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Scritto da Redazione
Cronaca
18 Gennaio 2026

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Con un «No» secco alla logica securitaria, l'Accademia Apuana della Pace aderisce alla manifestazione "La protesta non è reato", in programma il prossimo sabato 24 gennaio a Massa e, tramite il portavoce Gino Buratti, dichiara: 

«Il clima che si sta respirando è tremendamente pesante. Sta prevalendo una cultura e una politica securitaria che individua un nemico in ogni forma di dissenso e di opposizione, cercando ogni forma possibile per dissuadere le persone a manifestare per un pensiero altro. Certo questo clima nasce da lontano, ma con questo governo ha assunto connotati preoccupanti ed una accelerazione che suscita non poche perplessità e timori per quanto riguarda l'agibilità democratica. Questo clima di odio, che spesso viene evocato da rappresentanti del centro destra - non ultime le dichiarazioni del consigliere regionale Guidi in seguito a scritte contro di lui e la Meloni, delle quali ha già deciso chi è l'autore -, non nasce oggi, si è radicato nella società alimentato da una politica che ha fatto della sua "essenza" l'individuazione, di volta in volta, del nemico di turno - i migranti, gli omosessuali, i nomadi, gli oppositori di sinistra -, scaricando su di loro le responsabilità di tutto. Di fronte al nemico, ovviamente, è necessario che tutti si compattino in maniera identitaria, chi non lo fa appartiene alla categoria del "nemico della patria". In questa mistificazione manichea, nella quale la distinzione buono–cattivo corrisponde all'idea amico–nemico, tutto deve essere funzionale a questa logica, inclusa la strumentalizzazione di qualunque fatto: disordini di piccoli gruppi, la tragedia dell'assassinio di un giovane studente ad opera di un altro. Chi semina vento raccoglie tempesta: è questo il baratro verso il quale rischiamo di sprofondare. Ma per contrastare questo clima non abbiamo bisogno di politiche securitarie e di militarizzazione delle città, come qualcuno evoca; abbiamo invece bisogno di politiche inclusive, di ascolto, capaci di mandare un segnale distensivo alla società: abbiamo bisogno di allargare ed espandere le pratiche democratiche e di partecipazione, non restringerle. Non è chiudendoci nel proprio fortino che risolviamo i problemi di una società. Un governo che in tre anni ha emanato tre pacchetti sicurezza - il terzo, ancor più pesante è in fase di definizione -, senza con questo risolvere nessuno dei problemi - anzi aggravando la condizione di vita di alcuni cittadini e riducendo gli spazi di agibilità democratica -, ma semplicemente nascondendoli dietro la logica punitiva dovrebbe, se avesse un briciolo di senso critico, comprendere che non è quella la strada da percorrere... ma forse nella loro logica l'obiettivo non è trovare e risolvere le cause che sono alla base di un malessere, quanto forse semplicemente quello di controllare la società, facendo finta che con la punizione severa tutto si risolva: si opera sempre nella logica dell'emergenza, aggredendo il sintomo, ma non le cause vere che determinano il malessere. Anche il clima di violenza che si respira in certi settori della società richiederebbe un approccio diverso, cercando di lavorare sul recupero delle persone e la comprensione del disagio: ma fare questo significa proprio aprirsi e mettersi in ascolto e non chiudersi nelle proprie certezze identitarie. Non diversamente può essere letta l'incriminazione e le multe che sono state fatte a diversi manifestanti che hanno preso parte alla manifestazione a favore della Palestina del 3 ottobre, con la contestazione di aver violato il regolamento ferroviario e fatto un blocco ferroviario. Quella manifestazione, alla cui organizzazione come Accademia Apuana della Pace abbiamo dato il nostro contributo, si è svolta in maniera assolutamente pacifica ed ogni azione compiuta è sempre stata comunicata alle Forze dell'Ordine, proprio per questo la contestazione fatta ai manifestanti diventa emblematica del messaggio che viene lanciato su rischi per chiunque manifesti contro qualcosa, anche in maniera pacifica. Trasformare quell'occupazione simbolica dei binari di venti minuti, all'interno di una giornata di sciopero generale che quindi vedeva i treni non circolare, in un reato penale significa mandare un segnale preciso a chiunque, soprattutto ai ragazzi, che vogliono impegnarsi per un mondo migliore, diverso da quello che attualmente ci viene prefigurato. Ho sentito, troppo spesso, ultimamente parlare tutti di nonviolenza».

«Per questo permettetemi una precisazione conclusiva - continua Gino Buratti - troppo spesso si confonde l'azione nonviolenta con un qualcosa che non deve disturbare nessuno..., dimenticando che la nonviolenza va ben oltre la semplice resistenza passiva: Gandhi, proprio per distinguere la nonviolenza dalla resistenza passiva, assunse la parola "Satyagraha" e Aldo Capitini, riprendendo Gandhi, usò il termine "nonviolenza" - come unica parola - proprio per distinguerla dalla parola "non violenza", che indicava semplicemente l'assenza di qualcosa. La nonviolenza è un'idea di relazioni e di società, è lotta e impegno quotidiano per un mondo fatto di relazioni tra i popoli fondati sulla cooperazione ed è pratica di gestione dei conflitti che devono essere resi espliciti per essere affrontati in una coerenza tra fini e mezzi; paradossalmente la nonviolenza deve fare emergere i conflitti, che non devono assolutamente essere nascosti o soffocati: e il dissenso è conflitto, per questo è il lievito di una società sana. La nonviolenza non è essere pacifici è lotta, in maniera permanente, adottando metodologie diverse, da reinventare in ogni situazione, ma nel quale sono importanti, ad esempio, lo sciopero, il boicottaggio, la disobbedienza civile, l'obiezione di coscienza, l'obiezione fiscale... per cui inviterei ad usare la parola nonviolenza con cautela e a non usarla come sinonimo di "protestate senza dare noia", perché non è quella la nonviolenza. Per tutti questi motivi e per ribadire con fermezza che solo una società inclusiva, che sperimenti il dissenso e che lo ascolti, può trasformare il clima di odio che si respira a tutti i livelli, ma in primis nei banchi della politica e soprattutto di chi ci governa - partendo dal linguaggio e dal rispetto per l'avversario -come Accademia Apuana della Pace aderiamo alla manifestazione di sabato 24 gennaio 2026, convocata proprio come risposta alle politiche securitarie messe in atto contro i manifestanti del 3 e del 22 ottobre», conclude Buratti, portavoce dell'Accademia Apuana della Pace.

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