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Venerdì 18 Settembre 2026
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Scritto da Redazione
Politica
18 Settembre 2026

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«Non una questione di decoro, ma di qualità ambientale della città. Le nostre proposte applicano letteralmente i criteri del nuovo Regolamento del Verde. Confidiamo che Comune e Soprintendenza vogliano valutarle nel merito». ARCA ha trasmesso all’Amministrazione comunale e alla Soprintendenza una proposta per la ricostituzione del patrimonio arboreo della Salita San Ceccardo, dopo l’abbattimento del precedente filare di pini.Viene fatto con spirito pienamente collaborativo e con la speranza concreta di essere ascoltati. Non soltanto perché la disponibilità al confronto con i cittadini è più volte dichiarata dall’Amministrazione, ma perché la partecipazione, l’ascolto e la condivisione delle scelte sul verde costituiscono principi ai quali lo stesso nuovo Regolamento comunale (delibera CC n. 14/2026), attribuisce particolare rilievo.La circostanza che, secondo quanto comunicato dall’Assessora ai Lavori Pubblici, alberi e siepi non siano ancora stati acquistati rende questo confronto non solo possibile, ma particolarmente utile: siamo ancora in tempo per valutare eventuali miglioramenti senza rimettere in discussione l’intervento nel suo complesso.Il punto centrale della nostra proposta è molto semplice: la sistemazione della Salita San Ceccardo non dovrebbe essere considerata prevalentemente come un intervento di decoro o di arredo urbano. Dopo l'abbattimento di alberature mature, l'obiettivo prioritario dovrebbe essere la ricostituzione di un vero patrimonio arboreo e, per quanto possibile, il recupero delle funzioni che gli alberi abbattuti svolgevano: ombreggiamento, mitigazione delle temperature, assorbimento degli inquinanti, intercettazione delle polveri sottili, biodiversità e qualità paesaggistica.È questa, del resto, l'idea di una “Carrara più verde” spesso auspicata dalla Sindaca. Il verde urbano non è soltanto qualcosa che rende una strada più bella: è un'infrastruttura ambientale che incide sulla qualità dell'aria, sul microclima e sulla vivibilità della città.Ed è proprio qui che emerge un aspetto che riteniamo meritevole di attenzione.Le proposte avanzate da ARCA non sono in contrasto con il Regolamento del Verde del Comune: al contrario, ne applicano in maniera pressoché letterale i criteri.L'articolo 12 stabilisce infatti una precisa gerarchia nella sostituzione degli alberi abbattuti: prioritariamente alberi di prima grandezza o comunque di sviluppo paragonabile a quelli rimossi; soltanto quando ciò non sia possibile alberi di seconda grandezza e, in ultima istanza, alberelli e complessi arbustivi. Lo stesso articolo prevede inoltre una significativa continuità con le specie maggiormente rappresentative dello stato dei luoghi precedente all'abbattimento.Per questo proponiamo che la struttura principale del nuovo viale sia costituita da veri alberi, con una possibile alternanza di tigli e lecci (come il Viale della Circonvallazione di Lucca, ad esempio) e