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Scritto da Redazione
Cronaca
13 Ottobre 2026

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Ci sono storie che non hanno bisogno di clamore per lasciare il segno. Si riconoscono nelle parole di chi le ha vissute, nella gratitudine di chi ha ricevuto aiuto e nella consapevolezza che, dietro un servizio apparentemente semplice, può esserci qualcosa di molto più importante: la possibilità di recuperare autonomia, dignità e fiducia nelle proprie capacità. È ciò che emerge dalle testimonianze raccolte attorno a Nicola Orlandi, il giovane che, nel corso della sua attività di facilitazione digitale, ha aiutato oltre 5.500 cittadini e contribuito alla conclusione di quasi 15 mila pratiche. Dalla Val di Magra a Carrara, passando per i comuni del territorio, il suo nome è rimasto legato a un'esperienza che molti cittadini considerano significativa. Non sono soltanto i numeri a raccontarla, ma soprattutto le storie delle persone che hanno trovato un punto di riferimento per affrontare difficoltà che, nell'era dei servizi online, possono trasformarsi in ostacoli concreti alla vita quotidiana.Per chi possiede dimestichezza con computer, smartphone e piattaforme digitali, prenotare una visita, scaricare un documento o accedere a un servizio della Pubblica Amministrazione può sembrare un'operazione ordinaria. Per molte persone anziane, per chi vive solo e per chi non ha avuto occasioni di formazione, gli stessi passaggi possono diventare fonte di ansia e dipendenza dagli altri. È proprio in questo spazio, tra l'innovazione tecnologica e le difficoltà delle persone, che la facilitazione digitale assume un valore sociale.«Quando sono entrata per la prima volta nel suo ufficio avevo quasi vergogna», racconta Maria, ottantaquattro anni. «Pensavo che mi avrebbe detto che certe cose ormai dovrebbero saperle fare tutti. Invece mi ha sorriso e mi ha detto di sedermi. Da quel giorno non mi sono mai sentita giudicata. Ho capito che non c'era nulla di cui vergognarsi. Oggi riesco a fare da sola cose che fino a poco tempo fa sembravano impossibili. Non mi ha insegnato soltanto a usare un computer. Mi ha restituito la serenità».È in questa testimonianza che si trova il significato più profondo del lavoro di un facilitatore digitale: non fare semplicemente qualcosa al posto di un cittadino, ma aiutarlo a imparare a farla da solo. La differenza è sostanziale. Nel primo caso si risolve un problema contingente; nel secondo si costruisce un'autonomia destinata a durare nel tempo. Dietro le pratiche concluse ci sono storie differenti: persone rimaste sole dopo la perdita del coniuge, cittadini che non vogliono dipendere continuamente dai figli, anziani intimoriti dalla possibilità di sbagliare e utenti che hanno semplicemente bisogno di qualcuno disposto ad ascoltare prima di spiegare. Oltre 5.500 cittadini aiutati e quasi 15.000 pratiche concluse rappresentano il bilancio quantitativo di un'attività il cui impatto, per molti di coloro che ne hanno beneficiato, va ben oltre il singolo adempimento.Nel corso degli anni, l'impegno di Orlandi si è esteso oltre gli sportelli di facilitazione digitale. Sono nati un libro dedicato all'alfabetizzazione informatica, programmi radiofonici e televisivi, incontri pubblici, percorsi di educazione digitale e il progetto Link Start, con l'obiettivo di rendere il sapere accessibile e condiviso. Iniziative accomunate da una stessa convinzione: nessuno dovrebbe rinunciare a un diritto o a un'opportunità soltanto perché non possiede le competenze necessarie per utilizzare la tecnologia. Il percorso è stato accompagnato anche da riconoscimenti simbolici, tra cui la Benedizione Apostolica concessa da Papa Leone XIV, accolta da quanti seguono la vicenda come un segno di apprezzamento per un impegno rivolto al bene comune. Ma, secondo chi lo conosce, ciò che continua a contraddistinguere Orlandi è soprattutto l'attenzione riservata alle persone. «È rimasto esattamente la persona che avevamo conosciuto il primo giorno», osserva una volontaria del territorio. «Con la stessa umiltà, la stessa disponibilità e la stessa capacità di ascoltare chiunque gli chiedesse una mano».

