Una giudice della Corte d'Appello di Napoli contro l'intero apparato dell'Associazione Nazionale Magistrati. Natalia Ceccarelli, già componente del Comitato Direttivo Centrale dell'Anm prima delle sue dimissioni, torna a far discutere con un'intervista al Corriere della Sera in cui smonta pezzo per pezzo la narrazione ufficiale sul caso Sigfrido Ranucci.
𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐢𝐧𝐠 𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐨𝐨𝐦𝐞𝐫𝐚𝐧𝐠
Tutto nasce da un'immagine che l'Anm avrebbe preferito dimenticare: il 25 ottobre 2025, all'indomani dell'attentato dinamitardo davanti casa del conduttore di Report a Pomezia, l'assemblea generale dei magistrati riservò a Ranucci una lunghissima standing ovation nell'aula magna della Cassazione. Un gesto di solidarietà che, nel pieno della campagna referendaria sulla separazione delle carriere, si trasformò rapidamente in un endorsement politico a favore del No. Ceccarelli non usa mezzi termini nel descrivere quella scena: secondo la sua ricostruzione, l'associazione avrebbe messo in atto una vera e propria operazione simbolica, trasformando il giornalista in un'icona quasi sacrale davanti all'assemblea.
𝐋𝐚 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨
Nelle ultime settimane il quadro si è ribaltato. Le indagini della Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, hanno portato all'arresto di Valter Lavitola, descritto come "amico fraterno" di Ranucci. Interrogato dal gip, l'imprenditore ha ammesso di essere il mandante dell'attentato, fornendo però una versione sorprendente: avrebbe agito non per colpire il giornalista, ma per spingere le autorità a rafforzargli la scorta, come riportato dal suo legale Sergio Cola. Gli inquirenti, al contrario, ipotizzano che l'obiettivo fosse accrescere la popolarità di Ranucci in vista di una possibile discesa in campo alle elezioni politiche del 2027. È in questo contesto che un altro magistrato, Stefano Celli di Magistratura Democratica — colui che aveva portato Ranucci all'assemblea dell'Anm — ha rilasciato una dichiarazione destinata a far discutere: pur negando qualsiasi irregolarità, ha ammesso che se l'episodio avesse favorito la vittoria del No al referendum, sarebbe stato comunque un bene. Una frase che Ceccarelli giudica il vero punto di rottura, perché a suo dire dimostrerebbe come, pur di raggiungere l'obiettivo politico, certe correnti progressiste della magistratura fossero disposte a chiudere un occhio su qualsiasi mezzo utilizzato.
𝐋'𝐚𝐟𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢
Nell'intervista al Corriere, la giudice napoletana non risparmia critiche dirette ai vertici dell'associazione, accusandoli di un silenzio imbarazzato che definisce ormai insostenibile. Sostiene che dietro l'apparente battaglia di principio dell'Anm si celassero in realtà interessi ben precisi delle correnti interne, con Ranucci ridotto a strumento simbolico di quella mobilitazione. E chiude con una frase tagliente, ricordando che si tratta pur sempre di un'associazione di magistrati, non di una qualunque sigla sindacale, e che un minimo di autocritica sarebbe doveroso.
Non è la prima volta che Ceccarelli si scaglia contro l'associazione. Già a marzo, dopo la vittoria del No al referendum, aveva rassegnato pubblicamente le dimissioni dal Comitato Direttivo Centrale, denunciando quella che definì una campagna martellante di disinformazione condotta dai colleghi e una gestione dell'immagine ormai compromessa per le nuove generazioni di magistrati.
𝐈𝐥 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐢 𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞
Il caso ha acceso anche la politica. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai, ha chiesto pubblicamente un'autocritica sia dell'Anm sia della segretaria del Pd Elly Schlein, che all'epoca dell'attentato aveva attribuito responsabilità politiche all'area di centrodestra. Sul fronte del governo, il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto l'allontanamento di Ranucci da Report fino al chiarimento dei suoi rapporti con Lavitola, sostenendo che il denaro pubblico non debba finanziare chi è coinvolto in una vicenda di questo tipo.
Nel frattempo, dentro l'Anm regna l'imbarazzo. Il segretario generale Rocco Maruotti ha difeso la linea del silenzio, spiegando al Corriere della Sera che l'associazione preferisce non esporsi finché l'indagine è in corso, per evitare di essere strumentalizzata da chi vorrebbe usare un'eventuale presa di distanza contro Ranucci come arma politica.
Fonti consultate:
Corriere della Sera (roma.corriere.it) — intervista a Natalia Ceccarelli
Il Giornale — "Ranucci portato in trionfo come fosse la Madonna. Il giudice Ceccarelli fa tremare l'Anm"
Il Giornale — "L'Anm lo osannava: ora si deve rifugiare nel silenzio"
Il Giornale — "I giudici si spaccano sugli 'osanna' a Ranucci: molti irritati"
Il Dubbio — "Ora Ranucci imbarazza pure l'Anm: «Che errore farne un testimonial...»"
Il Dubbio — "L'Anm tentenna: «Non possiamo scaricare Ranucci...»"
Il Dubbio — "Natalia Ceccarelli lascia l'Anm: «Ha tradito la sua missione...»"
Il Corriere del Giorno — "Ranucci, le 'omissioni' sull'amico Lavitola ed il silenzio ipocrita dell'Anm"
Il Fatto Quotidiano — "Attentato a Ranucci, Lavitola ammette: 'Sono il mandante'"
ANSA — "Lavitola dal gip. Salvini contro Ranucci: 'Via da Report'"
Libero Quotidiano — "Ranucci, il video che imbarazza toghe e Anm: un minuto di applausi"
Libero Quotidiano — "Natalia Ceccarelli, la toga si dimette dall'Anm e denuncia le bugie del No"
Tag24 — "Chi è Natalia Ceccarelli, la magistrata che si è dimessa dall'Anm dopo il referendum sulla Giustizia"
Barbadillo — "Post-referendum. Natalia Ceccarelli si dimette dal direttivo"
Il Mattino — intervista a Natalia Ceccarelli sulla campagna referendaria
Silenzio insostenibile: la giudice Natalia Ceccarelli fa tremare l'Associazione Nazionale Magistrati sul caso Ranucci
Scritto da Carmen Federico
Politica
17 Agosto 2026
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