con la verifica della quota di pini necessaria a rispettare il criterio di continuità paesaggistica previsto dal Regolamento. A questa struttura arborea proponiamo di affiancare una vegetazione mediterranea pluristratificata, comprendente specie quali, principalmente, ligustro, alloro, viburno, Oleandro e albero di Giuda, previsti in misura significativa nella proposta comunale, possono certamente avere un ruolo ornamentale e puntuale, ma lo stesso Regolamento li classifica fra le specie di terza grandezza. È quindi difficile considerarli funzionalmente equivalenti agli alberi maturi che sono stati abbattuti o farne l'ossatura principale di un intervento di compensazione arborea.Le nostre indicazioni non derivano da preferenze estetiche o personali. La relazione è corredata da letteratura scientifica e da dati pubblicati e verificabili sulle prestazioni ambientali delle diverse specie, in particolare sulla capacità di intercettazione del particolato atmosferico. La scelta di tiglio, leccio e di alcune specie arbustive, fra cui principalmente il ligustro, nasce quindi dalla valutazione congiunta di dimensioni, adattamento al contesto urbano, ombreggiamento, biodiversità, continuità stagionale e capacità di cattura degli inquinanti. C'è infine un elemento che vorremmo fosse chiarito serenamente. Il nuovo Regolamento del Verde e la proposta progettuale per i nuovi impianti di San Ceccardo sono riconducibili allo stesso professionista. Proprio per questo appare difficile comprendere perché alcuni criteri molto chiari stabiliti nel primo non sembrino trovare corrispondenza nel secondo: in particolare la priorità attribuita agli alberi di maggiore sviluppo rispetto alle specie di terza grandezza, il principio di continuità con le alberature precedenti, la compensazione ecologica. Così come si segnala un’altra contraddizione tecnica: la prevista potatura conica dei lecci che finirebbe per mutilare la chioma e ridurre proprio la capacità filtrante che il progetto dichiara di voler ottenere. Non ne facciamo motivo di polemica. Chiediamo semplicemente che questa apparente incoerenza venga spiegata tecnicamente e, soprattutto, che prima dell'acquisto delle piante venga valutata la possibilità di adeguare e migliorare il progetto. ARCA non pretende di sostituirsi ai progettisti né di imporre una propria soluzione. Mette a disposizione dell'Amministrazione e della Soprintendenza una proposta documentata, scientificamente motivata e, soprattutto, costruita sulla base delle regole che il Comune di Carrara si è appena dato e a cui, come ARCA, abbiamo contribuito con spirito di servizio: chiedere oggi che il progetto della Salita San Ceccardo lo rispetti non è un atto di parte, ma la difesa di un patrimonio comune. Per questo confidiamo che venga esaminata nel merito. Sarebbe un segnale concreto di quella partecipazione dei cittadini tante volte richiamata e un'occasione per trasformare la vicenda della Salita San Ceccardo in qualcosa di positivo: non semplicemente una nuova sistemazione decorativa, ma la ricostituzione di un patrimonio verde capace di offrire alla città benefici ambientali per i prossimi decenni.

