I dati del CNR di Pisa e dell'ASL Toscana Nord-Ovest confermano una situazione preoccupante nella provincia apuana: il gioco d'azzardo e la ludopatia continuano a crescere, e superano la media regionale. Secondo le ultime rilevazioni: il 39 per cento degli adulti ha giocato d'azzardo nell'ultimo anno. La percentuale di giocatori con profilo a rischio severo raggiunge l'1,8 per cento (contro l'1,5 della media toscana), con un trend in aumento unico in tutta la regione. La spesa è passata da 460 milioni di euro nel 2023 a 516 milioni nel 2025. Particolarmente grave la situazione tra i giovani: la percentuale di studenti con profilo di gioco a rischio è più che raddoppiata, passando dal 2 al 4,6 per cento. Attualmente sono 82 i cittadini seguiti dai servizi dell'ASL per dipendenza conclamata. L'impennata è trainata soprattutto dal gioco online, che permette di scommettere in totale isolamento e a qualsiasi ora, ma sono in forte crescita anche scommesse, slot machine, superenalotto e gratta e vinci. Il gioco d'azzardo non è più solo un divertimento occasionale, ma sta diventando una vera emergenza sanitaria e sociale — sottolinea Michele Novelli Segretario Provinciale di Patto per il Nord Massa-Carrara-Lunigiana — Lo Stato è di fronte a un forte conflitto di interesse. Ogni anno incassa oltre 10 miliardi di euro dalle entrate erariali del gioco d'azzardo. Una dipendenza fiscale da queste entrate rischia di paralizzare le azioni concrete necessarie per contrastare il fenomeno. Per invertire questa tendenza è urgente passare dalla prevenzione generica a interventi strutturali e incisivi:
Riduzione dell'offerta di gioco sul territorio, con un effettivo distanziometro dai luoghi sensibili (scuole, centri sportivi, chiese) e una revisione delle autorizzazioni per sale slot e punti scommesse.
Regolamentazione più severa del gioco online: introduzione di limiti obbligatori di deposito giornaliero/settimanale, sistemi di auto-esclusione realmente efficaci e verifiche rigorose dell'età.
Obbligo di reinvestimento di una quota significativa delle entrate erariali (almeno il 5-7 per cento) in prevenzione, cura e ricerca sul territorio. Campagne di sensibilizzazione continuative nelle scuole superiori e nei luoghi di aggregazione giovanile, con un approccio scientifico e non episodico.
Maggiore supporto ai SerD e ai servizi di cura dell'ASL, con incremento di personale specializzato in ludopatia. Trasparenza totale sulle probabilità di vincita e divieto di pubblicità ingannevole che associano il gioco al successo e al benessere. Servono scelte coraggiose – prosegue Michele Novelli – Non possiamo continuare a curare le conseguenze di un fenomeno che lo Stato stesso contribuisce ad alimentare. La salute dei cittadini, soprattutto dei più giovani, deve venire prima delle entrate erariali.Le associazioni, gli enti locali e le forze politiche sono chiamate a un confronto urgente per definire un Piano Provinciale di Contrasto alla Ludopatia entro la fine del 2026.