Manifestazione storica sabato 18 luglio a Roma, dove tremila militari appartenenti all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, Alla Marina Militare. all’Aeronautica si sono riuniti in piazza per protestare contro un rinnovo contrattuale che è stato definito dagli esponenti dalle sigle sindacali, da miseria. “Hanno mortificato il personale in uniforme” ha dichiarato Toni Megna segretario nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri “uomini e donne, finalmente ieri sono scesi in piazza per rivendicare i loro diritti”.La protesta nasce dalle mancate promesse riguardanti i rinnovi contrattuali fermi ormai da anni e oggetto di discussioni infinite con gli esponenti del governo. “Ci saranno restrizioni non solo economiche ma anche sulla legge 104” ha continuato il segretario provinciale di Massa Giacomo Lorenzetti “sui diritti alla famiglia per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, che cominceranno già dalla prossima manovra di bilancio.” I Carabinieri si sono presentati in piazza compatti insieme alle altre sigle, tra cui Usic e Usmia Carabinieri, per difendere non solo la parte economica ma anche quella che coinvolge i militari nella vita reale di tutti i giorni. Altre sigle, tra cui SIM Carabinieri, Unarma e Siul CC, non hanno aderito alla manifestazione firmando invece un protocollo d’intesa con i rappresentanti del Governo. Il contratto viene giustamente definito misero anche perché prevede un aumento sullo stipendio di poco più di un euro al giorno, per ciò che riguarda gli arretrati del 2025. Non era mai successo che le le forze armate e le forze di polizia ad inquadramento militare manifestassero per reclamare i propri diritti, al pari di tutte le altre categorie di lavoratori italiani. Spesso i politici di qualsiasi colore, che si avvicendano sugli scranni del potere manifestano vicinanza alle forze dell’ordine, promettendo in campagna elettorale aumento adeguati non solo al costo della vita ma anche alla reale pericolosità delle mansioni da svolgere. Gli uomini e le donne in divisa, con una manifestazione che sarà ricordata in futuro proprio per la sua eccezionalità, hanno voluto far sentire la loro voce per evidenziare l’ennesima occasione mancata, l’ennesima promessa non mantenuta.
“La nostra speranza” chiude il segretario nazionale “è che ora il governo dimostri sensibilità, che ci ascolti convocandoci per ascoltare le voci della base e non solo quelle dei dirigenti e degli Stati Maggiori”