Proposta per la ricostituzione del patrimonio arboreo e per un sistema vegetazionale ad elevata valenza ambientale e antismog_ Salita San Ceccardo

La presente relazione viene sottoposta all'Amministrazione Comunale di Carrara e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con spirito di attiva e leale collaborazione. La recente informazione, da parte dell'Assessora ai LL.PP., che le alberature e le siepi non sono ancora state acquistate offre infatti un'obiettiva opportunità. Ugualmente, l'invito della Soprintendenza a una socia di ARCA, sia pure telefonico e non formalizzato, a inviare una nostra proposta lascia ben sperare in un ascolto reale da parte dei due Enti. Ci muoviamo quindi sul presupposto della buona fede e della dichiarata disponibilità di entrambi gli Enti a valutare suggerimenti integrativi.

Antefatto. La componente a pino: una continuità paesaggistica disattesa senza motivazione tecnica

Il precedente filare della Salita San Ceccardo era caratterizzato dalla presenza di pini, elemento identitario del viale e riferimento percettivo consolidato nel rapporto visivo con le Alpi Apuane. L'art. 12 del Regolamento del verde pubblico e privato appena approvato dal Comune richiede che almeno il 40% delle specie di sostituzione appartenga a quelle maggiormente rappresentative dello stato dei luoghi precedente all'abbattimento [1]. Ne consegue che la progettazione definitiva dovrebbe quantomeno motivare espressamente se e in quale misura intenda conservare una componente a pino, e non semplicemente ometterla. Sappiamo che l'abbattimento non è stato accompagnato da una prova strumentale (analisi fitopatologiche, prove di trazione, tomografie soniche, valutazioni di stabilità) idonea a dimostrare l'effettiva pericolosità o non recuperabilità degli esemplari. In assenza di tale prova, l'abbattimento si è configurato, come da noi più volte segnalato anche ad altre Istituzioni, quale scelta gestionale non supportata da evidenza tecnica, tanto più problematica in quanto sul piano paesaggistico, il filare di pini costituiva un elemento di continuità visiva e di identità del viale, la cui rimozione incide sul contesto tutelato dalla Soprintendenza, e, sul piano ambientale, i pini maturi assicuravano funzioni di ombreggiamento, intercettazione del particolato e continuità ecologica che la sostituzione in atto deve (sovra)compensare.Sul piano regolamentare, l'art. 12 del Regolamento del Verde pubblico e privato impone la continuità con lo stato dei luoghi precedente, e la sua disapplicazione richiede una motivazione tecnica esplicita, che allo stato non risulta prodotta. Non si chiede di ricostituire acriticamente un filare monospecifico di pini, né di ignorare eventuali problematiche fitosanitarie o di sicurezza. Si chiede che l'eventuale esclusione del pino dal nuovo impianto sia motivata con dati tecnici verificabili e che, in assenza di tali dati, venga prevista una quota di pini, o di specie equipollenti per funzione paesaggistica ed ecologica, coerente con il criterio di continuità stabilito dal Regolamento. La verifica della componente a pino non è quindi un'opzione accessoria, ma un adempimento regolamentare che il progetto definitivo è tenuto a soddisfare in modo esplicito. La prova di trazione (di cui ci aspettiamo di conoscere risultanze e nome dei tecnici esecutori) cui, recentemente, sono stati sottoposti i 10 pini superstiti ci fa sperare che siano mantenuti.

Premessa

La sistemazione della Salita San Ceccardo, successiva all'abbattimento delle alberature preesistenti, non va affrontata come un intervento di arredo urbano, come purtroppo appare. La finalità principale deve essere la ricostituzione del patrimonio arboreo e, per quanto tecnicamente possibile, il recupero delle funzioni paesaggistiche, climatiche ed ecosistemiche assicurate dal precedente filare: ombreggiamento, mitigazione delle temperature, intercettazione del particolato, assorbimento degli inquinanti atmosferici (PM10, PM2.5 e ozono O₃), continuità ecologica e qualità percettiva del viale.Questa impostazione trova riferimento diretto nel Regolamento del Verde che orienta la sostituzione verso specie di adeguata grandezza, privilegia specie autoctone o storicizzate e richiama espressamente le prestazioni ecologiche delle alberature [1].

1. Il criterio regolamentare: prima gli alberi, poi le soluzioni compensative minori

L'art. 12 del Regolamento stabilisce una precisa gerarchia negli interventi di compensazione ambientale. La priorità è data all'impiego di soggetti di prima grandezza o comunque di sviluppo paragonabile a quelli abbattuti; solo in via secondaria è ammesso il ricorso a soggetti di seconda grandezza e, come ultima possibilità, a complessi arbustivi e/o alberelli. L'utilizzo di soluzioni di minore sviluppo è quindi subordinato alla dimostrazione dell'impossibilità di sostituire gli alberi abbattuti con alberi di prima grandezza [1]. Ne consegue che oleandri e alberi di Giuda, entrambi classificati dal Regolamento tra le specie di terza grandezza, possono svolgere una funzione ornamentale o complementare, ma non possono costituire l'ossatura principale dell'intervento. La soluzione progettuale proposta dal Comune, basata in misura consistente su queste specie, appare pertanto in contrasto con i criteri stabiliti dal Regolamento comunale, ed è tanto più incomprensibile se si considera che Regolamento e progetto sono riconducibili allo stesso professionista. Tale impostazione sembra seguire una logica opposta a quella regolamentare, senza che siano espresse le ragioni tecniche che ostacolerebbero l'impiego di alberature di maggiore sviluppo.

