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Scritto da Redazione
Cultura
18 Maggio 2026

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Un viaggio che ha unito innovazione, spiritualità, inclusione sociale e valori universali. Il 12 maggio, Nicola Orlandi, facilitatore digitale e referente generale per la facilitazione digitale nella Pubblica Amministrazione in Val di Magra, ha accompagnato nella Capitale un gruppo di 30 corsisti del progetto “Non è mai troppo tardi”, rappresentativi dei sette Comuni della Val di Magra e della città di Carrara, in un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo. L’iniziativa è nata dopo la Benedizione Apostolica ricevuta da Sua Santità Papa Leone XIV e si inserisce in un più ampio percorso dedicato all’inclusione sociale, alla partecipazione e alla crescita culturale, con l’obiettivo di rendere il digitale uno strumento realmente accessibile a tutti, senza lasciare indietro nessuno.Durante la permanenza romana, il gruppo ha avuto l’opportunità di visitare esternamente il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, simbolo dell’impegno istituzionale verso l’innovazione tecnologica e la modernizzazione dei servizi pubblici al servizio dei cittadini.Il giorno successivo, il momento più atteso: la partecipazione all’Udienza Generale di Sua Santità Papa Leone XIV. Un evento vissuto con intensa emozione dai partecipanti del gruppo “Non è mai troppo tardi”, molti dei quali hanno percepito l’esperienza come un autentico momento di crescita umana e spirituale.

In qualità di capogruppo e nell’ambito del proprio ruolo di facilitatore digitale, Nicola Orlandi ha inoltre provveduto a depositare presso la Gendarmeria Vaticana una serie di doni personali e realizzati dai corsisti, come segno di omaggio e riconoscenza verso il Santo Padre.La giornata è poi proseguita tra le vie e i quartieri della Capitale, in un clima di condivisione e scoperta del territorio, fino a culminare in uno dei luoghi più simbolici della cristianità: la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, custode delle spoglie di Papa Francesco e luogo di profonda spiritualità. Ma è proprio nel significato dei doni consegnati al Pontefice che emerge il cuore più profondo dell’iniziativa.Tra gli omaggi destinati a Papa Leone XIV figurano una scacchiera e uno zucchetto, accompagnati da una lunga riflessione sul tempo presente, sulle fragilità dell’umanità, sul valore della pace e sulle sfide della società contemporanea.“La scacchiera rappresenta la grande scacchiera della storia”, spiega Orlandi. “È il luogo simbolico in cui si intrecciano destini, responsabilità, visioni e scelte. È l’immagine della società contemporanea, nella quale convivono forze diverse, talvolta in armonia, talvolta in tensione, ma sempre chiamate al confronto e al dialogo”.Una metafora potente, nella quale ogni pezzo assume pari dignità: dalla torre al più umile pedone. Un messaggio chiaro: nessuno è insignificante e ogni persona può contribuire alla costruzione del bene comune.La scacchiera diventa così anche simbolo di pace, armonia e riconciliazione tra i popoli, soprattutto in un tempo segnato da guerre, crisi umanitarie e profonde divisioni sociali. Un richiamo che si collega direttamente all’insegnamento della Pacem in Terris di San Giovanni XXIII, fondata sui valori della verità, della giustizia, dell’amore e della libertà.Nella riflessione di Orlandi emerge anche il legame con il suo impegno quotidiano come facilitatore digitale. “Oggi il divario digitale rappresenta una delle più grandi fratture sociali”, sottolinea. “C’è chi può accedere liberamente alla conoscenza e chi rischia invece di esserne escluso. Per questo è fondamentale lavorare affinché ogni pezzo della società possa partecipare pienamente”.Un pensiero che richiama anche il motto Humilitas del Beato Giovanni Paolo I, vissuto come guida morale nel servizio agli altri e nella costruzione di una società più inclusiva.La scacchiera richiama inoltre la necessità dell’equilibrio: come in una partita, anche nella realtà globale ogni elemento deve poter dialogare e contribuire affinché si costruisca una pace autentica fondata sulla dignità umana, sulla solidarietà e sulla giustizia. Un insegnamento che San Giovanni Paolo II ha più volte richiamato nel suo magistero, ricordando come la pace sia il frutto di un equilibrio dinamico tra verità, giustizia e fraternità.Accanto alla scacchiera, il dono dello zucchetto assume un valore altrettanto simbolico: rappresenta la missione pastorale del Santo Padre e la necessità, oggi più che mai, di una guida capace di orientare le coscienze verso il dialogo, l’incontro e la fraternità.“Questo dono vuole essere non soltanto un omaggio”, conclude Orlandi, “ma anche un auspicio: che sulla grande scacchiera della storia ogni mossa possa essere guidata da saggezza, responsabilità, giustizia e spirito di fraternità, nella speranza di una pace autentica e duratura tra tutti i popoli”.Un’esperienza intensa e profondamente significativa, che ha saputo unire il valore della comunità, il dialogo tra generazioni, la trasformazione digitale e il desiderio universale di pace.

 

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