Giacomo Bongiorni aveva 47 anni. Era un padre. Sabato sera era in piazza Felice Palma con la sua famiglia quando un gruppo di ragazzi ubriachi ha iniziato a lanciare bottiglie contro una vetrina. Ha chiesto rispetto. Lo hanno circondato. Lo hanno pestato. Non si sono fermati. "Lo vedevo a terra e loro sopra" — ha detto Sara, la sua compagna. È morto così. Per aver fatto la cosa giusta. A trenta passi dal Municipio. Davanti al figlio di undici anni. In queste ore molti parlano delle famiglie del branco. Capisco lo sdegno. Ma sul piano giuridico è necessaria una precisazione: non si può entrare nelle case private. La responsabilità genitoriale esiste ed è prevista dal codice civile, ma accertarla spetta ai giudici, non alla piazza. Il piano su cui si deve ragionare è quello istituzionale.
E su quel piano la realtà è scritta, documentata, inconfutabile.
Esposti depositati. Denunce presentate. Chiamate al 112 registrate. Interventi in Consiglio comunale. Una escalation nota a tutti — sintomo inequivocabile di pericolosità sociale crescente e reiterata nel tempo. Lo conferma il Sindaco Persiani stesso, dichiarando di voler chiedere rinforzi "alla luce dell'escalation di episodi". Quell'escalation esisteva già. Era nota. Era documentata. Di fronte a una pericolosità sociale reiterata e nota, la legge offre strumenti precisi: il foglio di via obbligatorio, il DACUR, il daspo urbano del Decreto Minniti, le misure di prevenzione del Codice Antimafia. Strumenti che il Questore può attivare, che il Prefetto può coordinare, che il Sindaco può sollecitare formalmente ai sensi dell'art. 54 del TUEL. Strumenti pensati per tutelare la comunità prima che l'irreparabile accada.
Non sono stati attivati. Le ordinanze sono arrivate la mattina dopo la morte di Giacomo. Il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica è stato convocato il giorno dopo. Le ordinanze di oggi non sono una risposta. Sono una confessione.
Devo essere chiara: io non accuso nessuno. Non è mio compito. Ma chiedo — come avvocato, come cittadina, come madre — che ciascuno, a tutti i livelli istituzionali, documenti concretamente ciò che ha fatto per evitare l'irreparabile. Non con le parole. Con gli atti. Con le date. Con i numeri di protocollo. Maggioranza e opposizione. Nessuno escluso.
Penso al figlio di Giacomo. Undici anni. Era lì. Ha visto tutto. A lui, e a quella famiglia, dobbiamo qualcosa di più delle ordinanze postume. Dobbiamo la verità.La verità è già agli atti. Ora va portata alla luce.
Omicidio di Giacomo Bongiorni: cronaca di una tragedia annunciata secondo l'avvocato Carmen Federico
Scritto da Carmen Federico
Politica
13 Aprile 2026
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