L'art. 12 richiede inoltre che almeno il 40 per cento delle specie di sostituzione appartenga a quelle maggiormente rappresentative dello stato dei luoghi precedente all'abbattimento; un ulteriore 40per cento deve provenire dalle specie autorizzate dell'Allegato 3, mentre il restante 20 per cento può essere scelto tra quelle indicate dalle linee guida per l'assorbimento di biossido di azoto, particolato fine e ozono [1]. Poiché il viale era caratterizzato dai pini, la progettazione definitiva dovrebbe motivare espressamente se e in quale misura conservarne una componente, senza che ciò impedisca di diversificare il nuovo impianto. Non si tratta quindi di contrapporre “preferenze” botaniche diverse, ma di chiedere che il progetto comunale sia verificato e motivato alla luce dei criteri stabiliti dal Regolamento del verde che il Comune si è appena dato.

2. Struttura arborea proposta: tiglio e leccio, con verifica della componente a pino

Si propone una struttura principale costituita da veri alberi, evitando una sostituzione meramente numerica con arbusti o piccoli alberi. Ci convince l'ipotesi di alternare tigli e lecci perché associa specie con caratteristiche complementari, riduce la vulnerabilità tipica dei filari monospecifici e offre prestazioni ambientali distribuite nell'intero anno. Tigli e lecci, come sul viale di circonvallazione a Lucca (ma non solo), alternando sempreverde e caducifoglia, offrono ottime prestazioni sia in estate che in inverno. Il tiglio, preferibilmente Tilia cordata o Tilia platyphyllos, è classificato dal Regolamento fra le specie di prima grandezza. La chioma ampia e caducifoglia produce ombra estiva e consente irraggiamento invernale; il rilevante sviluppo fogliare lo rende adatto alla mitigazione microclimatica e alla deposizione del particolato [1, 3]. Il leccio (Quercus ilex), classificato localmente di seconda grandezza, è autoctono mediterraneo, sempreverde, longevo e resistente a caldo, siccità e condizioni urbane. La letteratura ne documenta un'elevata capacità di accumulo del particolato: nello studio comparativo svolto a Rimini e Cracovia, il leccio è risultato il maggiore accumulatore complessivo fra le specie esaminate [3]. La sua persistenza fogliare garantisce inoltre una funzione filtrante anche nei mesi invernali. La prescrizione riferita dagli organi di stampa, e della quale si chiede conferma, prevederebbe la sagomatura conica dei lecci per salvaguardare il cono visivo verso le Alpi Apuane. Tale indicazione presenta contraddizioni su più piani:

-sul piano ecofisiologico: la capacità fitorimediante dipende dall'Indice di Area Fogliare e dal volume della chioma; la potatura conica mutila la massa fogliare, riducendo drasticamente la cattura del PM10 per intercettazione meccanica (CNR-IBE) e invalidando la funzione di pulizia dell'aria.

-sul piano fitosanitario: i tagli ripetuti provocano ferite esposte a patogeni del legno e, come evidenziato dalle fonti CNR, arrecano danni alla salute dell'albero, annullando i benefici ambientali attesi e creando problemi di sicurezza.

-sul piano gestionale e paesaggistico: la potatura conica è superflua rispetto all'obiettivo dichiarato: l'allevamento ad alto fusto libero spalcato a 5-6 metri è la conformazione indicata per i viali soggetti a transito di autobus e camion, lascia sgombra la fascia visiva fino a 5 metri, salvaguardando il cono visivo verso le Alpi Apuane, e consente alla chioma di svilupparsi liberamente in quota con la massima superficie fogliare utile.

In sintesi, la sagomatura conica è tecnicamente incoerente: depotenzia il filtro antismog, compromette la salute della pianta e risulta inutile rispetto alla tutela del paesaggio, che l'alto fusto libero spalcato consegue senza sacrificare la chioma.

