Arriva da Gino Buratti, portavoce dell'Accademia Apuana della pace un invito alla disobbedienza civile come atto contro il governo sgradito di Giorgia Meloni. Buratti tira di nuovo in ballo anche i manifestanti propal multati a Massa per aver invaso i binari e paragona le proteste, spesso tutt'altro che nonviolente, dei manifestanti contro Israele a grandi esempi di movimenti pacifici come quello di Ghandi, forse dimenticando, tuttavia, che, nella Marcia della Pace di Ghandi(vera marcia della pace senza derive volente di alcun genere) non vennero violate le leggi dell'India, a differenza di quello che fanno, proprio per loro stessa dichiarazione di intenti, i manifestanti al grido di "blocchiamo tutto", considerandosi novelli Robin Hood autorizzati a fregarsene della legge restando impuniti, perchè solo loro depositari della giustizia e schierati da quella parte giusta della storia che hanno stabilito da soli. Ecco l'invito alla disobbedienza dell'Accademia Apuana della pace: Le parole pronunciate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito alla vicenda che ha coinvolto la ONG Sea-Watch e la comandante Carola Rackete impongono una riflessione che riteniamo doverosa.Nel dibattito pubblico si tende sempre più spesso a sovrapporre concetti diversi: legalità, legittimità, giustizia.In questo clima, la disobbedienza civile viene descritta come un atto di arroganza o come una negazione dello Stato di diritto. È necessario chiarire che non è così.La disobbedienza civile è una pratica politica e morale che nasce dentro i sistemi democratici, non contro di essi.Si tratta di un atto pubblico, non violento, consapevole, con cui si viola una norma ritenuta ingiusta accettandone le conseguenze, per richiamare l'attenzione su una contraddizione tra legge positiva e principi fondamentali di giustizia.Non è una fuga dalla legge: chi pratica la disobbedienza civile si espone alla sanzione, non la evita; si assume la responsabilità delle proprie azioni davanti ai tribunali e alla società.La storia delle democrazie moderne ne è piena. Mahatma Gandhi guidò campagne di massa nonviolente contro le leggi coloniali britanniche. Martin Luther King Jr. sfidò apertamente le leggi segregazioniste negli Stati Uniti, accettando il carcere pur di affermare l'uguaglianza dei diritti. Potremmo poi ricordare l'insegnamento di don Lorenzo Milani e dei suoi alunni nell' "L'obbedienza non è più una virtù" del 1965.Senza quelle "dimostrazioni", molte conquiste civili oggi considerate ovvie non sarebbero mai esistite.Anche oggi, cittadini scelgono forme di protesta nonviolenta per richiamare l'attenzione su emergenze che la politica fatica ad affrontare.Attivisti di Ultima Generazione e di Extinction Rebellion spesso mettono in atto azioni pubbliche e simboliche per denunciare l'urgenza della crisi climatica. Si può discutere sull'efficacia o sull'opportunità di tali azioni, ma la loro scelta è dichiaratamente nonviolenta e si inserisce nella tradizione della disobbedienza civile: rendere visibile un conflitto per sollecitare una risposta democratica. Così come é avvenuto nel nostro territorio, in occasione dell'iniziativa "Blocchiamo tutto" a sostegno della Sumud Flottilla, a causa della quale alcuni cittadini di Massa sono stati oggetto di indagini, denunce penali e sanzioni amministrative.Oggi viviamo in un tempo segnato da un crescente scontro verbale, da una polarizzazione che tende a delegittimare chi dissente e da un ritorno inquietante alla logica del riarmo e della guerra come strumenti ordinari della politica internazionale. In questo contesto, la protesta pacifica e la disobbedienza civile non violenta non rappresentano una minaccia per la democrazia: rappresentano una risorsa.Quando il linguaggio si fa aggressivo, quando il conflitto rischia di scivolare sul piano fisico, quando l'orizzonte sembra orientarsi verso la militarizzazione, riaffermare la legittimità della nonviolenza e della protesta civile è un atto di responsabilità.L'Accademia Apuana della Pace ritiene che la difesa dello Stato di diritto non consista nell'esigere obbedienza cieca al potere, ma nel garantire la separazione tra i poteri, il rispetto delle decisioni della magistratura e la possibilità per i cittadini di esprimere dissenso in forme pubbliche, non violente e responsabili.La democrazia non si indebolisce quando qualcuno disobbedisce pacificamente per richiamare un principio di umanità. Si indebolisce quando il dissenso viene dipinto come un nemico da abbattere".
Invito alla disobbedienza civile dall'Accademia Apuana della Pace: "La disobbedienza civile è una pratica politica morale democratica"
Scritto da Redazione
Politica
20 Febbraio 2026
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