Arriva da RSU Asmiu CGIL FP una forte critica relativa alla discarica di Codupino: "Per anni abbiamo chiesto il rispetto delle norme, ma ci hanno sempre risposto che si poteva fare. l'ARPAT ha chiuso l'impianto e i lavoratori si ritrovano con un'area inutilizzabile e piena di interrogativi.Come Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU), non possiamo certo dire di essere stati colti di sorpresa: quella che oggi è una realtà certificata dalle autorità, per noi è stata una denuncia costante e inascoltata per anni.La storia di questa discarica è la storia di una lunga battaglia di trasparenza. Il nostro nodo critico principale è sempre stato il conferimento del vetro. Fin dall'inizio, come RSU, avevamo sollevato precise obiezioni tecniche: per essere a norma, l’area avrebbe dovuto ospitare esclusivamente vasche ermeticamente chiuse, collocate su un basamento dedicato. La procedura corretta prevedeva che queste vasche venissero aperte e richiuse ogni volta per il conferimento dei rifiuti, senza mai disperdere polveri o frammenti nell'ambiente.Ebbene, nonostante le nostre continue rimostranze, l'azienda ha sempre rassicurato tutti sulla bontà delle operazioni, dando il via libera al conferimento del vetro come se nulla fosse. Il messaggio che passava era: "Si può fare, è tutto in regola". Un comportamento che ha di fatto normalizzato una pratica che noi ritenevamo, e riteniamo, irregolare.Negli ultimi tempi, la situazione è addirittura peggiorata con l'introduzione di un rimorchio compattatore per la plastica. Una mossa che, agli occhi dell'azienda, probabilmente doveva servire a modernizzare l'impianto. Noi, invece, l'abbiamo letta come l'ennesima forzatura: si continuava ad operare come se il problema della messa a norma non esistesse, accumulando rifiuti in un'area che avrebbe invece richiesto interventi strutturali.Paradossalmente, mentre si ignoravano le nostre richieste sulla sicurezza strutturale, si è cercato di coinvolgere i lavoratori in un corso per "ruspisti", finalizzato alla movimentazione del materiale. Un tentativo, a nostro avviso, di preparare il personale a gestire una situazione di emergenza o di disordine, piuttosto che investire sulla prevenzione. l'ARPAT è intervenuta mettendo i sigilli. La discarica di Cudopino non è più utilizzabile. Questo non è un evento improvviso, ma il punto di arrivo di una gestione che ha preferito le rassicurazioni verbali alla messa in sicurezza concreta.Come parte sindacale, eravamo sempre stati chiari: l'uso di quella zona non poteva continuare in quel modo. Lo abbiamo scritto, lo abbiamo gridato, lo abbiamo verbalizzato. I responsabili, però, hanno sempre dato l'ok, forse sperando che il tempo ci avrebbe messo una pezza".
Ora i sigilli sono lì a ricordarci che le regole non si possono ignorare all'infinito. Il danno è fatto: l'area è bloccata, i lavoratori subiscono le conseguenze di una gestione poco chiara e la comunità locale si ritrova con un problema ambientale e occupazionale da risolvere. Noi, come RSU, continueremo a vigilare affinché questo ennesimo episodio serva da lezione per il futuro. Perché la salute dei lavoratori e la salvaguardia del territorio non possono mai essere messe in secondo piano rispetto a logiche di comodo.









