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Scritto da Redazione
Notizie brevi
04 Febbraio 2026

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A distanza di poche settimane, due pagine di cronaca del 30 gennaio, raccontano una storia che non torna. E non torna per niente. L'8 dicembre Evam viene pubblicamente e giustamente messa sotto accusa dal Patto per il Nord. Un attacco dettagliato, punto per punto, senza ambiguità: gestione criticata, richiesta di dimissioni dell'amministratore delegato, un'azienda descritta come più attenta all'immagine che alla sostanza. "Basta passerelle", era il messaggio. Politico, chiaro, netto.Il 19 gennaio lo scenario cambia radicalmente, non perché quei problemi siano stati risolti, non perché qualcuno abbia spiegato cosa non ha funzionato, ma perché da un'ipotesi annunciata si passa a un atto formale: il Comune interviene con 750.000 euro di soldi pubblici, risorse dei cittadini massesi.Il tutto senza un vero confronto pubblico all'altezza della portata dell'intervento, senza una presa di posizione politica chiara del sindaco e dell'assessore al bilancio, senza una spiegazione credibile su cosa sia cambiato nel giro di poche settimane.Il punto centrale resta uno, e la domanda è inevitabile: questi soldi servono davvero a rilanciare Evam, con nuovi investimenti strategici e un miglioramento del servizio ai cittadini, oppure servono a rinegoziare i milioni di euro di finanziamenti che l'azienda non riesce più a sostenere? E mentre si parla di "continuità" e "stabilità", sotto gli occhi di tutti continuano spese di immagine e marketing che poco hanno a che fare con un vero piano industriale. È sufficiente osservare bottiglie ancora in circolazione con etichette promozionali di eventi passati, come Lucca Comics 2025, per capire quanto la comunicazione abbia spesso prevalso sulla sostanza.Altro che "territorio che dà una mano". Questa appare come una operazione di ossigeno finanziario, necessaria a tenere Evam in piedi nei confronti delle banche, rinviando il problema senza affrontarlo. Una toppa costosa, interamente pagata dalla collettività e dai cittadini massesi

Il corto circuito politico è evidente.

A dicembre si parlava, giustamente, di gestione sbagliata, cambio di rotta e responsabilità. A gennaio restano la stessa governance, nessuna autocritica e fondi pubblici per garantire continuità. Non  è normale, non è sano e soprattutto non è trasparente.Se Evam è davvero un'azienda "in equilibrio", perché ha bisogno di 750.000 euro del Comune? Se non lo è, perché non si affronta apertamente il nodo della governance, delle scelte manageriali e delle politiche di comunicazione? Perchè l'azienda negli ultimi anni ha speso quasi un milione di euro l'anno in costi per servizi, tra cui promozione, pubblicità e consulenze con risultati economici irrisori? In questo contesto emergono interrogativi sempre più pressanti sul futuro societario di Evam. È legittimo chiedersi se l'intervento pubblico serva semplicemente a mantenere l'azienda in vita in vista di una possibile cessione a soggetti privati, e se su questo fronte esistano interlocuzioni già avviate.Domande doverose, alle quali sono chiamati a rispondere il sindaco Persiani e l'assessore al bilancio Mercanti, nonché il presidente alla luce del ruolo professionale di Massimo Gelati, e della necessità di escludere qualsiasi potenziale conflitto di interessi con la sua attività nel Parmense. 

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