1. Primum non nocere (fermare l’ampliamento del porto)

 

Dovrebbe essere scontato ma – visti gli insistenti tentativi di ampliamento del porto – è bene esplicitare che il primo requisito degli interventi pubblici a difesa del litorale deve essere la coerenza. Non è dunque ammissibile che, con una mano, l’ente pubblico spenda soldi per ripascere il litorale mentre, con l’altra, spende in interventi che ne aggravano l’erosione. Pertanto, come abbiamo argomentato nelle nostre osservazioni, il nuovo piano regolatore portuale deve essere respinto.

 Conclusioni

Il quadro acclarato della crisi climatica globale e delle sue cause impone oggi a tutti (cittadini e amministratori) una radicale “conversione ambientalista” a tutti i livelli, da quello locale a quello globale. L’impegno comune dovrebbe essere un percorso accelerato per l’abbandono delle fonti fossili e la loro completa sostituzione con le energie rinnovabili. Non compiere questa scelta ha costi molto salati, anche sul piano economico (per fare un solo esempio, la resistenza all’abbandono del motore termico ha già portato al tracollo dell’industria automobilistica nazionale, spazzata via dai veicoli elettrici).Eppure ancora oggi l’Italia (Regione Toscana compresa: si veda la legge sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili) procede con troppe resistenze e timidezza sulla via della conversione alle rinnovabili. È invece urgente la loro pronta e massiccia adozione, nella consapevolezza che le fonti energetiche fossili sono fonte di catastrofi ambientali, economiche e sociali (oltreché di guerre) e che solo le rinnovabili potranno salvare il territorio e il paesaggio (dai monti al mare). Occorre dunque acquisire la consapevolezza diffusa della necessità della loro adozione su larga scala e adottare ogni accorgimento affinché questa transizione sia accompagnata dall’impegno per la pace, la riduzione delle disuguaglianze e della povertà.

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