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Scritto da Redazione
Politica
09 Marzo 2026

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Non si tratta dello scontato e per certi versi anche banale problema di “dove mettere le auto”: perché qui non sollevo un problema tecnico, ma un problema di giustizia sociale. Poi, se è vero che il turismo porta ricchezza, è pur vero che non deve farlo a spese dei diritti dei residenti, altrimenti è sfruttamento. E poi, ancora, non è accettabile, e neppure legale, permettere che poche attività di lucro scarichino/esternalizzino i costi sui cittadini. Al ritorno di ogni estate ci si rende conto di diventare ospiti, e per giunta trattati male, nel posto in cui viviamo e paghiamo le tasse. Marina di Carrara vive ogni anno un incremento di presenze: se per i visitatori questa è un’opportunità di svago, per i residenti la stagione turistica si trasforma in un incubo quotidiano: trovare un posto auto diventa un’impresa, anche per esigenze irrinunciabili come portare un anziano a una visita medica, rientrare a casa dopo il lavoro o trasportare la spesa. È un problema di diritti, non solo di parcheggi, non derubricabile pertanto come una semplice “carenza di parcheggi”, tema che, per sua natura, non si risolve mai soltanto aggiungendo nuovi stalli; è un problema di totale assenza di misure strutturali di tutela dei residenti, in particolare nei periodi di massima pressione turistica. Dunque, chi, qui,  abita e  paga le tasse non trova posto e le esigenze della sua quotidianità vengono ignorate. Succede, in silenzio, a migliaia di persone che sono costrette ad arrangiarsi perché nessuno ha mai pensato a tutelarle.

Il profitto di pochi, il sacrificio di tutti

Ogni anno, tra giugno e settembre, gli stabilimenti balneari, che si aggiungono all’attività di porto e cantieri, richiamano sul territorio un flusso enorme di veicoli. Le loro attività prosperano e i loro bilanci crescono. Ma i costi di quel traffico, il caos sulle strade, l’impossibilità di parcheggiare, l’aria più inquinata, la qualità della vita che crolla, li paghiamo noi, ogni giorno, con la nostra salute, il nostro tempo, la nostra pazienza. In economia questo meccanismo ha un nome preciso: esternalizzazione dei costi. Un’azienda genera un disagio ma non ne sostiene le spese: le trasferisce sulla collettività. È una pratica che il diritto europeo, con il principio “chi inquina paga” (art. 191, par. 2, TFUE), considera inaccettabile. Eppure, a Marina di Carrara è la norma, estate dopo estate, con la piena tolleranza del comune.

Un comune che guarda da un’altra parte

Nell’agosto del 2025, ho inviato una segnalazione formale via PEC al Sindaco e alla Polizia Municipale, descrivendo la situazione, richiamando le leggi applicabili, richiedendo un riscontro, ma è seguito solo silenzio, che non interpreto come dimenticanza (sarebbe comunque colpevole), ma come scelta; una scelta illegale, perché la Legge 241/1990 impone all’amministrazione di rispondere alle istanze formali dei cittadini. Il principio di buona amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, richiede trasparenza e responsabilità. In questa circostanza, il comune di Carrara li ha violato entrambi. Ma il problema va oltre una PEC ignorata. Il comune non ha predisposto alcuna misura strutturale per tutelare i propri residenti: nessun permesso di sosta riservato, nessun piano di mobilità, nessuna navetta diurna, nessun coordinamento con gli operatori economici che generano il traffico. Un vuoto totale, ogni anno, puntuale come l’estate.

Non sto parlando di parcheggi. Sto parlando di leggi.

Voglio essere chiara su una cosa, perché spesso questa problematica viene ridotta a una discussione su stalli e asfalto: non è un problema tecnico, ma un problema di diritti. La Costituzione italiana garantisce a tutti il diritto alla salute (art. 32) e la libertà di circolazione in modo equo e non discriminatorio (art. 16). La Legge 104/1992 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (L. 18/2009) obbligano le amministrazioni a rimuovere ogni ostacolo alla mobilità autonoma. Quando un anziano non riesce a raggiungere il proprio medico perché non c’è posto dove fermarsi, non si tratta di un disagio accettabile. Si tratta di una violazione di legge. E la legge offre già la soluzione. L’art. 7, comma 11, del Codice della Strada stabilisce che i comuni possono riservare aree di sosta ai residenti con una semplice ordinanza del sindaco. Non servono fondi straordinari, non servono nuove normative: serve una firma. Non sto inventando nulla: ciò che chiedo è già realtà, con successo, in decine di comuni italiani, costieri e no. Quindi, altrove funziona. Perché qui no?

Ciò che chiedo è semplice: quattro richieste concrete, tutte previste dalla normativa vigente, tutte già applicate altrove:

  1. Istituire con urgenza aree di parcheggio riservate ai residenti nelle zone a maggior afflusso estivo, mediante permessi stagionali gratuiti o a tariffa simbolica, sul modello già adottato da Cecina, Livorno, Pisa e molti altri Comuni costieri toscani, come consentito dall’art. 7 del Codice della Strada e dalle Linee Guida ANCI.
  2. Attivare un piano straordinario di mobilità estiva che includa navette di interscambio, ZTL nelle aree più critiche e parcheggi scambiatori periferici, in linea con la Direttiva UE 2008/96/CE e con il PUMS, e che coordini tali interventi con i servizi già attivi (come il Lungomare by Night) per costruire un sistema organico di mobilità sostenibile.
  3. Introdurre nelle convenzioni con i concessionari balneari e con gli altri operatori economici che generano traffico l’obbligo di contribuire alla gestione della mobilità stagionale, in applicazione del principio chi inquina paga e delle norme sulle concessioni demaniali.
  4. Rispondere formalmente alla segnalazione già inviata nell’agosto 2025, nel rispetto della L. 241/1990 e del principio di buona amministrazione ex art. 97 Cost.

Non sono contro il turismo, ma sono per un modello che non si regga sul sacrificio silenzioso di chi abita questo territorio tutto l’anno. Ogni euro guadagnato dagli operatori turistici, ogni posto auto occupato da un turista, non è un problema in sé. Il problema è che nessuno ha mai deciso che anche i residenti contano. Scrivo questa lettera perché, come moltissimi altri, sono esasperata: lo sono i miei vicini, i miei familiari, le persone anziane del mio quartiere che non sanno come muoversi d’estate. La scrivo perché le leggi esistono, i modelli esistono, le risorse esistono. Ciò che manca è un’amministrazione che abbia il coraggio di scegliere da che parte stare, ma, soprattutto, che applichi le leggi a tutela dei propri cittadini, suo compito precipuo. Il diritto a una vita dignitosa non va in vacanza d’estate.

 

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