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Scritto da Redazione
Cultura
15 Gennaio 2026

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La project room del mudaC | museo delle arti Carrara ospita la mostra di Giulia Nelli dal titolo Radicati alle profondità della terra, organizzata dal Comune di Carrara. L'inaugurazione si tiene il 23 gennaio alle  17 e la mostra resta aperta fino al prossimo 22 marzo.

Il progetto è stato selezionato e premiato dal bando Toscanaincontemporanea 2025 della Regione Toscana che prevede il sostegno economico ad attività che promuovono la produzione, la conoscenza e la diffusione della creatività contemporanea nel campo delle arti visive contemporanee.

Nell'ambito della mostra sono in programma due iniziative: sabato 21 marzo alle 17, l'incontro sul tema "Il coraggio di scendere all'Inferno (per ritrovarsi)" con Massimo Seriacopi, docente di Lettere e dottore di ricerca in Filologia dantesca all'Università degli Studi di Firenze; a seguire la presentazione della monografia con le installazioni di Giulia Nelli realizzate dal 2022 al 2026 edito da Vanilla edizioni. Domenica 22 marzo alle 16, Giulia Nelli condurrà il laboratorio "Cosa c'è sotto?" per bambini e famiglie.

Giulia Nelli, mediante un viaggio simbolico attraverso il bosco, rivela le fragilità nascoste della natura e dell'uomo, invitando a un rinnovato rispetto e a una ricerca interiore oltre le illusioni del controllo, sostenendo l'importanza di riscoprire le radici profonde che legano ogni persona a un territorio nei suoi diversi aspetti naturalistici, culturali ed economici, per trovare la forza di abbandonare una visione limitata ed egoistica della realtà e sviluppare relazioni genuine e solidali.

Attraverso la rappresentazione di paesaggi senza tempo, che hanno perso ogni bellezza, e di strati di sottosuolo ricchi di una vita spesso compromessa nella propria biodiversità, nei quali le radici annerite penzolato senza appiglio, le opere scelte intendono esprimere l'estrema vulnerabilità della vita come l'abbiamo conosciuta finora e la necessità di rispettarla senza sentirci per questo meno liberi. La mostra vuole anche essere un viaggio interiore, che indaga sul senso della vita e su una pressante percezione di vuoto, sostenendo l'importanza di cercare in profondità, aggirando l'ebrezza dell'evidenza, il mito della trasparenza, l'illusione del controllo. L'installazione, denominata Tra sterpi e rovi spinosi, utilizza il viaggio attraverso il bosco come metafora di un percorso nella realtà interiore e psichica dell'uomo. Il bosco, che nell'opera di Dante Alighieri diventa la "selva oscura" come un'allegoria del male e del peccato, è anche lo spazio archetipico di miti e fiabe, è terreno d'iniziazione, luogo insidioso di solitudine, dove si incontrano l'io e la natura profonda dell'uomo, l'anima, il sacro, l'ignoto e il selvaggio. Il viaggio alla scoperta di se stessi viene spesso rappresentato come un'odissea attraverso un bosco ostile, pieno di sterpi, rovi spinosi e bestie feroci, che tuttavia può rivelarsi fonte durevole di tesori, di protezione, di energia, di pace e di illuminazione.

Le opere nascono da un processo di contaminazione tra il mondo degli oggetti di consumo, nello specifico i collant femminili, e l'arte tessile, traendo dalla trama, dall'intreccio e da un materiale a elevato valore d'innovazione quale il poliammide e l'elastan un linguaggio espressivo personale improntato alla semplicità delle forme e alla matericità. Il tessuto dei collant viene smembrato, secondo una tecnica di rottura e di scomposizione cara all'arte contemporanea, e ricondotto all'elemento basilare, il filo, che viene lavorato per costruire nuovi equilibri e armonie. Il filo rappresenta la tradizione e la storia e diventa simbolo di radici, di legami e di appartenenza; allo stesso tempo è anche un mezzo attraverso il quale parlare metaforicamente delle connessioni che legano tutti gli uomini come ragnatele invisibili, nonostante l'apparente indifferenza e la difficoltà di instaurare relazioni sincere e profonde. Le opere si caratterizzano per un linguaggio improntato sul colore nero e su un calibrato contrasto tra pieni e vuoti. L'uso del nero conferisce alle opere eleganza, incisività, essenzialità e purezza formale; il suo valore simbolico, legato alla terra e alle tenebre delle profondità abissali, consente di caricare di mistero e di tensione la rappresentazione del sottosuolo, così come dell'interiorità più profonda dell'io. L'uso del nero non vuole creare atmosfere tetre in un'esaltazione delle negatività, ma intende rappresentare la naturale drammaticità insita nella vita e le paure che troppo spesso imprigionano la bellezza in nere trame di sovrastrutture e muri eretti a difesa del proprio io.

Nel testo critico di presentazione della mostra Jacqueline Ceresoli scrive: «Giulia Nelli, artista poliedrica e post-esistenzialista, non si limita a tessere opere e ambienti con tessuti acrilici in cui artificiale e naturale sono convergenti, ma con questa mostra ideata per la project room del mudaC supera il dualismo tra cultura e Natura, trasformando i suoi fili di nylon di colore nero pece in ideali sterpi e rovi, per inscenare una metaforica "selva oscura" di eco dantesco, da attraversare più che guardare, e da percepire come una dichiarazione di autoconsapevolezza di volere superare le cause e gli effetti devastanti dell'Antropocene, nel tentativo di ampliare la propria percezione del mondo reale, dove insieme allo spettatore condividere o ritrovare una umanità perduta».

Giulia Nelli, nata a Legnano nel 1992, si è laureata all'Accademia di Belle Arti di Brera e ha conseguito il Master Idea in Exhibition Design del Politecnico di Milano. È iscritta al Master in Artiterapie e Terapie Espressive dell'Università Cattolica di Milano nell'a.a. 2025/2026. All'attività artistica affianca laboratori d'arte per bambini. Ha vinto il Crown Fine Art Award (2025) e la 9° edizione del Premio Cramum (2022) e ha esposto in istituzioni nazionali e internazionali: Museo Diocesano di Brescia (2025), Artra Galleria di Milano (bipersonale, 2024), ex Carcere Sant'Agostino di Savona (2024), Museo Costume Moda Immagine di Milano (personale, 2023), Fondazione Dino Zoli di Forlì (2023), GASC-Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici di Milano (2023), Castel Belasi di Campodenno (2023), Chiesa dello Spirito Santo di Govone (personale, 2023), Linificio e Canapificio Nazionale di Villa d'Almé (2023); Spazio Archeologico Sotterraneo di Trento (2022), Fondazione Vittorio Leonesio (personale, 2022), Museo del Tessile di Busto Arsizio (2022), Museo della Permanente di Milano (2021 e 2024), Museo MISP-Museo dell'Arte del XX e XXI secolo di San Pietroburgo (2020); Palazzo Marliani Cicogna di Busto Arsizio (personale, 2020) e Musée de la Dentelle a Caudry (2019). Nel 2024 l'installazione Tra radici sopite e arida pietra è entrata a far parte della collezione Antropocene del MUSE - Museo delle Scienze di Trento (nell'ambito dell'avviso pubblico PAC2022-2023 – Piano per l'Arte Contemporanea).

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