Il nuovo anno scolastico è appena iniziato, ma già fioccano numerosi problemi nel comparto della scuola che il governo Meloni tenta di nascondere con inutile e becera propaganda. Come Giovani Comunisti Massa Carrara denunciamo con forza lo stato di totale abbandono in cui versa la scuola pubblica italiana, ridotta a un’azienda in perdita da decenni di tagli all’istruzione.Mentre i nostri istituti cadono letteralmente a pezzi, il governo sposta l'attenzione pubblica alimentando una propaganda islamofoba e securitaria. L'ultima trovata ideologica, il divieto di burqa e niqab a scuola, è l'ennesima arma di distrazione di massa. Si inventano minacce inconsistenti per non parlare del disastro reale.La realtà che incontriamo ogni mattina entrando in classe è fatta di aule pollaio sovraffollate, dove il diritto allo studio e la sicurezza vengono sacrificati in nome del risparmio. A questo si aggiunge la totale mancanza di strutture per studenti con disabilità che trasforma, di fatto, l'istruzione in un percorso a ostacoli.Non va meglio sul fronte dell'igiene: bagni carenti strutturalmente, spesso fatiscenti o inagibili, specchio di un patrimonio edilizio scolastico lasciato deliberatamente cadere in rovina.Rivendichiamo, inoltre, con urgenza, l’introduzione dell'educazione sessuo-affettiva in ogni ciclo scolastico, per contrastare la violenza patriarcale e per decostruire i pregiudizi di genere in modo libero, sicuro e consensuale.Le risorse per risolvere queste criticità ci sono, ma vengono spese altrove. Questo governo sceglie deliberatamente di investire nel riarmo militare, piegandosi agli interessi dell'industria bellica e della NATO, anziché garantire un futuro alle nuove generazioni. Lo diciamo chiaramente: no al riarmo, destiniamo i fondi alla scuola pubblica. Ciascun euro tolto alle spese militari deve finanziare l'edilizia scolastica, i trasporti e il personale. Riprendiamoci la scuola, smascheriamo i loro decreti propaganda, facciamo sentire un no forte e convinto alla logica del riarmo. La cultura è un diritto, la rivoluzione un dovere.