2.1. Platano e acero: alternative possibili, ma di seconda scelta

Il platano (Platanus × acerifolia / occidentalis) è tra le opzioni storiche per le alberate stradali: albero maestoso, di grande taglia, con elevata capacità umbratile e forte accumulo di CO₂ e particolato in età adulta; ideale per grandi viali e alto fusto libero. È tuttavia posposto al tiglio e al leccio come scelta di default, poiché in contesti ristretti chiome ampie e apparati radicali espansi richiedono spazio adeguato e interventi periodici di contenimento. Dove questi vincoli non sussistono, resta un'opzione di prim'ordine, alternativa al tiglio in tratti specifici.L'acero riccio (Acer platanoides) è un caducifoglia di prima grandezza, annoverato tra le principali specie antismog nelle classifiche CNR/Coldiretti, con portamento slanciato e rettilineo, adatto all'allevamento ad alto fusto. Rispetto al tiglio e al leccio presenta minore capacità ombreggiante e minore attitudine alla deposizione del particolato su base fogliare, ma maggiore tolleranza ai suoli difficili e all'inquinamento urbano. Il suo limite principale è l'apparato radicale tendenzialmente superficiale, gestibile con un corretto dimensionamento delle fosse di impianto e con accorgimenti tecnici (barriere radicali, substrati drenanti, ampiezza adeguata dell'aiuola). Costituisce quindi un'alternativa subordinata al tiglio e al leccio, da impiegare laddove le condizioni pedoclimatiche o lo spazio radicale disponibile li rendano meno affidabili, con motivazione tecnica esplicita. In sintesi, la nostra gerarchia è tiglio e leccio come struttura principale; platano come alternativa di prim'ordine, subordinata solo a verifiche dimensionali puntuali; acero come alternativa subordinata, da impiegare in mancanza delle precedenti.

3. Strato arbustivo mediterraneo e ruolo specifico del ligustro

Alla struttura arborea va associato un piano arbustivo discontinuo e pluristratificato, disposto per gruppi e non come siepe geometrica uniforme. Una combinazione adatta al contesto potrebbe comprendere lentisco, fillirea, mirto, alaterno, alloro, viburno, tino, mahonia e, dove lo spazio lo consente, corbezzolo: specie che rafforzano carattere mediterraneo, biodiversità e continuità fogliare. Tra le specie guida per siepi antismog modellate dal CNR figurano tuttavia alloro, ligustro, photinia e viburno.Il Ligustro merita un inserimento esplicito per la sua capacità documentata di trattenere il particolato. Gli studi non consentono di definirlo in assoluto “il miglior arbusto antismog”, dal momento che i risultati dipendono da specie, superficie fogliare totale, granulometria, sito, pioggia e metodo di misura, ma sicuramente il Ligustrum lucidum appartiene alle specie legnose con elevata capacità di accumulo del PM, comprese le frazioni fini [2, 4]. Sul L. lucidum sono stati misurati depositi fogliari tra 0,96 e 5,56 g/m² a seconda dell'esposizione, con pioggia e vento che rimuovono soprattutto le particelle grossolane mentre quelle fini aderiscono più tenacemente [2]; in uno studio comparativo del 2024 la specie figurava nel gruppo con accumulo totale superiore a 50 μg/cm², con particolare capacità di intercettare particelle di 2–2,5 μm [4].

Il Regolamento di Carrara inserisce L. lucidum tra le specie di terza grandezza e lo cita anche per siepi, mentre nelle indicazioni per siepi ecologiche e multifunzionali compare L. vulgare [1]. Quest'ultimo è più coerente con il criterio di autoctonia, mentre l'evidenza sperimentale più robusta sulla cattura del PM riguarda L. lucidum. La soluzione equilibrata ci sembra quella di utilizzare il ligustro come quota funzionale del piano arbustivo, non come componente esclusiva e non in sostituzione dell'alto fusto.Una composizione indicativa dello strato arbustivo potrebbe pertanto associare alloro, ligustro, photinia e viburno, con percentuali definite in sede progettuale. La diversità di forme, altezze e superfici fogliari è preferibile alla monospecie: le barriere stradali mediterranee mostrano infatti che specie, densità e architettura dell'impianto influenzano la deposizione del particolato [5].

