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Scritto da Vinicia Tesconi
Cronaca
07 Febbraio 2026

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In principio fu Montedison, nello specifico Fitofarmaci Montedison s.p.a, e si affonda nel lontanissimo 1986: il nome del sito industriale era Farmoplant e, tra gli impianti di produzione di insetticidi, c’era anche quello che sviluppava il Rogor e che, due anni dopo, il 17 luglio 1988, in seguito a due esplosioni, liberò nei cieli apuani una imponente nube tossica. Uno dei disastri ambientali più gravi della provincia di Massa Carrara segnò il declino di Montedison sul territorio apuano e l’inizio di una serie di passaggi di proprietà del sito industriale indicato al Catasto al foglio 104 del mappale 360 (comune di Massa) e al foglio 94 del mappale 1076 (comune di Carrara),   che passò dalla società Alfa Sigma s.r.l. (proprietaria dei terreni sin dal 1981), divenuta poi Sigma Granulati minerali e affini, a Mineraria Marittima s.p.a (derivata dalla fusione di Alfa Sigma con due aziende carraresi Minipur s.r.l e Gran Color s.r.l.), a Umbria Mineraria s.p.a. che nel 1990  cedette il sito a Omya s.p.a. che, a sua volta, nel 2006 lo vendette al comune di Carrara, che lo destinò alla società partecipata dei comuni di Massa e di Carrara: Cermec. Nel 2007 Cermec, in qualità di esclusiva proprietaria del sito, stipulò un contratto di locazione a scadenza trentennale (cioè nel 2037) con un canone di 8000 euro al mese con la Erre-Erre Recupero Risorse s.p.a., società, a sua volta, controllata da Cermec e da Delca s.p.a società a prevalente capitale pubblico.   Nel 2009, con un atto notarile  registrato a Lucca,  venne costituito il diritto di superficie per  l’area complessiva di 12 mila e 76 metri quadrati e degli immobili siti in essa, indicata come proprietà esclusiva di Cermec s.p.a., tra quest’ultima società e la stessa Erre- Erre s.p.a. per un canone di 10400 euro al mese per 30 anni. Nel 2012 venne ratificato dal Tribunale di Massa il fallimento  della società Erre-Erre s.p.a. avvenuto l’anno precedente e dopo circa 11 anni da questo evento, nell’ottobre del 2022, il sito, o meglio il diritto di superficie sul sito (che resta di proprietà di Cermec) andò all’asta. La perizia valutativa  parlava di un valore di tre milioni e 164 mila euro per un’area di oltre diecimila metri quadrati su cui insistono uffici, servizi, impianti e macchinari destinati alla produzione di Cdr, cioè di combustibile derivato dai rifiuti. All’asta, avvenuta su una piattaforma del Tribunale di Massa, arrivarono solo due buste: una da parte di ASMIU, società dei rifiuti partecipata dal comune di Massa e una da una nota società immobiliare locale, che fa capo ad altrettanto noti imprenditori del marmo. Proprio quest’ultima fece l’offerta più alta e con un milione e mezzo si aggiudicò l’intero pacchetto che comprendeva, ovviamente, anche la corresponsione del canone di superficie stabilito nell’ atto notarile . Diecimila quattrocento euro al mese ad oggi, dal 2024 , circa  mezzo milione di euro che il Cermec avrebbe dovuto esigere dai nuovi locatari che, per legge, hanno acquisito un diritto gravato dagli oneri del contratto notarile così come l’accordo di locazione stipulato da chi li ha preceduti. Tali importi  sono stati riconosciuti, a favore di Cermec , dalla curatela del fallimento di Erre- Erre. Ma di tali riscossioni non sembrerebbe esserci traccia nei conti di Cermec . C’è invece traccia certa e documentata di un nuovo contratto di locazione stipulato nel luglio del 2025 tra la società vincitrice della gara nell’asta del fallimento Erre-Erre e la società Cermec  per l’uso di un capannone industriale, facente parte del pacchetto andato all’asta, di 2900 metri quadrati, per un canone mensile di 24 mila euro mensili (288mila euro annui) per 12 anni, con rinnovo automatico per altri sei e un ulteriore rinnovo concordato tra le parti entro il 2039, data in cui scadrà il diritto di superficie (il cui canone, tuttavia,  non risulterebbe essere stato corrisposto a Cermec). Un gioco incredibile di scatole cinesi che sembra non avere capo, né fine e che solleva infiniti dubbi e domande. Perché i comuni di Massa e di Carrara, che controllano in parti uguali la società Cermec, non hanno mai fatto pressioni per riscuotere il canone di locazione? Perché, dopo infinite polemiche e apparenti schieramenti di parte contro l’attuale amministratore unico di Cermec, firmatario dell’ultimo contratto di locazione, il comune di Carrara ha cambiato posizione sulla revoca del mandato? Perché Retiambiente, che ha già assorbito Retiambiente Carrara Asmiu e quindi Cermec, paga un canone salatissimo per un bene che, di fatto, è già in parte suo e che nel 2039, alla scadenza del diritto di superficie lo diventerà per legge a tutti gli effetti? Perché Cermec dovrebbe continuare a pagare il canone di locazione  anche oltre il termine in cui scadrà il diritto di superficie? Su chi ricadranno gli oltre cinque milioni di canone di locazione concordato da Cermec, da versare nelle casse della società immobiliare che ha acquisito il diritto di superficie che verranno pagati nei 18 anni (12 + 6) previsti dall’accordo fra le due parti?  E infine: perché le tariffe Tari del comune di Carrara sono aumentate in maniera così consistente, mentre il servizio è considerato dagli utenti sempre più scadente? Ma, forse, almeno per quest’ultimo quesito  c’è la risposta. Su quell’area dalla storia così infelice c’è ancora una nube densa e tossica:  non più di Rogor, ma di domande senza risposta.

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