Ancora una volta, ci troviamo nella necessità di denunciare gravi disagi lungo le strade delle nostre montagne e potenziali rischi per i cittadini. Qualche giorno fa, un tratto di carreggiata lungo la strada comunale per Casette ha avuto un cedimento. La zona è stata delimitata e adesso, probabilmente, verrà abbandonata a se stessa come successo con le frane e gli smottamenti precedenti. Tutto questo, chiaramente, sulle spalle di cittadini sempre più esasperati. Aggrava ancor più la situazione la vicinanza del nuovo cedimento ad alcune abitazioni, senza considerare il fatto che lo scivolamento è avvenuto in prossimità di una curva, e nemmeno un semaforo è stato installato.
Secondo Ispra, Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il 16 per cento del territorio regionale sarebbe a rischio, elevato o molto elevato, di frane; 154 mila sono le persone coinvolte. Se guardiamo i dati della nostra città scopriamo che il 17 per cento del territorio comunale è classificato come zona a pericolosità elevata di frane, con una popolazione al proprio interno pari a 4074 abitanti, mentre l'8,6 per cento del territorio è classificato come territorio a pericolosità molto elevato, con una popolazione di 2245 abitanti. In totale, il 25,6 per cento del territorio del nostro comune è a rischio elevato o molto elevato di frane, con 6319 abitanti coinvolti, il 9,3 per cento dell'intera popolazione del Comune di Massa. Questi numeri fanno della nostra città il comune toscano con più popolazione in aree a rischio frane, davanti a Camaiore, Lucca e Carrara; un primato non certo invidiabile. Ancora, sempre nel nostro Comune sarebbero 897 gli edifici a rischio in aree a pericolosità molto elevata (4,5 per cento), mentre 1557 sarebbero nelle aree a pericolosità elevata (7,9 per cento). Allargando lo sguardo al numero degli eventi estremi registrati nel 2025 nel nostro Comune, si scopre che Massa è stata inclusa tra i primi dieci comuni italiani (con popolazione tra 50 e 150 mila abitanti) più colpiti da eventi estremi nel 2025, a causa di una crescente esposizione a fenomeni intensi e carenze nella pianificazione del territorio. Si tratta, a questo punto, di una condizione geologica permanente che richiederebbe un monitoraggio continuo e una gestione attenta del territorio, volta alla prevenzione più che alla sola risposta all’emergenza. Infatti, i cambiamenti climatici, intensificando i fenomeni meteorologici estremi, vanno ad aggravare il già grave dissesto idrogeologico presente sul nostro territorio. Consumo di suolo (aumentato negli ultimi anni), cementificazione e scarsa manutenzione completano il desolante quadro.