4. Perché oleandro e albero di Giuda non devono essere la soluzione prevalente

L'oleandro (Nerium oleander) è una specie resistente alla siccità, alla salsedine e alle condizioni urbane difficili, ma in questo progetto il limite al suo utilizzo è soprattutto funzionale e dimensionale. Anche il Regolamento, opportunamente, colloca l'oleandro fra le specie di terza grandezza [1]: la sua superficie di chioma, l'ombreggiamento e la capacità ecosistemica complessiva non sono equivalenti a quelli di alberi di prima o seconda grandezza. A ciò si aggiunge la tossicità di tutte le parti della pianta, che rappresenta un ulteriore elemento di cautela, pur non costituendo l'argomento principale. L'oleandro va quindi escluso dalle aiuole di bordo marciapiede per tre ragioni principali: tossicità, esuberanza vegetativa e incapacità di sostituire gli alberi.

-Tossicità dei tessuti: l'oleandro contiene oleandrina, un glucoside cardioattivo a elevata tossicità per ingestione, presente in tutte le parti della pianta. L'impiego massivo su marciapiedi stretti e frequentati da bambini e animali domestici è sconsigliato dalle linee guida di sicurezza urbana.

-Portamento esuberante e ingombro: la specie tende ad allargarsi rapidamente a cespuglio, occupando lo spazio calpestabile del marciapiede o sporgendo sulla carreggiata, e richiede potature continue che ne vanificano la fioritura.

-Incapacità di sostituire gli alberi: trattandosi di un arbusto, possiede un volume di biomassa e un assorbimento di CO₂ trascurabili rispetto a un albero ad alto fusto.

Indirizzo operativo: per le aiuole di bordo marciapiede si richiede pertanto di sostituire l'oleandro con le essenze già ricordate quali alloro (Laurus nobilis), ligustro comune (Ligustrum vulgare) o viburno (Viburnum tinus).

L'albero di Giuda (Cercis siliquastrum) è una caducifoglia di piccola taglia ('S') ed è da escludersi dal contesto viario per ragioni dimensionali e funzionali. Presenta taglia ridotta e portamento ramificato in basso, incompatibile con l'allevamento ad alto fusto libero a 5,5 m richiesto dal contesto. Il portamento basso è un problema perché i rami bassi ostacolano il passaggio pedonale e riducono la visibilità stradale, creando condizioni di rischio per pedoni, bambini e persone con disabilità, oltre a interferire con veicoli, segnaletica e infrastrutture. La potatura continua necessaria per mantenerlo a fusto libero andrebbe contro la sua natura, indebolendo la pianta, favorendo ricacci ed epicormici e richiedendo interventi gestionali ripetuti nel tempo. Per questo il progetto richiede specie già idonee all'allevamento ad alto fusto, non specie da correggere con potature continue. La sua prestazione ecologica è modesta rispetto a quella di alberature di maggiore sviluppo. Di indubbio pregio ornamentale e favorevole agli impollinatori durante la fioritura, ma è classificato di terza grandezza [1] e, pertanto, non sostituisce funzionalmente una grande alberatura. Oleandro e albero di Giuda potrebbero essere impiegati in modo puntuale o ornamentale, ma una loro prevalenza trasforma un intervento di compensazione arborea in una sistemazione prevalentemente decorativa, non coerente con la gerarchia stabilita dall'art. 12.