 A tre mesi dalla conclusione dell'incarico in Val di Magra, una nuova esperienza riporta ora Nicola Orlandi al centro delle iniziative di alfabetizzazione digitale nel territorio spezzino. L'Associazione ARCA di Lerici gli ha affidato un corso rivolto ai cittadini di Lerici e San Terenzo, un'iniziativa che ha raccolto una risposta particolarmente significativa da parte della popolazione.Le prenotazioni, infatti, sono state così numerose che i posti disponibili si sono esauriti con ben dieci giorni di anticipo. Un risultato che segnala una domanda concreta di formazione e conferma quanto siano importanti occasioni accessibili per imparare a utilizzare gli strumenti digitali con maggiore sicurezza e indipendenza.Il successo dell'iniziativa assume un significato particolare proprio a tre mesi dalla fine dell'esperienza in Val di Magra. Da una parte, dimostra che l'interesse verso l'alfabetizzazione digitale non si è esaurito; dall'altra, riporta al centro una questione che preoccupa quanti hanno seguito il lavoro svolto negli anni: quale sarà il futuro delle attività di facilitazione digitale e come si potrà evitare che le competenze maturate e le relazioni costruite con i cittadini vadano disperse?A farsi portavoce di queste preoccupazioni è Giuseppina D'Errico, di Follo, autrice del presente comunicato, che intende mantenere alta l'attenzione sul valore sociale di questa esperienza e sulla necessità di garantire risposte alle persone che hanno bisogno di un accompagnamento concreto nell'accesso ai servizi digitali.La preoccupazione riguarda anche la situazione dell'incarico precedente, per il quale Nicola Orlandi ha ricevuto una terza proroga nel quadro del suo terzo mandato consecutivo. La prospettiva di una possibile interruzione definitiva alimenta interrogativi tra i cittadini che ritengono importante assicurare continuità alle attività, soprattutto per le fasce di popolazione maggiormente esposte al rischio di esclusione digitale.Per questo motivo sono annunciate nuove lettere allo Stato centrale e alle autorità locali competenti, con l'obiettivo di richiamare l'attenzione sul futuro delle iniziative e sulla necessità di valutare come preservare e valorizzare il lavoro svolto. La richiesta è che l'alfabetizzazione digitale non venga considerata soltanto un intervento temporaneo, ma una risposta a un bisogno concreto che continua a manifestarsi nei territori.Nel frattempo, numerose testimonianze di cittadini che hanno conosciuto direttamente l'attività di Nicola Orlandi sono state trasmesse al Dipartimento per la Trasformazione Digitale e al Quirinale. L'intento è portare all'attenzione delle istituzioni le esperienze di chi ha beneficiato del servizio e contribuire a una riflessione più ampia sul valore della facilitazione digitale.Secondo quanti sostengono questa iniziativa, il lavoro svolto potrebbe rappresentare un esempio di interesse nazionale, non perché debba essere legato esclusivamente a una singola persona, ma perché il metodo sperimentato sul campo potrebbe offrire indicazioni utili per altre realtà. Ascolto, accompagnamento individuale, pazienza e costruzione dell'autonomia sono elementi che potrebbero essere valorizzati e condivisi anche in altri territori, affinché un numero crescente di cittadini possa beneficiarne.Le testimonianze, in questo senso, non vogliono essere soltanto espressioni di gratitudine personale. Possono contribuire a documentare le difficoltà che le persone incontrano, a far emergere le risposte che si sono rivelate utili e a stimolare una riflessione su come rendere i servizi digitali realmente accessibili. L'auspicio è che l'esperienza maturata possa essere esaminata e, ove ritenuto opportuno dalle istituzioni competenti, tradotta in indicazioni e modelli replicabili.La vicenda di Nicola Orlandi pone così una domanda che va oltre i confini della Val di Magra e del territorio spezzino: come garantire che la trasformazione digitale non lasci indietro proprio le persone che avrebbero più bisogno di essere accompagnate? Il tutto esaurito anticipato del corso di Lerici e San Terenzo, le esperienze raccontate dai cittadini e le testimonianze trasmesse alle istituzioni riportano l'attenzione su una necessità concreta: investire nelle competenze, nella prossimità e nella capacità di trasformare la tecnologia in uno strumento di autonomia.

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