Dal valico del Brennero per smascherare il falso Made in Italy al sostegno dei consigli comunali. Con il Comune di Massa salgono a dodici, due su tre, i comuni della provincia di Massa Carrara che scendono a fianco di Coldiretti, degli agricoltori e dei cittadini per chiedere più trasparenza in etichetta. L'obiettivo della mobilitazione di Coldiretti, che ha già raccolto oltre 1 milione di firme, è modificare il codice doganale che "nasconde" la vera origine degli alimenti. Sono ancora tanti, troppi i prodotti sugli scaffali anonimi che vengono spacciati per Made in Italy: verdure surgelate, succhi di frutta, conserve, sughi, biscotti, pane, legumi in scatola, piatti pronti, snack, gelati, oli vegetali e molti alimenti multi-ingrediente non riportano chiaramente l'origine. Un inganno per i consumatori, molto spesso convinti di acquistare prodotti alimentari nazionali, ed un danno per gli agricoltori costretti a subire la concorrenza sleale di prodotti di bassa qualità ottenuti spesso con regole molto diverse e lo sfruttamento dei lavoratori.
La battaglia per la revisione del Codice doganale e per l'indicazione obbligatoria dell'origine del cibo sta animando i consigli comunali della nostra provincia. A portare la discussione nelle assise è Coldiretti Massa Carrara che ha incassato, fino ad oggi, il sostegno di due amministrazioni su tre. Con una delibera dodici comuni hanno deciso di affiancare agricoltori e cittadini nella richieste di modificare il codice doganale che consente a grano, latte, frutta, verdura e tutti gli altri prodotti agroalimentari di provenienza estera di fregiarsi dell'etichetta "Made in Italy" per il solo fatto di ricevere l'ultima trasformazione sostanziale nel nostro Paese. Un tema non solo economico, soprattutto di salute. Mangiare prodotti stranieri sia chiaro non è pericoloso, è pericoloso quando non si conosce l'origine di quell'alimento e in quale modo è stato ottenuto. Le mozioni che impegnano le istituzioni competenti a portare in sede europea la richiesta di revisione del meccanismo previsto dal Codice doganale dell'Unione Europea sono state approvate dai comuni di Bagnone, Casola in Lunigiana, Filattiera, Fivizzano, Massa, Mulazzo, Zeri, Podenzana, Tresana, Licciana Nardi, Carrara e Fosdinovo. "Conoscere l'origine degli ingredienti che compongono gli alimenti è una battaglia di giustizia e trasparenza, oltre che il modo più efficace, immediato ed economico per garantire una corretta informazione al consumatore sul cibo – spiega Francesca Ferrari, presidente di Coldiretti Massa Carrara. – Il sostegno dei Comuni, che rappresentano direttamente i cittadini, è fondamentale per portare al centro del dibattito europeo il tema della tracciabilità degli alimenti e della tutela del vero Made in Italy. Tracciabilità e origine dei prodotti sono leve decisive per un'agricoltura distintiva, di qualità e sostenibile come quella dei nostri territori, che così può essere tutelata, recuperare reddito, occupazione e competitività. Modificare questa norma europea, infatti, oltre ad essere profondamente giusto, significa infatti tutelare gli agricoltori, difendere il nostro patrimonio agroalimentare e garantire trasparenza ai consumatori".L'obiettivo di Coldiretti tramite la riforma del Codice Doganale è duplice: garantire al consumatore la trasparenza necessaria nella scelta del cibo sano da portare sulle proprie tavole, tutelare il settore agricolo da fenomeni distorsivi sul mercato che evocano in modo artificiosamente falsato le produzioni dei nostri territori. Due risultati che potrebbero essere raggiunti attraverso un'etichettatura d'origine obbligatoria su tutti i prodotti agroalimentari che consentirebbe di definire con chiarezza la effettiva provenienza dei prodotti dagli Stati membri europei. "Questa è una battaglia di tutti: agricoltori e cittadini – conclude la Ferrari – e siamo certi che le amministrazioni continueranno ad affiancarci in questo percorso per la trasparenza e la tutela della salute".
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