Una città intera si è fermata. Una famiglia è rientrata dal Vietnam per trovare solo un silenzio insopportabile. Una classe ha smesso di studiare. Le indagini sono ancora aperte. Ma quello che resta, oltre al dolore, è il ritratto di un giovane che merita di essere ricordato per come ha vissuto, non solo per come è morto. Stava andando a fare benzina. Voleva rientrare a casa, come tante altre volte. Era la notte tra domenica 3 e lunedì 4 maggio, erano passate da poco le una, quando in via degli Unni, all'altezza del collegamento con via Massa Avenza, nei pressi di una concessionaria, la sua Fiat Panda si è schiantata contro la base di un traliccio dell'energia elettrica. Sono stati alcuni automobilisti di passaggio a dare l'allarme: "Veloci, c'è un'auto in fiamme." Dopo l'impatto le fiamme hanno rapidamente avvolto l'abitacolo. Edoardo Mosti, che si trovava all'interno, non è riuscito a mettersi in salvo. I Vigili del fuoco e il 118 sono intervenuti nel giro di pochi minuti. Ma per lui non c'era più niente da fare. Edoardo aveva 19 anni. Ne avrebbe compiuti presto altri. Tra poche settimane avrebbe sostenuto la maturità. Era un ragazzo molto conosciuto a Massa. Frequentava la quinta dell'ITIS Meucci, dove si era distinto per serietà e impegno. Era nipote di un maresciallo della Guardia di Finanza, un legame che aveva contribuito a formare in lui senso del dovere e rispetto per le regole. Chi lo conosceva bene lo descrive con parole che lasciano il segno: "Era un ragazzo davvero d'oro. Studiava tantissimo. Noi lo abbiamo cresciuto e ci chiamava zii. Era dolcissimo. Ci spezza il cuore." Non sono parole di circostanza. Sono il ritratto autentico di un giovane che aveva scelto di investire nel suo futuro, con la testa e con il cuore.
La notizia si era diffusa rapidamente già nelle prime ore del mattino, passando di classe in classe e di chat in chat. All'ITIS Meucci compagni e docenti sono scoppiati a piangere non appena hanno appreso l'accaduto. La scuola, luogo di crescita e di futuro, si è trasformata in poche ore in un luogo di silenzio e di dolore profondo. Davanti alla camera mortuaria dell'ospedale Apuane si sono ritrovati in tanti — amici di infanzia, compagni di banco, ragazzi che forse non gli avevano mai detto quanto ci tenevano.
Marco, titolare di una ditta di idraulica, e Antonella, che ha lavorato nell'azienda sanitaria locale, stavano trascorrendo una vacanza in Vietnam quando hanno ricevuto la telefonata che nessun genitore dovrebbe mai ricevere. Hanno preso il primo volo disponibile e sono rientrati il 5 maggio. Trentasei ore di viaggio per tornare a casa senza più un figlio ad aspettarli. C'è poco da aggiungere.
Sul fronte delle indagini, il caso resta inquadrato come incidente autonomo, senza altri mezzi coinvolti. La causa della perdita di controllo non è stata ancora accertata. Ogni ipotesi — malore, colpo di sonno, o altro — deve essere verificata con rilievi tecnici e sanitari prima di diventare una spiegazione definitiva. Le forze dell'ordine stanno lavorando. La verità su quegli ultimi secondi in via degli Unni arriverà. Ma qualunque risposta venga trovata, non cambierà l'esito di quella notte. Edoardo non è l'unico. È l'ennesimo. L'ennesima giovane vita spezzata su una strada italiana. In Toscana, nel solo 2024, si sono registrati quasi 200 morti sulle strade. Ogni nome dietro quei numeri è una storia, una famiglia, una classe rimasta vuota. Come giornalisti abbiamo il dovere di raccontare i fatti.
Ai suoi genitori Marco e Antonella, a tutta la famiglia, alla sua classe e ai suoi professori: Massa è con voi. Questa pioggia che non smette lo è anche lei.
Vola in alto, Edoardo.
Edoardo Mosti, 19 anni e un futuro davanti. Massa piange il suo ragazzo d'oro
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
06 Maggio 2026
Visite: 1009









