Nei giorni scorsi il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” è stato presentato a Ceparana, nella Biblioteca comunale, alle Pianazze, nel Centro sportivo Fantasy, e a Fivizzano (MS) nel Centro Dal libro alla solidarietà. L’autore ha dialogato con Roberto Centi a Ceparana, con Federico Colombo e Aurora Minichini alle Pianazze, con Carmine Mezzacappa e Daniele Rossi a Fivizzano. Ovunque il libro ha suscitato interesse e dibattito. A Ceparana, in particolare, molto si è discusso su un aspetto del libro di Pagano, che è anche uno spaccato della storia della cultura italiana tra le due guerre, dal quale emerge quella che l’autore definisce “complessità della vita”. Il maestro di Carando fu il grande filosofo morale Piero Martinetti, uno dei dodici professori universitari che non prestò giuramento al fascismo; Carando firmò invece l’adesione al Pnf con una motivazione molto semplice: la necessità di garantirsi una presenza educativa nel mondo della scuola, ricorrendo ai valori della tradizione umanistica per far crescere coscienza morale e lievitare pensiero critico. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e alla Spezia: un pellegrinaggio, in cui esercitò una sorta di apostolato. Ovunque diede vita a “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Entrambe le scelte ebbero valore, ha detto Pagano: la scelta dell’opposizione ma anche quella della testimonianza dall’interno, per “utilizzare” la scuola contro il fascismo.
Il tema di Carando educatore è stato al centro anche nell’iniziativa alle Pianazze. E’ stato ricordato il film “L’attimo fuggente” di Peter Weir, in cui il professore John Keating, interpretato da Robin Williams, utilizza un metodo didattico che desidera aprire la mente dei ragazzi, educarli al pensiero libero e alla lotta contro il conformismo. Pagano ha convenuto sulle analogie, citando un frase che un giorno Carando disse in classe, riportata da uno studente:“Questa è la mia missione: sgombrare dal vostro cammini tutti gli ostacoli, tutti i pregiudizi che vi impediscono di ragionare con la vostra testa, di sentire la voce della propria coscienza. La vostra via dovete trovarla voi, non posso indicarvela io”. A Fivizzano, infine, al centro è stato posto il tema di Carando filosofo morale e filosofo pratico, fino alla militanza antifascista. E’ stato descritto il percorso di Carando dall’opposizione intellettuale a quella politica, all’insegna di un “comunismo morale”, non marxista, e di un antifascismo esistenziale, quasi un dato antropologico, che poi diventerà politico. Fondamentale fu l’incontro con Luigi Capriolo, tornitore torinese, il tipico esponente di una classe operaia risoluta nel non piegarsi al regime. La scelta di adesione al Partito comunista da parte di Carando e del gruppo dei suoi amici, da Ludovico Geymonat ad Antonio Giolitti, fu per la forza politica che a loro avviso più coerentemente e tenacemente combatteva “il male morale nel mondo”. Ripensare al magistero di Carando significa parlare della nostra attualità, ha detto Pagano: “Se la politica è in crisi e ha imboccato una deriva che sembra inarrestabile, è perché i suoi fondamenti prepolitici, la cultura e la morale, sono a rischio di dissolvenza. Il progetto politico del futuro sarà ovviamente molto diverso da quello dei tempi di Carando, ma non potrà che partire da quei fondamenti: l’ispirazione culturale e morale”.









