Come la lente che i bambini usavano per ustionare un foglio di quaderno osservando il buco allargarsi mano a mano prima di prendere fuoco, così procede l'Alzheimer, sebbene più ozioso e più perfido, cancellando lento ricordi, saperi, parole. Una regressione che pare ancora più dura e implacabile se il male colpisce un intellettuale e uno scrittore che proprio le parole, nei suoi libri, ha portato al massimo livello di precisione e vividezza, catturando la complessità del nostro tempo. È questo il senso del memoir biografico Il mondo che ha fatto (La Nave di Teseo) di Roberto Ferrucci: restituire “un riepilogo autobiografico per interposta persona”, restituire la memoria delle parole con cui Daniele Del Giudice, protagonista del libro, aveva costruito il suo mondo. L'autore ne parlerà, in dialogo con Sebastiano Mondadori, sabato 28 febbraio, alle ore 17.00 presso la biblioteca comunale di Carrara, nell'ambito della quarta edizione della rassegna “Il Pensier Lib(e)ro” organizzata dall’Associazione Qulture.
Come ha scritto Tiziano Scarpa, la sorte di Daniele Del Giudice ha costernato tutti. La sua malattia ha mostrato che siamo vulnerabili anche nei nostri presìdi più intimi, dove ciò che facciamo coincide con ciò che siamo. Roberto Ferrucci ha conosciuto Del Giudice da giovane, e l’ha frequentato fino alla fine. Fra loro c’erano undici anni di differenza. Roberto è uno studente universitario, nel 1985 incontra Daniele poco più che trentenne, poco più che esordiente, in una libreria di Mestre. Da lì nasce l’amicizia che questo libro racconta. Daniele legge e postilla i primi racconti di Roberto, Roberto presenta in pubblico i libri di Daniele, Daniele affida i suoi scritti a Roberto, Roberto fa la tesi di laurea su Daniele (e su Tabucchi), Daniele salva dalle acque il portafogli di Roberto, Roberto nel suo programma su Tele Capodistria intervista Daniele, Daniele e Antonio Tabucchi fanno scherzi a Roberto, Roberto sbobina le conversazioni audio con Daniele, Daniele diventa pilota aeronautico e vola con Roberto, Roberto va a visitarlo nella casa di riposo in cui il suo amico non lo riconosce perché lui stesso non si ricorda più di essere Daniele. Questo commovente memoir dal montaggio romanzesco è scritto con il tocco delicato, coinvolto eppure con l'occhio asciutto tipico di Roberto Ferrucci. Parla di vita e di scrittura, di scrittura che dà forma alla vita, di vita che si vendica sulla scrittura.
Roberto Ferrucci è nato a Venezia (Marghera) nel 1960. Ha esordito nel 1993 con il romanzo Terra rossa. Tra il 1992 e il 1998 ha girato videoclip di Franco Battiato, Garbo e Papa nero, dei Pitura Freska. Ha inoltre collaborato con il regista Silvio Soldini per il film Pane e tulipani. Ha poi pubblicato il romanzo Cosa cambia. Nel 2022 ha pubblicato il memoir Storie che accadono, incentrato sulla figura di Tabucchi. È il traduttore italiano di Jean-Philippe Toussaint. Scrive per la Lettura del “Corriere della Sera”. Dal 2002 insegna Scrittura creativa alla facoltà di Lettere dell’Università di Padova e in Francia. Per Helvetia Editrice dirige la collana Taccuini d’autore.