5. Proposta progettuale di sintesi

Si propone un viale alberato pluristratificato, a prevalenza di specie autoctone o storicizzate e con elevate prestazioni ambientali, articolato come segue:

-strato arboreo principale: prevalenza di alberi di prima e seconda grandezza, con tigli e lecci e con verifica della quota di pini necessaria per la continuità paesaggistica prevista dal Regolamento;

-strato arbustivo: gruppi discontinui di ligustro, alloro, viburno, lentisco, fillirea, mirto, alaterno, tino e corbezzolo, selezionati in funzione di spazio, visibilità, esposizione e manutenzione;

-assetto non monospecifico: alternanza e raggruppamento delle specie per ridurre vulnerabilità fitosanitarie e aumentare biodiversità e continuità stagionale;

-barriera permeabile: densità sufficiente a intercettare il particolato vicino alla sorgente, ma non tale da impedire la ventilazione del viale;

-verifica tecnica preventiva: rilievo dei sottoservizi, dimensionamento degli spazi radicali, distanze dagli edifici, sicurezza stradale, accessibilità e piano di manutenzione e irrigazione di attecchimento.

6. Sostenibilità economica e gestione: un ordine di grandezza

La proposta non richiede risorse sproporzionate rispetto a un intervento di ripristino arboreo di questa natura. L'ordine di grandezza complessivo si colloca in una fascia compatibile con un bilancio ordinario di manutenzione del verde pubblico, e certamente inferiore al costo di ripetute potature coniche o di sostituzioni reiterate nel tempo. La scelta di specie di prima grandezza non è una scelta “di lusso”: è la scelta che minimizza i costi gestionali nel medio periodo, perché riduce la necessità di potature contenitive, aumenta la longevità dell'impianto e massimizza i benefici ecosistemici per unità di investimento. Il progetto definitivo dovrebbe essere accompagnato da un preventivo di massima e da un piano di manutenzione pluriennale, elementi che allo stato non risultano disponibili e che sono indispensabili per una valutazione compiuta della sostenibilità dell'intervento.

Conclusioni

La nostra proposta non contrappone banalmente specie ‘preferite’ ad altre specie, ma applica una gerarchia coerente con il Regolamento comunale: prima la ricostituzione di un vero patrimonio arboreo, poi l'integrazione arbustiva. Tiglio e leccio costituiscono una base tecnicamente motivata per l'alto fusto; la macchia mediterranea rafforza biodiversità e identità locale; il ligustro aggiunge una componente con elevata capacità documentata di intercettare il particolato. Oleandro e albero di Giuda non sono piante urbanisticamente inutilizzabili, ma, essendo di terza grandezza, risultano meno idonei come elementi prevalenti della “compensazione” di alberature mature, compensazione che deve essere l'obiettivo primario di qualsiasi progetto di ripristino di alberature abbattute, tanto più che nel caso della Salita viene anche disatteso il vincolo di continuità con il precedente filare di pini.

Specie proposte, ruolo e prestazioni ecologiche

Specie

Grandezza [1]

Ruolo

Prestazione ecologica principale

Note

Tiglio (Tilia cordata / platyphyllos)

Prima

Struttura principale

Ombreggiamento estivo, mitigazione microclimatica, deposizione PM [1, 3]

Caducifoglia; richiede spazio radicale

Leccio (Quercus ilex)

Seconda

Struttura principale

Maggiore accumulatore di PM tra le specie esaminate [3]; filtro anche invernale

Sempreverde, longevo; la potatura conica ne annulla la funzione

Platano (Platanus × acerifolia / occidentalis)

Prima

Alternativa di prim'ordine

Elevata capacità umbratile; forte accumulo CO₂ e PM in età adulta

Verificare ingombro radicale e della chioma

Acero riccio (Acer platanoides)

Prima

Alternativa subordinata

Tra i primi alberi antismog CNR/Coldiretti

Apparato radicale superficiale; solo in mancanza del tiglio

Ligustro (Ligustrum lucidum)

Terza

Quota arbustiva funzionale

Depositi fogliari 0,96–5,56 g/m²; accumulo > 50 μg/cm², particelle 2–2,5 μm [2, 4]

Evidenza sperimentale robusta; non sostituisce l'alto fusto

Ligustro comune (Ligustrum vulgare)

Terza

Quota arbustiva funzionale

Coerente con il criterio di autoctonia [1]

Preferibile a L. lucidum per coerenza regolamentare

Alloro (Laurus nobilis)

Quota arbustiva

Specie guida per siepi antismog CNR

Sempreverde, aromatico

Viburno (Viburnum tinus)

Quota arbustiva

Specie guida per siepi antismog CNR

Sempreverde

Photinia (Photinia spp.)

