Lunedì 13 aprile 2026, ad Albiano Magra, presso l'Oratorio di Sant'Antonio Abate, verrà ricordato il Beato Rolando Rivi, seminarista e martire, nel giorno anniversario del suo martirio. La Santa Messa, che avrà inizio alle ore 21, sarà celebrata dal parroco Don Fabio Arduino. Sull’altare sarà venerata per l’occasione una reliquia ex capillis del giovanissimo Beato. Durante l’anno giubilare passato la piazzetta antistante l’Oratorio è stata oggetto di riqualificazione, che ha reso l’ambiente ancor più accogliente e confacente la storia secolare del luogo. Il sito è facilmente raggiungibile, essendo censito su Google Maps, cercando la dicitura “Oratorio Sant’Antonio Abate” ad Albiano Magra.
Meritevole di approfondimento è la figura del Beato: Rolando Maria Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, borgo rurale del comune di Castellarano in provincia di Reggio Emilia, in una famiglia profondamente cattolica. Brillante e vivace, di lui si diceva: «O diventerà un mascalzone o un santo! Non può percorrere una via di mezzo». Con la prima Comunione e la Cresima divenne maturo e responsabile. Rolando, ogni mattina, si alzava presto per servire la Santa Messa e ricevere la Comunione. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entrò nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Si distinse subito per la sua profonda fede. Amante della musica, entrò a far parte della corale e suonava l’armonium e l’organo. Quando stava per terminare la seconda media, i tedeschi occuparono il Seminario e i frequentanti furono mandati alle loro dimore. Rolando continuò a sentirsi seminarista: la chiesa e la casa parrocchiale furono i suoi luoghi prediletti. Sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario. I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: “Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù”. Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio a Modena, gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945.
È stato beatificato il 5 ottobre 2013, sotto il pontificato di Papa Francesco. “Il martirio di Rolando Rivi è una lezione di esistenza evangelica. Era troppo piccolo per avere nemici. Erano gli altri, che lo consideravano un nemico. Per lui tutti erano fratelli e sorelle. Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità”, affermò in tale occasione il Card. Angelo Amato. Il sacerdote della Diocesi di Parma don Martino Verdelli ha dedicato a Rolando il film “30 bottoni. Rolando: inesauribile amicizia con Gesù”, reperibile su Youtube.









