Nei prossimi giorni si terranno tre presentazioni del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”: mercoledì 17 giugno alle ore 21 a Ceparana (SP) nella Biblioteca di via Verdi, venerdì 19 giugno alle ore 18,30 alle Pianazze (SP) nel Centro sportivo Fantasy; sabato 20 giugno alle ore 18 a Fivizzano (MS) nel Centro Dal libro alla solidarietà. L’autore dialogherà con Roberto Centi a Ceparana, con Aurora Minichini alle Pianazze, con Carmine Mezzacappa e Daniele Rossi a Fivizzano.La presentazione a Ceparana è organizzata dall’Amministrazione Comunale di Bolano, quella alle Pianazze dalla Sezione Anpi Levante, quella a Fivizzano dall’associazione Dal libro alla solidarietà.Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Scrive Pagano nella Premessa: "La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando. Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.









