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Scritto da Redazione
Cronaca
20 Agosto 2026

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In questi giorni assistiamo all'ennesima richiesta di rinviare l'apertura della stagione venatoria, accompagnata da toni allarmistici e dalla rappresentazione di una fauna selvatica ormai allo stremo a causa delle alte temperature. Da Consigliere Comunale di Massa, esponente di Fratelli d'Italia, ma anche da Segretario dell'ATC MS 13, ritengo che sia necessario riportare il confronto alla realtà del nostro territorio.Nessuno nega che periodi prolungati di caldo possano creare difficoltà e che la fauna selvatica debba essere tutelata. Ma una cosa è affrontare eventuali criticità reali e documentate, un'altra è trasformare ogni estate calda in un'emergenza generalizzata, utilizzandola come motivo per chiedere il rinvio dell'attività venatoria.La fauna selvatica non è immobile: non ha radici, ha zampe e ali. Si sposta sul territorio alla ricerca di acqua, cibo, ombra e condizioni ambientali più favorevoli.Non siamo nella Valle della Morte e non viviamo in un deserto. Siamo in Toscana, una regione ricca di fiumi, torrenti, laghi, sorgenti, pozze e corsi d'acqua, con un territorio estremamente diversificato. A questo si aggiungono le numerose realtà agricole e di allevamento, dove sono presenti punti di abbeverata per gli animali.Questo non significa negare eventuali difficoltà localizzate. Al contrario: proprio perché ogni territorio ha caratteristiche diverse, le eventuali criticità devono essere individuate, verificate e affrontate dove realmente esistono, senza lanciare un allarme generalizzato sull'intera regione.La gestione faunistica riguarda anche la tutela dell'agricolturaC'è poi un aspetto che troppo spesso viene dimenticato nel dibattito pubblico.La gestione di determinate specie e l'attività di controllo non possono essere valutate esclusivamente sotto il profilo ideologico. In molti casi esistono precise esigenze legate alla tutela delle produzioni agricole, alla prevenzione dei danni alle coltivazioni e al mantenimento di un corretto equilibrio faunistico.Bloccare o limitare indiscriminatamente gli strumenti ordinari di gestione non significa eliminare il problema. Al contrario, in presenza di popolazioni faunistiche che continuano a creare danni o che richiedono interventi di contenimento, il problema rischia semplicemente di essere rinviato.E allora occorre porsi una domanda molto concreta: quale sarebbe l'alternativa?Se la gestione ordinaria attraverso l'attività venatoria viene sospesa o fortemente limitata, in determinate situazioni potrebbe rendersi necessario ricorrere successivamente a interventi di controllo più strutturati, effettuati da personale autorizzato e, ove previsto, anche attraverso ditte specializzate.Interventi che potrebbero risultare più invasivi e più onerosi per la collettività rispetto a una gestione programmata e regolamentata.E c'è un ulteriore elemento che merita attenzione: rinviare indiscriminatamente gli interventi non significa necessariamente migliorare la tutela della fauna. Se eventuali operazioni di controllo dovessero essere concentrate in altri periodi dell'anno, occorrerebbe valutare attentamente anche l'impatto sulle diverse fasi biologiche delle specie, compresi i periodi riproduttivi e di nidificazione.La vera tutela dell'ambiente non consiste quindi nello spostare semplicemente un problema in avanti nel tempo, ma nel programmare gli interventi nel periodo più appropriato, con gli strumenti meno invasivi e nel rispetto delle esigenze ecologiche, agricole e faunistiche.La legge non parla di sensazioni, ma di ragioni motivateLa legge regionale Toscana n. 3 del 1994, all'articolo 30, comma 7, è chiara: il calendario venatorio può prevedere disposizioni riduttive per motivate e rilevanti ragioni connesse alla consistenza faunistica o per particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche.La domanda, quindi, è semplice: chi ha accertato che oggi esistano queste condizioni? E sulla base di quali dati, monitoraggi e rilevazioni scientifiche?Perché una decisione che riguarda un intero territorio regionale non può essere presa sull'onda di appelli, comunicati o campagne mediatiche. Deve poggiare su dati concreti e su valutazioni tecniche.Il calendario venatorio è già stato approvato. Se successivamente emergono condizioni realmente eccezionali, la normativa prevede gli strumenti per intervenire. Ma queste condizioni devono essere dimostrate e motivate.Anche l'articolo 33, comma 5, della legge regionale prevede la possibilità di vietare l'esercizio venatorio in zone determinate, quando vi siano effettive esigenze di protezione della fauna o particolari condizioni ambientali e climatiche.Ecco allora il punto politico della questione: se esistono territori realmente in difficoltà, si intervenga su quei territori. Se esistono emergenze documentate, si adottino provvedimenti mirati. Ma non si utilizzi un'ondata di caldo per chiedere automaticamente il blocco generalizzato dell'attività venatoria.

Basta ideologia, servono responsabilità e gestione del territorio

La tutela della fauna selvatica non può diventare il terreno di una contrapposizione ideologica permanente.Chi amministra e chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, basandole sui dati e sulla reale conoscenza del territorio.Non servono slogan. Non servono allarmismi. Non serve descrivere la Toscana come se fosse diventata improvvisamente un deserto.Servono monitoraggi, censimenti, interventi ambientali e una gestione seria della fauna.Da Consigliere Comunale di Massa, esponente di Fratelli d'Italia, e da Segretario dell'ATC MS 13 continuerò a sostenere una linea chiara: la fauna va tutelata, l'agricoltura va difesa e il territorio va gestito con responsabilità.Se ci sono emergenze reali, documentate e accertate, si intervenga senza esitazioni.Ma se non ci sono le condizioni previste dalla legge, allora non si può utilizzare il caldo estivo come un grimaldello per rimettere continuamente in discussione l'attività venatoria, ignorando le conseguenze che determinate scelte potrebbero avere sulle attività agricole e sulla successiva gestione della fauna. Il territorio va conosciuto, rispettato e governato. Non raccontato attraverso slogan.

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