"Quanto accaduto in occasione del derby Carrarese-Spezia allo Stadio dei Marmi merita una riflessione seria e, soprattutto, alcune domande alle quali qualcuno dovrebbe avere il coraggio di rispondere" è la premessa fatta dal consigliere della lista Carrara Civica, Massimiliano Bernardi in relazione all'insolita vicinanza tra il vescovo di Massa Carrara e Lunigiana, Monsignor Mario Vaccari e il segretario provinciale della CGIL Nicola del Vecchio, che hanno condiviso, gomito a gomito, gli spalti della Curva Nord del Dei Marmi, in occasione della partita Carrarese Spezia di lunedì 6 aprile. Spiega Bernardi: " Non è passata inosservata la presenza del vescovo della Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, Mario Vaccari, nella Curva Nord. Una presenza che, di per sé, potrebbe anche essere letta come un gesto di vicinanza alla comunità e alla passione sportiva della città, se non fosse stata accompagnata da un’evidente e accurata messa in scena: fotografi, giornalisti e una collocazione tutt’altro che casuale. Accanto al vescovo, il segretario provinciale della CGIL Nicola Del Vecchio, figura che – guarda caso – non era mai stata vista allo stadio fino a tempi molto recenti. Viene da chiedersi: si tratta davvero di una passione improvvisa per i colori azzurri oppure di qualcosa di ben più calcolato? Perché il punto è proprio questo: dove non è riuscito il sentimento, sembra essere riuscita la politica. È ormai noto come, da settimane, Del Vecchio si stia muovendo con grande disinvoltura negli ambienti politici locali, con l’obiettivo – neanche troppo velato – di sostituire l’attuale sindaco Serena Arrighi come candidato del Partito Democratico alle prossime elezioni comunali. E allora la domanda diventa inevitabile: a che gioco sta giocando questa “strana coppia”? È normale che un vescovo si esponga in questo modo, entrando – direttamente o indirettamente – nelle dinamiche della vita democratica cittadina? È opportuno che una figura religiosa, che dovrebbe rappresentare un punto di riferimento spirituale e super partes, partecipi a operazioni che appaiono chiaramente costruite per ottenere visibilità politica? E dall’altra parte: è accettabile che un aspirante candidato del Partito Democratico utilizzi questi metodi per accreditarsi e costruire consenso? È questa la nuova modalità con cui si pensa di guadagnare la fiducia dei cittadini? Quello a cui abbiamo assistito non è stato un semplice momento di condivisione sportiva, ma un’operazione che solleva interrogativi profondi sulla trasparenza e sulla correttezza del confronto democratico. Cosa si cela dietro questo accordo tanto singolare quanto inquietante? Quali sono gli obiettivi reali di questa esposizione mediatica congiunta?