Diego Pezzica, 20 anni (Quinta D Itis Galilei) ricorda soprattutto i disegni dei bambini: il tratto incerto che ha tradotto su un foglio l’orrore del treno dei deportati, il cancello del campo di concentramento. “Ho pensato che quei bambini avevano la stessa età della mia nipotina, è stato doloroso”.
Lorenzo Lugari, 19 anni (Quinta Rim dello Zaccagna) ha impresso negli occhi e nella mente i capelli, le sette tonnellate di capelli degli uomini, delle donne e dei bambini, che ad Auschwitz hanno trovato la morte in maniera atroce.
Federica Valtolina, 19 anni (Quinta B Itis Galilei) ha dovuto fare i conti con il senso di colpa “per un genere umano -dice – che ha raggiunto uno dei punti più bassi della sua storia”.
Diego, Lorenzo e Federica (accompagnati dalla professoressa Simonetta Cora Simoncini) sono tre dei 500 ragazzi toscani che sono saliti del Treno della Memoria, organizzato dalla Regione Toscana: direzione Auschwitz, partenza da Santa Maria Novella e le identiche tappe delle migliaia di deportati. Per l’istituto Zaccagna Galilei i ragazzi saliti sul treno della memoria sono stati anche Jacopo Ferrucci, Agnese Viaggi, Ryan Grassi, Letizia Giunta, Alessio Chiocca e Leonardo Giannotti.
Un viaggio iniziato, il marzo scorso, con i saluti del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell’assessore alla scuola e alla cultura della memoria Alessandra Nardini che hanno sottolineato il ruolo, fondamentale degli studenti come ambasciatori stessi della memoria e come impegnati in un’opera di disseminazione. Ruolo che gli studenti porteranno avanti fino alla fine dell’anno scolastico. E non solo.
Il primo treno della memoria ripartito dopo il 2019 (il progetto è rimasto bloccato dopo la pandemia) ha avuto quindi come obiettivo un passaggio di testimone degli orrori della recente storia e gli studenti dell’istituto Zaccagna Galilei hanno avuto modo di portare la lor testimonianza a scuola e, con gli alunni del serale, dare vita a un dibattito interessante con spunti di riflessione anche su quanto sta accadendo oggi nel mondo.
“E’ stata un’emozione grandissima – racconta Diego Pezzica _ un’esperienza che tutti dovrebbero fare ma che, allo stesso tempo, non è per tutti. L’impatto emozionale è fortissimo: un nostro compagno durante la visita, ha tenuto sempre gli occhi bassi, non riusciva a guardare quello che avevamo di fronte”.
“Studiare sui libri di storia è un conto, vedere dal vivo i luoghi dove ci sono state le morti, le torture, gli esperimenti sulle persone, è un altro - aggiunge Lorenzo Lugari – ci si rende conto che ragazzi, ragazze, uomini e donne, hanno vissuto l’inferno, hanno dovuto rinunciare alla libertà. L’impatto emotivo è stato enorme”.
“Vedere quei luoghi – conclude Federica Valtolina – è stato angosciante. Ho provato vergogna per noi essere umani, per quanto di terribile siamo riusciti a compiere. Da qui deve partire il nostro ruolo di ambasciatori della memoria: queste pagine della storia devono essere un monito per il futuro”.