Quota arbustiva

Specie guida per siepi antismog CNR

Da impiegare in misura non prevalente

Fillirea, mirto, alaterno, lentisco, corbezzolo

Quota arbustiva

Macchia mediterranea; biodiversità e continuità fogliare

Specie autoctone; corbezzolo solo dove lo spazio lo consente

Oleandro (Nerium oleander)

Terza

Escluso dal ruolo principale

Non equivalente ad alberi di prima o seconda grandezza

Tossicità (oleandrina), ingombro, non sostituisce gli alberi; ammesso solo in modo puntuale

Albero di Giuda (Cercis siliquastrum)

Terza

Escluso dal ruolo principale

Rimozione PM10: 67,8 g/anno

Portamento basso incompatibile con alto fusto a 5,5 m; ammesso solo in modo puntuale

Legenda — Grandezza: classificazione ai sensi del Regolamento del verde del Comune di Carrara [1]; il trattino (—) indica specie non espressamente classificate ma citate per siepi e macchia mediterranea. Ruolo: funzione assegnata nella proposta di viale pluristratificato. La tabella applica la gerarchia dell'art. 12 [1]: le specie di prima e seconda grandezza costituiscono la struttura arborea principale; quelle di terza grandezza (oleandro, Cercis) sono escluse dal ruolo principale e ammesse solo in funzione puntuale. Il pino è oggetto di verifica separata) per la quota di continuità paesaggistica richiesta dal Regolamento. Le prestazioni ecologiche non sono equivalenti tra le due categorie: la tabella rende visibile questa asimmetria.

Bibliografia e fonti

[1] Comune di Carrara. Regolamento del verde pubblico e privato e Linee guida per la progettazione, realizzazione e gestione del verde. Proposta n. 11/2026, approvata dal Consiglio comunale il 17 marzo 2026. In particolare: art. 12; Allegato 3; linee guida sulle specie e sulle prestazioni ecologiche.

[2] Wang H, Shi H, Wang Y. Effects of Weather, Time, and Pollution Level on the Amount of Particulate Matter Deposited on Leaves of Ligustrum lucidum. The Scientific World Journal. 2015;2015:935942. doi:10.1155/2015/935942.

[3] Vigevani I, Corsini D, Mori J, et al. Particulate Pollution Capture by Seventeen Woody Species Growing in Parks or along Roads in Two European Cities. Sustainability. 2022;14(3):1113. doi:10.3390/su14031113.

[4] Baesso Moura B, Zammarchi F, Hoshika Y, Martinelli F, Paoletti E, Ferrini F. Comparing Different Methodologies to Quantify Particulate Matter Accumulation on Plant Leaves. Urban Science. 2024;8(3):125. doi:10.3390/urbansci8030125.

[5] Mori J, Fini A, Galimberti M, et al. Air pollution deposition on a roadside vegetation barrier in a Mediterranean environment: Combined effect of evergreen shrub species and planting density. Science of the Total Environment. 2018;643:725-737. doi:10.1016/j.scitotenv.2018.06.217.

[6] Barwise Y, Kumar P. Designing vegetation barriers for urban air pollution abatement: a practical review for appropriate plant species selection. npj Climate and Atmospheric Science. 2020;3:12. doi:10.1038/s41612-020-0115-3.

Marco Dinetti, Verde Urbano: Gestione ecologica, Bandecchi&Vivaldi Editore

 

 

 

 

 

 

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