I femminicidi continuano a non fermarsi in Italia, e l'ultimo caso, quello di Lorena Isceri, ha riacceso il dibattito sulle misure di protezione per le donne. Ne ha parlato la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, avvocato e prima firmataria della legge sul Codice Rosso, in un'intervista a Hoara Borselli pubblicata su Il Giornale il 7 settembre 2026.Sulla responsabilità, Bongiorno non lascia spazio a dubbi: quando un uomo uccide una donna, l'unico colpevole è lui. Punto.Sul perché tante donne non denuncino, la senatrice individua diverse ragioni: vergogna, paura di non essere credute, assuefazione alla violenza o tendenza a minimizzarla, senza rendersi conto che spesso si tratta di un fenomeno che peggiora nel tempo. A questo si aggiunge, secondo lei, una sfiducia diffusa nella giustizia, anche se riconosce che forze dell'ordine e magistratura non sempre applicano correttamente gli strumenti a disposizione.
𝐂𝐨𝐬'è 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨
Bongiorno ripercorre la genesi della legge, approvata nel 2019 su sua iniziativa: nasce da un'idea della fondazione Doppia Difesa, creata insieme a Michelle Hunziker, dopo l'omicidio della sedicenne Noemi Durini, uccisa dal fidanzato nonostante le denunce della madre. Il meccanismo richiama il pronto soccorso: come per un infarto, chi denuncia violenza deve essere ascoltato entro tre giorni, con una valutazione immediata sulle misure cautelari da adottare. La senatrice usa un paragone diretto: se un'ambulanza arriva ma il paziente non viene curato subito e bene, la colpa non è dell'ambulanza.
𝐅𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐨 𝐧𝐨?
Di fronte al dato di quarantadue donne uccise negli ultimi otto mesi, Bongiorno respinge l'idea che la legge sia inefficace: a suo avviso si confonde il testo della norma con la sua applicazione concreta. I tempi previsti dal Codice Rosso, spiega, non vengono sempre rispettati, e in molti casi si adottano misure troppo blande — un divieto di avvicinamento, ad esempio, non basta a fermare un uomo violento.Sull'appello lanciato dal padre di Lorena Isceri, la senatrice si dice colpita dalla capacità di trasformare il dolore in un richiamo all'impegno comune, al di là delle divisioni politiche. Ricorda inoltre i passi avanti fatti in questa legislatura: rafforzamento del Codice Rosso, nuove misure contro l'inquinamento delle prove e l'introduzione del reato di femminicidio.
𝐈𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨
Bongiorno chiarisce anche il senso della nuova norma: non nasce dall'idea che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma riconosce la gravità specifica di chi uccide una donna considerandola inferiore, incapace di decidere autonomamente della propria vita — pensando in particolare ai casi in cui l'omicidio segue il rifiuto di una relazione.Interrogata su un possibile bilancio fallimentare della norma, la senatrice riafferma il valore storico del reato di femminicidio per il percorso dei diritti delle donne, ma sottolinea che il tema della violenza di genere richiede un approccio su più fronti. Propone quindi una strategia basata su quattro pilastri: prevenire, attraverso l'educazione al rispetto e alla parità tra i giovani; parlare, aiutando le donne a riconoscere i segnali d'allarme; proteggere, con misure immediate dopo la denuncia; punire, con processi rapidi e sanzioni proporzionate alla gravità del reato.
Fonte: intervista di Hoara Borselli a Giulia Bongiorno, Il Giornale, 7 settembre 2026 (pubblicata anche su Doppia Difesa).
Bongiorno: "Il Codice Rosso funziona, ma va rispettato nei tempi"
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
13 Settembre 2026
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